Francesco Manacorda, La Stampa 28/4/2007, 28 aprile 2007
Dal negozio di fotocopiatrici Ricoh alla periferia di Praga al consiglio delle Generali, un pezzo di storia della finanza mitteleuropea oltre che di quella italiana
Dal negozio di fotocopiatrici Ricoh alla periferia di Praga al consiglio delle Generali, un pezzo di storia della finanza mitteleuropea oltre che di quella italiana. Sembra una favola per capitalisti romantici ma invece è fatta di una montagna di titoli e di tanti contanti, la storia rapida e stellare di Petr Kellner. Il primo miliardario - vale circa 2,5 miliardi in euro - della Repubblica Ceca diventerà oggi nuovo consigliere di amministrazione delle Generali dopo l’accordo tra Trieste e la sua Ppf per una joint-venture assicurativa nell’Europa centro-orientale. In Italia il nome di Kellner era del tutto ignoto fino a ieri. Il mondo, invece, ha cominciato a conoscerlo un annetto fa - era il marzo del 2006 - quando nella classifica dei super-ricchi della rivista Forbes è apparso questo ragazzone quarantaduenne con la barba fuori ordinanza e senza cravatta, balzato da una relativa fama nazionale a un rispettabilissimo duecentoventiquattreismo posto, con accanto la dicitura «self made». E che si sia fatto da solo, sfruttando prima le privatizzazioni dell’allora Cecoslovacchia e poi - vi ricorda qualcuno? - il boom delle tv private nel suo paese non c’è alcun dubbio. Nato nel 1964 in un paese di provincia, Kellner appartiene a quella generazione che ha studiato con il mito del Partito ed è uscita dall’università con quello del Profitto. E proprio nella Cecoslovacchia del 1992, il laureato in Economia all’Università di Praga e piccolo imprenditore nel settore delle macchine per ufficio si trova davanti la grande ondata delle privatizzazioni e dei discussi «voucher», i buoni distribuiti a tutta la popolazione con l’obiettivo - fallito - che ognuno abbia la sua fettina di aziende ex pubbliche. Kellner mette gli occhi sulla Ceska pojistovna, una storica compagnia assicurativa nata addirittura nel 1827, che all’epoca non viaggia in buone acque. Rastrella voucher, ma ottiene anche fidi bancari attraverso la sua società. Con un milione di dollari di prestiti, narra la leggenda e nel giro di pochi anni mette insieme una quota del 20%. Poi è una scalata vera e propria, attraverso quello che è diventato il suo veicolo finanziario, la Ppf. Ma il vero salto di qualità, dimostrando un gran fiuto per gli affari, Kellner lo fa nel 1999, quando si inserisce con profitto nella battaglia tra i due proprietari di Tv Nova, la prima e la più grande tv commerciale ceca, nata cinque anni prima. I due sono Vladimir Zelezny, un tycoon televisivo ceco, e Ronald Lauder erede della dinastia dei cosmetici: nel 1999 Lauder cerca di vendere Tv Nova per finanziare altre sue iniziative, il socio non ci sta e dalla sera alla mattina spegne il ripetitore di Nova Tv, sposta attrezzature e personale in un’altra sede e comincia le trasmissioni per conto suo. E’ qui, mentre Lauder fa causa a Zelezny, che entra in scena Kellner: ormai ricco e conosciuto in patria l’imprenditore entra nella nuova stazione televisiva con un investimento valutato all’epoca in circa 160 milioni di dollari, diventandone il socio di maggioranza. Quando Lauder vince la sua battaglia legale contro l’ex socio e vuole rientrare in possesso della tv non gli resta che liquidare il nuovo azionista di maggioranza: 530 milioni in contanti e altri 22 milioni in azioni. Oggi Kellner, sposato e con tre figli, grande attenzione alla propria privacy è - ironizzano i giornali cechi - «l’unico uomo al mondo che è anche una conglomerata finanziaria». In effetti la sua Ppf non è esattamente una public company, visto che il 95% della capogruppo - una holding di diritto olandese - è in mano sua e l’altro 5% è del Jirí Šmejc, un altro enfant prodige della finanza ceca nato nel 1971 e laureato in matematica finanziaria. Sotto la Ppf c’è il 100% della Ceska pojistovna ma anche un paio di banche come la eBanka e la Ppf Banka, società di mutui, crediti al consumo e risparmio gestito. Un impero che Kellner vuole estendere: prima dell’accordo con Generali ha già avviato attività in Russia, Ucraina e in altre repubbliche ex sovietiche. «Le privatizzazioni attraverso i voucher - ha detto in una delle sue poche interviste - hanno dato un’opportunità a ciascuno. Alcuni l’hanno colta al meglio, altri sono andati peggio». Inutile chiedersi da che parte stia il signor Kellner, miliardario a Praga e - da oggi - consigliere a Trieste.