Leonardo Coen, la Repubblica 27/4/2007, 27 aprile 2007
LEONARDO COEN
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA - Seppellito mercoledì Eltsin, con gli onori dovuti al primo presidente della Russia «democratica» e un funerale memorabile, Putin è tornato immediatamente protagonista della scena politica internazionale proponendo la moratoria sul trattato di disarmo in Europa «finché tutti i Paesi non lo abbiano ratificato e abbiano iniziato ad applicarlo. Se non ci saranno progressi, propongo la possibilità di uscire dall´accordo», ha detto ieri mattina nel suo discorso annuale alla nazione, polemizzando ancora una volta sullo scudo spaziale che gli americani vogliono installare in Polonia e nella Repubblica Ceca, «ossia ai nostri confini, lì dove i Paesi Nato stanno rafforzando le loro postazioni militari».
Putin ha risfoderato i toni aggressivi del 10 febbraio scorso, quando a Monaco di Baviera, in occasione della 43esima conferenza europea per la sicurezza, aveva pronunciato una spietata arringa contro l´unilateralismo Usa. Stavolta, l´uditorio è quello di casa, nell´imponente Sala dei marmi del Cremlino. I mille deputati e senatori della Duma e del Consiglio di Federazione, assieme alle più alte cariche istituzionali. Putin ha attraversato il lungo palcoscenico della Sala a passo deciso, la cartella ben stretta nella mano: per dare impressioni di concretezza e fermezza. Ma anche, del servitore dello Stato, pragmatico e inflessibile: «Per la prima volta in Europa possono spuntare elementi dell´arma strategica americana, è ovvio che tali piani degli Stati Uniti non sono esclusivamente un problema dei rapporti russo-americani ma riguardano gli interessi di tutti gli Stati europei, compresi quelli che non fanno parte della Nato. Ciò esige una discussione all´Osce (l´organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ndr.). E´ giunta l´ora di riempire l´attività dell´Osce con contenuti reali. E non cercare soltanto le pulci sullo spazio postsovietico».
Ha parlato per un´ora e 14 minuti. Lo hanno applaudito 46 volte. I russi che seguivano l´evento in diretta tv hanno avuto la sensazione di un potere compatto, unito, schierato senza remissioni dietro al capo del Cremlino. Una sola disobbedienza:
quella dei comunisti che ancora una volta non si sono alzati in piedi per onorare la memoria di Eltsin. Ma il finale è sembrato un tuffo nel passato falce e martello. Tutti, in piedi, come un sol uomo per ringraziare Putin, e per ascoltare l´inno. Eseguito in versione «sovietica», cioè senza i versi che dal 20 dicembre del 2000 lo differenziano da quello dell´Urss (la musica, infatti, è la stessa). «Questo è il mio ultimo discorso, il prossimo messaggio all´Assemblea federale ve lo farà un altro Capo dello Stato», ha avvertito il presidente Putin, «comunque non penso sia ancora opportuno dare giudizi sulla propria attività, per me è precoce intervenire con testamenti politici». Come a dire:
rispetto la Costituzione che impedisce il terzo mandato; però non mi ritiro dalla politica. Lascio al mio successore il compito, immane, di eseguire gli interventi da me decisi, sostanziali nell´economia, nell´energia (26 nuove centrali atomiche entro il 2012) nell´amministrazione, nella cultura (intitolare una Biblioteca Russa Nazionale alla memoria di Eltsin), nella sfera sociale, nelle infrastrutture pubbliche. Intanto, ecco la mia ultima sfida. L´annuncio al mondo intero, all´Europa che sta accogliendo lo scudo spaziale, alla Nato che ci assedia, alle nazioni occidentali che sobillano e pagano gli oppositori perché «a qualcuno dà fastidio che il nostro Paese vanti un´economia tra le dieci più importanti del mondo».
Insomma, un Putin a tutto tondo, duro, polemico. La mossa della moratoria sugli eserciti convenzionali in Europa, direbbero gli scacchisti, è un «gambetto» per mettere in difficoltà la Nato e la Casa Bianca, agitando lo spauracchio del riarmo e di una nuova guerra fredda: ancor più efficace nel giorno stesso in cui Condoleezza Rice si reca a Oslo per il summit Nato-Russia e crede di affrontare interlocutori più «morbidi». Macché. Putin ha capitalizzato i vantaggi politici interni che gli derivano dall´agitare lo spauracchio del nemico esterno. L´ha fatto pure ieri. Puntando l´indice contro le associazioni per i diritti umani, le ong per i diritti civili, «la dico diretta, non a tutti piace lo sviluppo stabile e progressivo del nostro Paese; c´è chi, abilmente usando la fraseologia pseudo democratica, vorrebbe far tornare un recente passato. Gli uni, per poter come prima rubare impunemente, saccheggiando i russi e il loro Stato; gli altri, invece, per privare il nostro Paese di autonomia economica e politica. Sta crescendo il flusso di denaro dall´estero che viene utilizzato per influenzare direttamente i nostri affari interni.
Nell´era del colonialismo si parlava del cosiddetto ruolo civilizzatore degli stati colonizzatori. Oggi si armano di slogan democratizzatori. L´obiettivo è lo stesso: ricavare vantaggi unilaterali per garantire i propri interessi». Per questo, dice Putin, occorre più fermezza contro gli estremismi e chi sobilla le piazze. Garry Kasparov è avvertito.