Francesco Manacorda, La Stampa 26/4/2007, 26 aprile 2007
FRANCESCO MANACORDA
MILANO
Il risiko delle banche europee si fa più duro: anche Royal Bank of Scotland e soci scendono in campo nella battaglia per Abn Amro. Ieri mattina la Rbs, assieme all’anglo-belga Fortis bank e alla spagnola Santander, ha annunciato una proposta per acquisire la banca olandese, offrendo 39 euro per azione: in tutto 72 miliardi di euro, il 70% in contanti e il restante 30 in azioni proprie. Una proposta - dicono le tre banche, «superiore per gli azionisti di Abn Amro» del 13% rispetto a quella presentata da Barclays. L’offerta degli inglesi, raccomandata lunedì dallo stesso consiglio Abn, vale infatti 66 miliardi di euro o 35 euro per azione, pagati tutti in titoli. Ieri pomeriggio, avuta notizia dell’operazione, Abn ha invitato i rappresentanti delle tre banche a colloqui che si sono svolti in nottata, via telefono. In Borsa il titolo della banca olandese ha guadagnato il 3,46%, Fortis ha perso l’1,71%, Rbs lo 0,75%, Santander è salito dello 0,75%.
Ora si aspetta la prossima mossa di Abn, ma nonostante il prezzo proposto dalle tre banche, è difficile che le loro intenzioni siano considerate amichevoli. L’offerta di Barclays è stata infatti già promossa dagli olandesi, che temono adesso uno «spezzatino» delle proprie attività da parte dei nuovi potenziali padroni. Anche per questo Rbs e compagni hanno spiegato che se sarà possibile cercheranno un approccio collaborativo con Abn, ma che comunque «agiranno con grande determinazione». Una sponda l’hanno già tra gli azionisti di Abn. Il combattivo fondo Tci, che da tempo predica lo smembramento di Abn, si è espresso a favore del nuovo scenario. E proprio oggi Abn va in assemblea per votare la proposta di «spezzatino» avanzata da Tci.
Attenzione, però: la «proposta» delle tre banche non è ancora un’offerta vera e propria. Perché lo diventi Rbs e gli altri due istituti chiedono che siano soddisfatte almeno due condizioni: la prima è che Abn Amro faccia retromarcia sulla vendita della banca americana LaSalle a Bank of America; la seconda è che ai potenziali acquirenti sia consentito di accedere ai conti di Abn per effettuare «in tempi molto brevi la «due diligence».
Proprio la vendita di LaSalle rischia però di essere l’aspetto più controverso dell’intera vicenda: Rijkman Groenink, il numero uno - ancora per poco - di Abn ha deciso lunedì di cedere la banca Usa spuntando l’ottimo prezzo di 21 miliardi di dollari, ma con la non celata intenzione di sottrarre proprio a Rbs il boccone più pregiato. Le intenzioni dei tre nuovi acquirenti sono già sostanzialmente note: gli scozzesi puntano sulle attività di Abn in Usa e in Asia, Fortis vuole gli sportelli nei Paesi Bassi e il risparmio gestito mentre il Santander punta al Brasile e all’Italia. Dunque, la banca LaSalle diventa cruciale per la trattativa. Tanto è vero che ieri, appena avuta notizia della proposta dei tre, Bank of America ha detto che si aspetta che il contratto «venga rispettato». Del resto anche Groenink ha messo ieri sera il caso LaSalle in primo piano spiegando che in ogni caso le tre banche dovrebbero presentare due offerte distinte: una per Abn e l’altra - separata - per la banca Usa. Che cosa succederà adesso? Possibile che Abn, dopo i contatti notturni, raccomandi ai suoi soci di non accettare l’offerta. Ma come dimostra già la presa di posizione del combattivo Tci non ci sono molte ragioni per cui gli azionisti dovrebbero rifiutare un’offerta che vale il 13% in più della precedente. Dunque non è escluso che Barclays possa essere costretta a un rilancio o che spunti un terzo gruppo di possibili acquirenti.
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