Note: [1] Flavia Amabile, la Stampa 25/4, Paolo Conti, Corriere della Sera 27/4, Rita Di Giovacchino, Il Messaggero 27/4; [2] Massimo Bonini, la Repubb lica 26/4; [3] Federica Angeli, Anna Maria Liguori, Repubblica 25/4; [4] Flavia Amabile, La Stampa 27/4, 28 aprile 2007
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 30 APRILE 2007
Sarà mica anche lei uno di quelli che difendono i pedofili di quel paese vicino Roma?
Si chiama Rignano Flaminio, si trova una cinquantina di chilometri a nord di Roma, negli ultimi cinque anni tanta gente, soprattutto ceti medi, ha lasciato la capitale dove gli affitti sono diventati carissimi per andare a vivere in una delle tante villette immerse nel verde. Pensi che la popolazione è passata da 5.800 a 8.200 abitanti. [1] A chi ha figli deve aver fatto piacere sapere che in paese c’è una scuola materna, la Olga Rovere, che nel ”99 è stata definita la migliore della Regione Lazio. [2]
Poveri loro
Fino allo scorso luglio nessuno aveva trovato niente da ridire. Poi alcune famiglie hanno presentato denuncia per le violenze subite da 6 bambini. [3] Una mamma ha confidato di aver avuto i primi sospetti quando ha visto la figlia che si leccava le gambe. [4] I bambini avrebbero raccontato ai genitori si strani giochi fatti a scuola: «del dito a punta», «della penna azzurra», «del tavolo», «dello scatolone», «della mamma e dei figli», «del dottore», «del lupo e dello scoiattolo». [5] Un’altra mamma ha raccontato lo sbalordimento del giorno in cui la figlia le aveva raccontato di aver male proprio lì... perché non era ancora abituata al gioco che le avevano insegnato. [6]
E poi ci son quelli contro la pena di morte...
Insospettiti, i genitori hanno deciso di fare incontrare i piccoli per vedere come si comportavano ed hanno filmato le scene in cui simulavano atti sessuali. Poi hanno portato i video ai carabinieri. [7] Sospetti terribili, ma i carabinieri di Bracciano se la sono presa comoda e ai primi di agosto, in una nota al pubblico ministero di Tivoli, hanno segnalato l’inevitabile stasi investigativa in vista dell’estate. I genitori, che avevano avuto ordine di non parlare, sono stati zitti per tre mesi finché, alle 8 del mattino del 12 ottobre, quelli del Ris hanno fatto irruzione nell’asilo in cerca di prove. [2]
E ne hanno trovate in abbondanza
Questo lo vedremo dopo, per adesso andiamo avanti con la cronaca. Da quel 12 ottobre, tutti i genitori che avevano bambini alla Rovere hanno cominciato a preoccuparsi, molti hanno portato i figli all’ospedale Bambin Gesù e al Policlinico Gemelli per verificare se avessero subito violenze. [2] Poi, martedì scorso, ci sono stati sei arresti: le maestre Silvana Magalotti, Marisa Pucci, Patrizia Del Meglio, il di lei marito Gianfranco Scancarello (autore di testi televisivi che lavora per Canale 5 e per la tv Sat2000, quella della conferenza episcopale), la bidella Cristina Lunerti, il benzinaio cingalese Kelum De Silva. [3]
Ammazzarli sarebbe troppo poco per questi pervertiti
Le accuse sono gravissime: associazione a delinquere finalizzata a commettere sottrazione di minore, sequestro di persona, violenza sessuale di gruppo, violenza sessuale su minori di anni dieci, atti osceni in luogo pubblico ecc. Prima però sarebbe bene essere sicuri che questi fatti siano veramente accaduti. I referti medici hanno dato esito negativo, tranne in un caso: sull’imene di una bambina è stato trovato un ”setto” che per ammissione dello stesso medico del Bambin Gesù può essere congenito. Gli altri sono privi di lesioni e se ci soffermiamo su quello che avrebbero subito è francamente incredibile che non avessero alcun segno. [8] Nel capitolo ”riscontri medici”, l’ordinanza d’arresto spiega che una delle presunte vittime parla malvolentieri della scuola; che un’altra ha un’infezione intestinale; un’altra ancora ha le emorroidi; una quarta ha avuto un’erezione «non congrua alla visita» quando la psicologa gli ha sollecitato i genitali; un’altra aveva disagio a parlare del suo pene perchè ”troppo rosso”. Poi l’ordinanza parla di ”gravi indizi di colpevolezza”. [9]
E ancora dicono che sono innocenti...
In effetti uno si aspetterebbe il riscontro decisivo. Invece niente. Dalle intercettazioni non è uscito nulla. Dei video che sarebbero stati registrati durante le violenze per essere poi venduti a caro prezzo non c’è per il momento traccia. [10] I magistrati, sperando di trovare almeno i soldi, hanno chiesto alle banche di comunicare tutti i movimenti sui conti correnti dei sei arrestati. Anche qui, per ora, niente. Può pure essere che i carabinieri del Ris di Parma trovino tracce nelle case degli arrestati. Che ne so, il capello di una delle presunte vittime. Perché secondo l’accusa le maestre portavano i bambini a casa loro. [9]
I bambini hanno descritto perfettamente le case dei pedofili
Insomma. Hanno detto che la cucina della Magalotti è rossa e nera, invece è grigia con il pavimento nero. [11] Le descrizioni sono del tutto discordanti: chi parla di una cucina di legno, chi di una bianca e rossa, chi ricorda pareti gialle, chi verdi. [8] Si parla di una piscina a forma di conchiglia in casa della Pucci. Peccato che la casa di Morolo in cui è stata ritrovata la piscinetta non è sua. [12] Si parla di una casetta in plastica, di quelle Chicco, col tetto rosso e le pareti bianche, nel giardino degli Scancarello. Un vicino dice che l’ha vista l’anno scorso a primavera in un cassonetto dell’immondizia. Ed è curioso che lo stesso vicino non abbia sentito le musiche che sarebbero state alzate al massimo volume per coprire le urla dei bambini seviziati. [11]
E dei testimoni che hanno visto le maestre portare a casa i bambini che mi dice? Fandonie pure quelle?
Ma lei l’ha letta l’intervista del Messaggero alla vigilessa Elisabetta Palamides? Era infuriata. Nell’ordinanza del Gip è scritto che avrebbe visto tre maestre con alcuni bambini fuori dalla scuola, ma lei ha smentito di aver mai fatto quelle dichiarazioni. Senta che ha raccontato a Rita Di Giovacchino: «Ho semplicemente risposto a una domanda dei carabinieri, si trattava dei bambini di due classi che stavano recandosi in gita scolastica con un pullman. Erano diretti a Morlupo, in un’area denominata La Fattoria, spesso meta di iniziative didattiche. E si trovavano nel piazzale dov’era parcheggiato il pullman. Nessuna delle maestre coinvolte in questa storia era presente. Una di loro, in effetti si chiama Fabiola Magalotti. Fabiola, non Silvana. un cognome molto comune, basti pensare che abbiamo ben quattro maestre Magalotti. Tre insegnano alla materna e una alle elementari e quest’ultima si chiama anche lei Silvana». Quanti bambini c’erano? «Non li ho contati, credo una cinquantina». Insomma, niente a che vedere con le presunte «fuitine» dalla scuola di tre o quatro bambini alla volta. Eppure l’episodio è riportato a conferma della tesi d’accusa. [13]
E la colf che ha visto gli Scancarello con i bambini in casa e le foto porno sul computer?
Questa donna racconta che sette anni fa, badi bene, sette anni fa, vide la maestra Patrizia Del Meglio arrivare a casa con due bambine di quattro anni, la stessa età che aveva all’epoca una figlia degli Scancarello. Quanto alle foto, non si tratta di foto oscene, ma sono semplici fotografie di bambini col grembiule, che sorridono. E sappia che Scancarello ha lavorato a molti programmi tv per bambini, Zecchino d’oro compreso. [14] Poi, la prego, non mi tiri fuori la storia dei pelouche nascosti in terrazzo: gli Scancarello hanno una figlia di undici anni, immagino che milioni di italiani si trovino in una situazione simile. Vogliamo andare avanti? Le presunte vittime non appartenevano alle classi della Del Meglio; idem per la Magalotti. I bimbi erano con la Pucci, che stava a scuola tutti i giorni dalle 9 alle 12.45. Bastava per le ”fuitine”? Per allontanarsi senza essere visti da una scuola costruita come un parallelepipedo trasparente (le classi hanno pareti di vetro)? [12]
E il benzinaio? Quello l’hanno riconosciuto?
C’è una bambina che ogni volta che lo vedeva diceva alla mamma «quello è l’uomo nero». Tenga presente che stiamo parlando di un cingalese. [15] Un padre ha raccontato che quando andava a fare benzina la bambina sorrideva e scherzava con questo ragazzo «con occhiatine e segni di intesa come fanno gli innamorati»... Queste sono le testimonianze sulla cui attendibilità il pubblico ministero non mostra dubbi. [16]
Saprà bene quello che fa, no?
Speriamo. La sensazione è che alla fine si basi tutto sulle testimonianze dei bambini. Delle quali non esiste registrazione perché, ha spiegato il consulente Marcella Battisti Fraschetti, i minori hanno opposto un deciso e netto rifiuto. Le confesso che ho difficoltà ad immaginarmi la scena e comunque non posso fare a meno di chiedermi: non potevano registrarli di nascosto? Si parla di test di Roscharch, disegno della figura umana di K. Machover, questionario Ceipa, test dell’albero di K. Koch; disegno della famiglia reale di M. Porot: basta questa roba per autorizzare un simile linciaggio pubblico? [5]
Ma insomma, se i bambini non dicono la verità, perché lo fanno?
Vede, a me va pure bene che lei mi faccia questa domanda, però quando leggo sul giornale che la stessa domanda l’avrebbe fatta il gip Elvira Tamburelli agli arrestati mi vengono i brividi. [12] Bisogna dimostrare la colpevolezza, non l’innocenza. E poi chiariamo una cosa. Non sto dicendo che i bambini, o i genitori, mentono, può pure essere che da qualche parte a Rignano sia nascosto un pedofilo, o anche più d’uno. L’importante è non condannare degli innocenti. Ha mai visto il sito internet www.falsiabusi.it? [1]
Che roba è?
Appartiene a un’associazione di stampo cattolico nata dopo il caso di don Giorgio Govoni, prete amato e apprezzato morto nel 2000 di crepacuore a causa di accuse ingiuste e infamanti, dalle quali venne completamente scagionato, purtroppo, solo dopo la morte. Vi si raccontano i casi di Brescia (2001) quando 4 scuole elementari furono travolte da uno scandalo di presunte molestie sessuali finché non si scoprì che alla base delle accuse c’erano sempre le stesse famiglie. Oppure quello di Bari (2005) dove una maestra fu arrestata e l’anno dopo il pm chiese l’archiviazione. O ancora quello di Mombercelli, provincia di Asti (2006), con due maestre della materna assolte dall’accusa di abusi perché il fatto non sussisteva. O Reggio Emilia (2007), con il pm che in aula ha fatto le sue scuse all’imputato. Al posto suo lei le avrebbe accettate? [11]