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 2007  aprile 26 Giovedì calendario

Il 10 giugno i cittadini dell’Umbria avrebbero dovuto partecipare a un referendum che poneva loro la seguente domanda: volete che la busta paga degli onorevoli regionali subisca un taglio del 50 per cento? Ebbene, quel referendum non si farà, quantomeno non nella data stabilita

Il 10 giugno i cittadini dell’Umbria avrebbero dovuto partecipare a un referendum che poneva loro la seguente domanda: volete che la busta paga degli onorevoli regionali subisca un taglio del 50 per cento? Ebbene, quel referendum non si farà, quantomeno non nella data stabilita. Il presidente della giunta regionale ds, Maria Rita Lorenzetti, l’ha infatti spostato all’11 novembre con la seguente motivazione: «Si teme che turbi la serenità delle concomitanti elezioni amministrative» (del 10 giugno, appunto). Al momento i 30 consiglieri (diventeranno 36 nella prossima assemblea regionale) incassano al mese 6 mila euro netti più altri 6 mila, sempre netti, legati ai gettoni di presenza. Il referendum, promosso dal Coordinamento delle liste civiche con l’appoggio dei Verdi, dei comunisti italiani e dell’Italia dei valori, vorrebbe l’abolizione dei 6 mila fissi lasciando ai rappresentanti del popolo i 6 mila variabili, cioè quelli collegati all’attività svolta. Il che avrebbe ripercussioni pesanti anche sui vitalizi: adesso, dopo un mandato di 5 anni, i consiglieri regionali, a partire dai 60 anni, hanno una pensione di 3.600 euro al mese. Questi obiettivi, però, sembrano sempre più ardui da raggiungere: i politici hanno fatto saltare il referendum già tre volte in due anni e Verdi e Pdci, nelle ultime conferenze stampa del Comitato promotore, non si son fatti vedere. Inoltre i partiti, pur di evitare la consultazione popolare, si stanno ingegnando con varie proposte di legge, ad esempio la diessina Lorenzetti avrebbe pensato di ridurre gli stipendi dei consiglieri del 10 per cento, mentre Rifondazione comunista giudicherebbe sufficiente un taglio del 5 per cento.