Elena Dusi, la Repubblica 27/4/2007, 27 aprile 2007
ELENA DUSI
«Il nostro personale ha lasciato l´Afghanistan» fa sapere Emergency, con un comunicato pieno di amarezza. «Mercoledì - spiegano gli uomini dell´organizzazione - alcuni funzionari di polizia afgani si sono presentati all´ospedale di Kabul, intimando allo staff internazionale presente (tre cittadini italiani, un belga e uno svizzero) di consegnare i passaporti. La consegna è stata rifiutata». La Farnesina, per precauzione, già mercoledì sera ha imbarcato i cinque su un aereo militare italiano diretto ad Abu Dhabi. E la nostra ambasciata a Kabul ha chiesto spiegazioni sul gesto della polizia sia al ministero degli Interni che a quello della Sanità afgani.
La richiesta di consegnare i passaporti è l´ultimo gradino di un´escalation innescata il 20 marzo scorso dall´arresto di Rahmatullah Hanefi, il capo dello staff dell´ospedale di Lashkar Gah che ha trattato con i Taliban durante il sequestro di Daniele Mastrogiacomo. Hanefi è finito in manette all´indomani della liberazione dell´inviato di Repubblica ed è accusato di collusione con i Taliban. Sarebbe stato lui, secondo i servizi di sicurezza afgani, a convincere i rapitori a prolungare il rapimento di Adjmal Nashkbandi, l´interprete di Mastrogiacomo decapitato il giorno di Pasqua. Con queste imputazioni, Hanefi rischia ora la pena capitale.
Lo staff internazionale di Emergency aveva già lasciato l´Afghanistan due settimane fa. I 5 uomini di cui la polizia ha tentato il sequestro dei passaporti erano tornati nei giorni scorsi solo per pagare gli stipendi ai dipendenti locali e sbrigare alcune questioni amministrative. Con la loro partenza precipitosa per Abu Dhabi, Emergency ha deciso di sospendere le attività dei tre centri chirurgici di Kabul, Lashkar Gah e Anabah, del centro di maternità del Panshir, delle 25 cliniche e posti di primo soccorso sparsi per il paese e delle 6 cliniche situate in altrettante carceri afgane. «L´impossibilità di permanenza del personale internazionale - spiega il comunicato dell´organizzazione - impedisce a questi ospedali di offrire servizi adeguati alle necessità dei pazienti». Teresa Strada, presidente di Emergency, fa sapere da Milano: «Da giorni non accettavamo più pazienti e gradualmente stavamo dimettendo quelli ricoverati. Non avevamo altra scelta».
La chiusura degli ospedali di Emergency è accompagnata da accuse pesanti del gruppo guidato da Gino Strada nei confronti dei governi di Kabul e Roma. «Siamo convinti che il governo italiano abbia volutamente trascurato i fatti che con ogni evidenza tendevano a questo esito» denuncia l´organizzazione. Che punta poi il dito contro il responsabile dei servizi di sicurezza e il presidente della repubblica afgani: «Amrullah Saleh, che ha diffuso accuse infamanti e terroristiche contro Emergency e il signor Hamid Karzai sono le sole persone da biasimare se molti bambini, madri e uomini afgani soffriranno o addirittura moriranno».
Tentando in extremis di ricucire lo strappo, il ministro degli Esteri afgano Sultan Ahmad Tahen ieri ha addolcito la posizione di Kabul: «Chiediamo a Emergency di cambiare idea e rimanere qui. Il nostro paese ha urgente bisogno di aiuto in campo sanitario». Ma all´appello il vicepresidente di Emergency Carlo Garbagnati ha risposto con un secco no: «Alle buone parole del governo afgano fanno da contraltare azioni di segno diverso. E noi le nostre decisioni le dobbiamo prendere in base ai fatti concreti, non ai discorsi». Emergency tornerà di corsa in Afghanistan, fa sapere Garbagnati, «solo se Rahmatullah sarà liberato e ci spiegheranno cosa è avvenuto l´altro ieri».
Mercoledì prossimo il ministro degli Esteri Massimo D´Alema riferirà al Senato sul caso Mastrogiacomo e sugli ultimi sviluppi delle vicende afgane, dopo essere già stato ascoltato alla Camera il 12 aprile.