Roberto Pelucchi, La Gazzetta dello Sport 27/4/2007, 27 aprile 2007
ROBERTO PELUCCHI MILANO
Moggiopoli, l’inchiesta che ha sconvolto il calcio italiano, è come un mosaico che oggi si va a completare. Ai numerosi tasselli raccolti l’estate scorsa dalla giustizia ordinaria che hanno permesso i processi sportivi (con relative retrocessioni e penalizzazioni), se ne sono aggiunti altri nelle scorse settimane che hanno consentito ora di avere un quadro chiaro di come probabilmente (è giusto aspettare le sentenze definitive prima di emanare certezze) funzionavail meccanismo che ha permesso di condizionare i risultati durante la stagione calcistica 2004-05. Il punto debole sul quale gli accusati della grande truffa si sono sempre poggiati per sostenere la loro innocenza era: ma come poteva Moggi intervenire sul campionato con l’ausilio di un solo arbitro, De Santis? Oggi le nuove carte della Procura della Repubblica di Napoli indeboliscono parecchio questa tesi difensiva: Moggi era al vertice di «un’associazione per delinquere» che vantava tra le sue file anche otto arbitri e un guardalinee. Gli ordini arrivavano via telefonino grazie ad alcune schede svizzere. Vediamo come gli investigatori hanno ricostruito questa rete.
ECCO COME NASCE MOGGIOPOLI 2 Nel corso delle indagini effettuate per la prima parte dell’inchiesta, i carabinieri di Roma hanno sempre avuto il sospetto che i personaggi intercettati disponessero di «canali di comunicazione alternativi a quelli monitorati». In particolare, facevano riflettere i colloqui tra Moggi e i designatori arbitrali Bergamo e Pairetto. Mezze frasi, sottintesi, messaggi in codice, inviti ad «accendere» il telefono. Sì, ma quale telefono? Il 9 febbraio 2005 i militari hanno la conferma che esiste una «rete alternativa» a quella conosciuta. Dalla propria abitazione Paolo Bergamo chiama Luciano Moggi sull’utenza svizzera 41764334###. Nella conversazione si fa riferimento a una precedente telefonata non intercettata sulle utenze monitorate e i due si danno appuntamento per il mattino successivo, attraverso canali riservati. Infatti, all’indomani i telefoni tenuti sotto controllo restano muti. A questo punto gli investigatori acquisiscono i tabulati del numero internazionale di Moggi (gestore Switzerland Mobile Sunrise) nel periodo tra il 1˚gennaio e il 15 marzo 2005 e scoprono che il traffico telefonico avviene in Italia esclusivamente verso altre due utenze svizzere. Tutte intestate alla stessa persona: un ottantenne residente a Cernobbio.Si chiama Arturo De Cillis.
IL VENDITORE DI SCHEDE PORTA A MOGGIArturo De Cillis è il padre di Teodosio, titolare di un negozio di telefonia a Chiasso. Il suo nome esce sui giornali e lui decide di presentarsi dai carabinieri di Como per rendere una dichiarazione spontanea. De Cillis rivela di avere venduto quelle tre sim svizzere a Giancarlo Bertolini, osservatore della Juventus, per conto di Moggi. Il rivenditore, però, precisa che quelle non sono le uniche schede acquistate. Ce ne sono altre dello stesso gestore e alcune di Ring Mobile del Liechtenstein, queste ultime molto più vantaggiose perché non richiedono una registrazione anagrafica. De Cillis fornisce agli investigatori l’elenco delle sim vendute a Bertolini e intestate all’anziano padre. L’osservatore bianconero, davanti agli inquirenti, conferma tutto.
LE TRENTUNO SCHEDE SOSPETTE I carabinieri identificano 9 utenze Sunrise, 3 delle quali usate «verosimilmente» da Moggi, Bergamo e Pairetto, e le mettono sotto controllo. Senza successo, perché sono ormai inutilizzate dal 10 febbraio 2005, probabilmente perché considerate «non più sicure». Dall’analisi del traffico di quelle 9 sim si risale ad altre 12 schede dello stesso gestore, ma soltanto per 10 si riesce a ottenere i dati necessari ad abbinarle ai probabili utilizzatori. Dal traffico di quelle 12, però, se ne individuano altre 10 (9 svizzere e una slovena), ma soltanto per 4 si riesce a capire chi potrebbe averle usate.
LA RETE RICOSTRUITA ATTRAVERSO LE CELLEGià: ma come fanno i carabinieri a identificare con un buon margine di sicurezza chi si nasconde dietro quelle utenze «sospette»? I militari fanno tre operazioni: 1) esaminano le celle agganciate dalle utenze per individuare i luoghi frequentati dagli utilizzatori del telefono; 2) incrociano questi dati con quelli dei personaggi che si pensa possano utilizzare le schede (abitazione, luogo di lavoro, partecipazione a particolari eventi pubblici come le partite di calcio); 3) identificano le altre utenze entrate in contatto con le schede sotto controllo. Attraverso questi incroci gli investigatori riescono a stabilire «a livello indiziario» che 21 schede sono in possesso di persone coinvolte nelle indagini: 5 Moggi; 2 a testa i designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, il dirigente del Messina Fabiani e l’arbitro Racalbuto; una a testa gli arbitri Paparesta, De Santis, Pieri, Cassarà, Dattilo, Bertini, Gabriele e il guardalinee Ambrosino.
LE TELEFONATE DI PAPARESTA Gliabbinamentitranumero di telefono «riservato» e utilizzatore avvengono, quindi, allo stesso modo. Per capire meglio è il caso di prendere un caso considerato emblematico, quello di Gianluca Paparesta, abbinato all’utenza 41764329### (20 contatti in uscita e 40 in entrata tra il 15 ottobre 2004 e il 14 aprile 2005). Per associare la sim all’arbitro barese, i carabinieri fissano dei punti fermi: la via della sua abitazione, quella dello studio e quella dell’Italgreen Energy (di cui era membro del collegio sindacale), dove risultava esserci un impianto di rete fissa intestato proprio a Paparesta. Le celle più frequentemente agganciate dal 41764329### sono proprio quelle attorno a queste tre vie. Poi, in coincidenza con alcuni raduni degli arbitri a cui partecipa sicuramente anche Paparesta, l’utenza svizzera aggancia proprio la cella di via Soldani a Coverciano. Questo avviene il 21 ottobre e il 4 novembre2004. Ma quando Paparesta è assente perché impegnato in una partita internazionale (dal 25 al 27 novembre) il 41764329### dalle parti di Coverciano non viene segnalato. I carabinieri si spingono oltre e scoprono che quando il 31 ottobre Paparesta arbitra Siena-Bologna, il 41764329###aggancia la cella nel Comune di Siena, quando il 28 novembre lui dirige Messina-Fiorentina, il telefono aggancia la cella di Messina. Stesse coincidenze perBrescia-Bologna, Lecce-Reggina, Sampdoria- Siena e Atalanta- Chievo. Ma non finisce qui: in quel periodo il 41764329### entra in contatto con numerosi altri numeri di telefonia fissa o mobile, tra cui uno intestato allo stesso Gianluca Paparesta e uno intestato «a tale Domenico Paparesta». Ci sono anche ben tre diversi numeri intestati a una farmacista di Foggia, uno della divisione Affari Generali della Rai in viale Mazzini, uno della Lega Dilettanti e uno dell’Inps di Capua.
TELEFONATE: MA CHI PAGA?
Gli inquirenti sono giunti a stabilire che Moggi aveva distribuito schede considerate a provadi bomba a designatori e arbitri per poter condizionare il campionato, ma l’utilizzo «allegro» che qualcuno ne ha fatto è stato un passo falso, perché ha permesso ai carabinieri di ottenere altri elementi per associare schede a utilizzatore. Dall’analisi delle carte si scopre che con le sim svizzereBergamochiamavalamoglie; Dattilo la moglie e l’osservatore Aia di Vibo Valentia; Racalbuto un assicuratore che si occupa di infortuni degli arbitri; Fabiani uno studio legale, Telecom e un hotel di Quarto d’Altino; De Santis la moglie, l’avvocato e l’ex segretario della Can Martino. Ancora più clamoroso, per certi versi, il caso di Ambrosino, che secondo gli investigatori contattava per pochi secondi Moggi su un’utenza «non protetta» e poi, subito dopo, i telefoni «sicuri» associati al dirigente bianconero e al guardalinee entravano in contatto tra loro. Ma chi (e quanto) pagava le bollette? Di certo non gli arbitri, come ha spiegato Bergamo agli inquirenti: ho ricevuto da Moggi «un cellulare contenente una scheda di nazionalità sicuramente non italiana (...) affinché comunicassimo con tale apparecchio (...) Su indicazione di Moggi digitavo un codice numerico sulla utenza cellulare sapendo che attraverso questa semplice operazione la scheda veniva ricaricata. Ignoravo quindi quale fosse poi la persona fisica e giuridica che si accollava in quel momento la spesa effettuata per la ricarica».
SONO 106 LE PARTITE SOTTO ESAME I carabinieri riscontrano «che all’approssimarsi dei sorteggi, nonché successivamente al loro svolgimento e, ancora, in prossimità delle gare e successivamente ad esse, vi è traccia di numerosi contatti tra le varie utenze straniere (...) In particolare, emerge che in coincidenza degli eventi richiamati, risultano contemporaneamente contatti di Moggi con i designatori Bergamo e Pairetto e con gli arbitri individuati. Tra questi figurano non solo quelli designati per dirigere le gare della Juventus, ma anche altri impegnati nelle diverse gare dei campionati di serie A e B». Attraverso l’enorme traffico telefonico, compreso tra il 29 settembre 2004 e il 16 maggio 2005, finiscono sotto esame 107 partite: 79 di A, 22 di B e 6 di coppa Italia. Per ognuna di queste partite, i militari hanno fornito ai magistrati Narducci e Beatrice un prospetto dettagliato con il numero delle chiamate effettuate dai vari protagonisti.
MA NON FINISCE QUI: ALTRI INDAGATI?
Come detto, su 31 schede telefoniche «soltanto» 21 sono state associate a qualcuno, ma sulle altre 10 le indagini non sono affatto terminate. Anzi, i carabinieri ci hanno lavorato per tutto questo tempo e non è escluso che, nel frattempo, siano già riusciti a identificarne gli utilizzatori. Potrebbero presto esserci altre sorprese e altri indagati. Moggiopoli bis continua.