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 2007  aprile 26 Giovedì calendario

GIANLUCA ODDENINO

TORINO
L’originalità è sempre stato il marchio di fabbrica di Urbano Cairo, nel mondo degli affari come nel calcio, ma questa volta il presidente del Torino si è superato: la prima marcia di protesta dei tifosi organizzata dalla società e non dal suo popolo. Quasi una «rivoluzione» in un mondo granata che di marce ne ha viste tante e di tutti i tipi. Di pianto, di festa, di protesta, di pubblicità e di soccorso: sempre lanciate dai tifosi, spontaneamente e non. Questa, insomma, è la classica «prima volta»: domenica 6 maggio le strade di Torino verranno calpestate da tutti quei tifosi che avranno deciso di aderire all’appello di Cairo: «Mettiamoci in marcia per il Filadelfia, per far sentire la voce per la rinascita della nostra casa». L’idea a Cairo era nata ai primi di marzo, nei giorni duri della battaglia con il sindaco Chiamparino sulla vicenda degli stadi. Dichiarazioni infuocate, scambi di accuse e una promessa-minaccia: «Sono pronto a scendere in piazza per ottenere la parità di trattamento tra ”Delle Alpi” e ”Olimpico” e per far rinascere il Fila: sarebbe bello ripetere la celebre marcia dei 50.000 tifosi del 4 maggio 2003».
Un modello perfetto a cui ispirarsi, ma con una differenza di fondo: lì fu la gente, stimolata da un editoriale di Massimo Gramellini, a organizzarsi e scendere in piazza nel giorno del ricordo del Grande Torino. Una marcia per fare vedere il vero patrimonio del Toro attraverso i luoghi più simbolici - dal Filadelfia a Superga, passando sotto la Torre Maratona, il cippo di Meroni e piazza San Carlo - e nell’anno dell’umiliante retrocessione con Cimminelli presidente. Il successo dell’iniziativa fu totale e divenne quasi un marchio di fabbrica, replicato anche nelle tre marce organizzate nell’estate del 2005 per evitare il fallimento del club. Qualcosa fruttarono, visto il successivo arrivo di Cairo e il rilancio del Toro.
Stavolta non tutta la base sembra compatta nello sposare l’idea. Accanto agli entusiasti spunta qualche scettico. «Ne abbiamo parlato a lungo - commenta Marco Montiglio, anima del Coordinamento dei tifosi granata - e abbiamo lasciato libertà di scelta: molti di noi però non andranno, perché qualcuno sente puzza di bruciato. Già la lettera d’invito ha un tono politico difficile da digerire e poi non si è mai vista una marcia dei tifosi granata organizzata dal presidente». Il dibattito sul web è acceso: chi è pronto a percorrere al fianco di Cairo i 5 chilometri che dividono il Bar Norman di piazza Solferino (dove cent’anni fa nacque il Toro) e il Fila, chi invece non si presenterà. Urbano Cairo oggi illustrerà ufficialmente le iniziative della tre giorni di maggio (4, 5 e 6), ma ci tiene a lanciare un messaggio di unità da Felizzano, dove ieri la squadra ha vinto l’amichevole infrasettimanale per 10-0 (tris di Oguro, doppiette per De Sousa e Ogbonna, reti di Abbruscato, Cioffi e Muzzi). «Sarà una marcia pacifica per il Fila, dove mi aspetto emerga la forza del 12° uomo prima in piazza e poi allo stadio per la sfida con l’Ascoli. Questi sono giorni fondamentali per noi, tra l’obiettivo salvezza della squadra e la vicenda stadi, ma vedo grande concentrazione e determinazione per un momento di orgoglio e compattezza. Rischio di inimicarmi il Comune di Torino? Ma no, io non mi aspetto nessun boicottaggio della marcia».
Bastoni tra le ruote Chiamparino non ne metterà, ma l’appuntamento di domenica 6 maggio rischia di rappresentare un punto di non ritorno. «Cairo - commenta Renato Montabone, assessore allo Sport - non ci ha ancora detto il vero motivo della marcia. Se è per il Fila, è indietro visto che l’area risorgerà: se partecipasse alle riunioni se ne sarebbe accorto. Se è per la vicenda stadi, sbaglia di nuovo: il sindaco gli ha garantito ascolto e parità di trattamento. Se, invece, dirà che la marcia è una festa del Toro, allora mi unirò anche io. In ogni caso, più che alle marce, Cairo pensi a come costruire un Torino competitivo».

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