Vanna Vannuccini, la Repubblica 26/4/2007, 26 aprile 2007
VANNA VANNUCCINI
Basta arrivare sulla piazza di Tajrish, la più trendy di Teheran nord, per capire che quest´anno la campagna contro le ragazze "badhejab", le malvelate, è diversa dalle rituali restrizioni sul vestiario che a ogni inizio di estate il regime tenta di imporre alle renitenti iraniane che accorciano i fuseaux fin quasi al polpaccio o stringono le camicine di seta rivelando le forme del corpo. La piazza di Tajrish è da giorni piena di donne basiji inchadorate pronte a fermare le malvestite e portarle alla prossima stazione di polizia dove saranno costrette a firmare dichiarazioni di pentimento se vogliono evitare l´arresto. Un pulmino di poliziotte è fermo in permanenza davanti a una gelateria da dove le ragazze escono leccando enormi coni multicolori. 1300 donne sono state arrestate nel primo giorno della campagna per l´hejab sabato scorso, che è stato dichiarato "Giornata nazionale del velo". Trecentocinquanta solo a Teheran.
Le recidive sono state minacciate di venire esiliate dalla capitale. Anche i maschi sono presi di mira. A loro sono state proibite le magliette a maniche corte, per non parlare dei calzoncini, perfino dei dormitori maschili delle case dello studente. Gli studenti dell´università di Shiraz hanno risposto con un´occupazione dell´ateneo che si è conclusa ieri dopo che il rettore Hadi Sadeghi ha accettato di ritirare le nuove norme restrittive (che prevedevano tra l´altro un coprifuoco interno ai dormitori a partire dalle 23 e la possibilità per i basiji di entrare nelle camere per controllare se le norme fossero applicate). Perfino il capo del potere giudiziario, l´ayatollah Shahrudi, un conservatore, ha espresso pubblicamente le proprie perplessità sul fatto che un crackdown così severo non finisca per essere controproducente.
Ma la differenza con i rituali giri di vite degli anni passati non sta solo nel numero. Sta nel tam tam propagandistico che accompagna quest´anno la campagna fermando le macchine nelle vie più frequentate e imponendo multe salate. La tv, in mano agli oltranzisti, manda in onda dei programmi ammonendo donne e uomini dal non osservatore il codice di vestiario.
Il normale cittadino iraniano, che ormai non crede più a nulla, è convinto che questa campagna non sia che l´ennesima manifestazione dello scontro di potere in corso tra le diverse fazioni della Repubblica islamica. Gli ultrafondamentalisti - dice al telefono uno studente - «a tre stelle» (così si chiamano quelli messi al bando dalle università per presunte attività politiche) scelgono i temi su cui moderati e riformatori non possono rispondere esplicitamente senza venire accusati di ledere l´interesse nazionale (vedi nucleare) o di incrinare quello che viene visto in occidente come un simbolo della rivoluzione islamica, quale è il velo. I giornali moderati criticano le azioni della polizia, dicono che invece di occuparsi dei vestiti delle ragazze farebbe meglio a lottare contro la droga e la povertà, ma l´ultrà ministro della Cultura islamica ha messo in guardia: i media che criticano la polizia non saranno tollerati a lungo. Mentre l´Ue sta per riprendere i colloqui con Teheran sul nucleare, i fondamentalisti sentono il terreno franare sotto i loro piedi. Colpi di scena, restrizioni, arresti resteranno all´ordine del giorno mentre la situazione economica sempre più pesante si rivela il vero tallone di Achille di Ahmadinejad.