Luigi Ferrarella, Corriere della Sera 27/4/2007, 27 aprile 2007
MILANO
«Manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova» che Silvio Berlusconi, da patron della Fininvest, nel marzo 1991 abbia concorso (con il suo legale Cesare Previti) a commettere uno dei due fatti di corruzione di giudici addebitatigli nel processo Sme-Ariosto: e cioè la dazione, sul conto svizzero Rowena
del giudice Renato Squillante, di 434 mila dollari (riferimento Orologio)
documentalmente bonificati al capo dei gip romani dal conto svizzero Mercier di Previti, il quale li aveva appena ricevuti dal conto svizzero Ferrido (aperto dal cassiere centrale Fininvest, Giuseppino Scabini), a sua volta alimentato dal conto Polifemo
(sempre Scabini con delega alla manager Fininvest Candia Camaggi), in origine finanziato dalla società estera extrabilancio Fininvest All Iberian.
LA FORMULA – Benché con il richiamo al secondo comma dell’articolo 530 sulle assoluzioni (comunque più ampio della vecchia «insufficienza di prove» alla quale è impropriamente assimilato), è con la formula «per non aver commesso il fatto» che ieri in Appello l’ex presidente del Consiglio e attuale capo dell’opposizione è stato assolto: nel merito, anziché (come in Tribunale il 10 dicembre 2004) solo per prescrizione dopo concessione di attenuanti generiche. Rispetto al primo grado, invece, migliora l’assoluzione che ieri la seconda Corte d’Appello ha confermato per la seconda imputazione, che dava il nome convenzionale al processo: aver concorso (con Previti e lo scomparso Pietro Barilla) a corrompere con 200 milioni nel 1988 il giudice civile Filippo Verde, estensore della sentenza che nel 1986 stoppò la cessione a De Benedetti della Sme, comparto agroalimentare dell’Iri di Prodi. Qui l’assoluzione è piena, nel merito e «perché il fatto non sussiste».
Berlusconi, per il quale l’accusa chiedeva 5 anni, ieri era il solo imputato perché da premier nel 2003, stralciato dai coimputati per i suoi «legittimi impedimenti» alle udienze iniziate nel 2000, era intervenuta la legge Schifani sull’immunità dai processi per le 5 più alte cariche dello Stato: caldeggiata da uno dei suoi avvocati- deputati e approvata dalla sua Cdl, era poi stata bocciata nel gennaio 2004 dalla Consulta come incostituzionale, ma intanto era servita a sganciare il premier dal «treno» di Previti e Squillante, condannati in Tribunale nel novembre 2003 a 5 e a 7 anni. Ripreso il suo processo, nel 2004 Berlusconi era assolto per i presunti soldi a Verde (come già Previti e Verde), e prescritto per quelli a Squillante: gli stessi poi costati a Previti e al giudice la condanna anche in appello nel dicembre 2005. A questo punto il processo d’appello a Berlusconi era stato fermato nel 2006 da una nuova legge che vietava ai pm di impugnare le assoluzioni in primo grado: promossa da un suo onorevole-legale, votata dalla sua maggioranza a fine legislatura, ma nel febbraio 2007 anch’essa bollata incostituzionale della Consulta, che ha così fatto «rivivere» l’appello di ieri. Del quale, per paradosso, proprio Berlusconi si è giovato, passando dalla prescrizione all’assoluzione.
LA CONCLUSIONE – L’esito finale arriva dopo 12 anni dall’indagine, dopo sei cambi di legge (rogatorie, falso in bilancio, patteggiamento allargato, legittimo sospetto, immunità, inappellabilità), due Cassazioni a sezioni unite per dire no al «legittimo sospetto» degli imputati sui giudici milanesi, tre pronunce alla Corte Costituzionale, una Cassazione sull’incompetenza territoriale, tre fallite ricusazioni di giudici, due azioni ministeriali (un’ispezione e un intervento sulla permanenza in collegio del giudice Brambilla), più a Brescia e Perugia due inchieste sui pm Boccassini e Colombo (poi archiviati). In attesa delle motivazioni, l’assoluzione «per non aver commesso il fatto», ritenuto dunque esistente e reato, potrebbe riverberarsi sui coimputati Squillante e Previti (che ha 6 anni definitivi per Imi-Sir e 18 mesi in appello per il lodo Mondadori). Ma nel novembre scorso la Cassazione, chiamata all’ultima parola sulle loro condanne di merito per il bonifico
Orologio, le ha annullate, stabilendo che competente per entrambi (non per Berlusconi) fosse non Milano, ma Perugia. Dove ora si dovrebbe ripartire da zero. Ma dove la prescrizione calerà in ogni caso a fine anno.