Mario Sensini, Corriere della Sera 27/4/2007, 27 aprile 2007
ROMA – Non fosse per l’abbronzatura, mai vista prima d’ora, quei quasi venti chili in meno, e per un servizio scorta molto più discreto, Antonio Fazio è rimasto lo stesso
ROMA – Non fosse per l’abbronzatura, mai vista prima d’ora, quei quasi venti chili in meno, e per un servizio scorta molto più discreto, Antonio Fazio è rimasto lo stesso. Tranquillo e sorridente, giovedì sera al suo rientro sulla scena pubblica dopo diciassette mesi di oblio, proprio come lo era il 18 dicembre del 2005, il giorno prima delle dimissioni da governatore della Banca d’Italia. Sereno, un ciuffo bianco un po’ più sbarazzino del solito, l’immancabile giacca di lana doppia, e una gran voglia di chiacchierare. Anche con i giornalisti che l’hanno braccato inutilmente per due anni, cercando di carpirgli una battuta sul disgraziato affare Antonveneta, e non volevano credere ai loro occhi quando, l’altra sera, se lo son visti arrivare da Babette a via Margutta, dove Andrea Pamparana, vicedirettore del Tg5, presentava il suo libro sul filosofo Abelardo. Fiorani e Ricucci, Abn Amro e Intesa San Paolo restano, naturalmente, argomenti «off-limits». Ma forse lo saranno ancora per poco, perché dopo aver discettato un’oretta su San Benedetto e l’Aquinate con gli ospiti di Marco Antonellis, animatore del Salotto Margotta, sul momento d’andar via Fazio confessa a chi lo incalza che sì, «forse», un libro su quella vicenda, la scalata dei furbetti all’Antonveneta che poi lo ha trascinato giù dal trono di Bankitalia, lo scriverà. «Vedremo», dice con un sorriso che, più che altro, sembra stia lì a ribadire la sua asserita, completa estraneità alle accuse della magistratura. «Per ora penso. E leggo, leggo molto. Roba seria, però». Quindi niente giornali, fa qualcuno. «Niente giornali», conferma Fazio, appena tornato da una settimana di viaggio in Israele, Tel Aviv e Gerusalemme. Racconta che la signora Maria Antonietta, sua segretaria per una vita, gli ha rimesso insieme tutte le sue carte, gli scritti, i discorsi»: «Un mare di roba, quaranta scatoloni, quarantacinque anni di appunti». «I primi che ho tirato fuori sono quelli di informatica e mi sono molto arrabbiato, perché non riesco più a leggere quella mia calligrafia. Studiavamo il Fortran allora...» dice Fazio congedandosi, scuotendo la testa con vero disappunto. Per il libro si vedrà, ma il primo passo è fatto. Antonio Fazio è tornato sulla scena.