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 2007  aprile 26 Giovedì calendario

Medicina convenzionale e complementare In merito all’articolo apparso sul Corriere del 19 aprile 2007 vorrei evidenziare come parlare di assenza di prove scientifiche relative alla medicina complementare voglia dire ignorare i numerosi studi clinici che negli ultimi trent’anni, a più riprese, hanno portato un notevole contributo alla dimostrazione della efficacia clinica di numerose medicine complementari e, in particolare, proprio di quelle che oggi sono messe sotto accusa: agopuntura, fitoterapia, omeopatia

Medicina convenzionale e complementare In merito all’articolo apparso sul Corriere del 19 aprile 2007 vorrei evidenziare come parlare di assenza di prove scientifiche relative alla medicina complementare voglia dire ignorare i numerosi studi clinici che negli ultimi trent’anni, a più riprese, hanno portato un notevole contributo alla dimostrazione della efficacia clinica di numerose medicine complementari e, in particolare, proprio di quelle che oggi sono messe sotto accusa: agopuntura, fitoterapia, omeopatia. Questo vuol dire che queste metodiche possono curare tutto e sostituirsi alle cure della medicina convenzionale? No. Infatti, si chiamano complementari proprio perché, di volta in volta, un medico deve valutare quando e se possono costituire una risorsa terapeutica per specifiche esigenze di un paziente. In questo senso, vale la pena di ricordare come il successo di queste medicine presso il pubblico non sia stato decretato da operazioni di lobby ma dal riconoscimento di milioni di persone che hanno trovato in queste medicine risposte efficaci per problemi di salute di fronte ai quali la medicina convenzionale si era rivelata inefficace, inattuabile o con tali e tanti effetti collaterali da obbligare il paziente a rinunciare ad essa. Il solo fatto che oltre dieci milioni di persone si curino abitualmente con queste medicine rende indispensabile il fatto che le autorità responsabili della salute si occupino di queste medicine e legiferino in materia. E’ una questione di rispetto verso il diritto di milioni di cittadini, che queste terapie hanno scelto, ad essere curati da operatori competenti in un sistema di erogazione di prestazioni certificato e di qualità. Sul fatto poi che il danaro pubblico non debba essere utilizzato per finanziare queste medicine bisogna almeno distinguere due aspetti diversi. Proprio per il fatto che il processo di dimostrazione scientifica di queste medicine non può essere considerato concluso, è indispensabile che gli amministratori promuovano, in questo settore, azioni di ricerca volte a valutare quali sono gli aspetti che possono essere di maggior utilità per il cittadino e che possono addirittura indurre risparmi di spesa per le casse dello Stato. Quanto al rimborso da parte del Ssn varrebbe la pena, di fronte ad un paziente, di lasciar perdere posizioni ideologiche e preconcette. Se non può utilizzare medicine convenzionali, se la medicina convenzionale non è in grado di curare le sue malattie, se la medicina convenzionale gli produce effetti collaterali che la medicina complementare elimina, questo paziente contribuente potrà reclamare o no la sua fetta di diritto alla salute e alla assistenza che la Costituzione gli garantisce? Prof. Emilio Minelli Vicedirettore Centro Collaborante Oms per la Medicina Tradizionale, Coordinatore didattico del Corso di Perfezionamento in Agopuntura Università di Milano