Varie, 26 aprile 2007
MAROTTA
MAROTTA Gerardo Napoli 26 aprile 1927. Avvocato. «Negli anfiteatri della Sorbonne o nelle aule dell’cole des Hautes tudes en Sciences Sociales a Parigi, nella biblioteca del Warburg Institute a Londra o nei corridoi dell’Institute Advanced Studies a Princeton, nella Freie Universitaet a Berlino o nelle sedi più diverse degli Istituti Italiani di Cultura quando si parla dell’Avvocato si pensa immediatamente all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e al suo presidente, Gerardo Marotta. Nessuna ambiguità, nessuna possibilità di confusione nei circuiti culturali. Un po’ come accadeva con l’altro Avvocato nell’universo della finanza e dell’economia. Ma, nel caso di Marotta, appare evidente che il riferimento alla sua professione assume un valore secondario: ciò che conta, nell’esperienza di quasi quattro decenni dedicati all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, è il suo impegno quotidiano nel difendere la conoscenza, l’insegnamento, la ricerca. [...] Fu agli inizi degli anni Settanta che Gerardo Marotta decise di trasformare la sua dimora di viale Calascione, a Napoli, in un punto di incontro tra grandi maestri e giovani ricercatori. Proprio nella sua preziosa biblioteca si tenevano i seminari di scienziati premi Nobel (Emilio Segrè, Ilya Prigogine, Rita Levi Montalcini, Sheldon Glashow, Max Perutz) e di tanti professori di fama internazionale (Eugenio Garin, Giovanni Pugliese Carratelli, Hans-Georg Gadamer, Norberto Bobbio, Paul Oskar Kristeller, Ernst Gombrich, Karl Popper, Paul Ricoeur). Napoli, grazie a questi importanti iniziative, cominciava a ritrovare quella centralità che più volte nel passato l’aveva vista protagonista della cultura europea. C’era bisogno di un progetto ambizioso per smuovere il Mezzogiorno d’Italia dal suo sonno secolare. E Marotta, armato di entusiasmo e di amore per la filosofia, non ha esitato a rinunciare alla sua professione di brillante avvocato, dedicando a questa impresa tutte le sue energie e le sue risorse economiche. Oggi il bilancio è impressionante. Basta leggere il rapporto dell’Unesco sullo stato della filosofia in Europa a firma di Raymond Klibansky (’L’Istituto ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone nel mondo”) o le dichiarazioni di studiosi del calibro di Irving Lavin (’L’Istituto è cosa unica, non paragonabile a nessun’altra iniziativa apparentemente analoga”) o di Hans-Georg Gadamer (’L’Istituto è un modello per tutta l’Europa”) per rendersene conto. A differenza delle Università (caratterizzate da una netta separazione tra discipline e da una paralizzante burocrazia accademica), l’Istituto si è configurato, sin dall’inizio, come un’agile palestra aperta alla ”nuova alleanza” tra i saperi, al dialogo tra le scienze della natura e le scienze dell’uomo. Migliaia di borsisti, animati esclusivamente dal gratuito desiderio di conoscere, hanno preso parte a seminari organizzati a Napoli, in piccoli paesi del Mezzogiorno (circa duecento scuole estive di alta formazione) e in tanti prestigiosi centri di ricerca in Europa, negli Stati Uniti, in Asia, in Africa. Anche l’attività editoriale, documentata da tre voluminosi tomi, copre campi di interesse che vanno dai manoscritti arabi di Timbuctù alle edizioni critiche (Bruno, Campanella, Vico, Genovesi), dai papiri di Ercolano alle traduzioni nelle lingue più lontane (cinese, giapponese, russo) dei grandi pensatori europei, da testi di fisica a saggi di medicina e di biologia. Ma c’è di più. In questi anni Marotta ha saputo ascoltare i giovani, offrendo loro una speranza e un modello pedagogico forte: solo il faticoso percorso della conoscenza può rafforzare lo spirito critico e la propria dignità. Jacques Derrida, nel ricordare il lavoro dell’Istituto, non a caso aveva scritto: ”Un giorno gli si darà ragione”. Si darà ragione all’Avvocato, al difensore della cultura e della vita civile contro la violenza e la corruzione morale, contro gli egoismi e l’indifferenza del presente» (Nuccio Ordine, ”Corriere della Sera” 26/4/2007).