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 2007  aprile 25 Mercoledì calendario

Professor Guzzetta, lei rischia di avere Romano Prodi sulla coscienza... «Scusi, che c’entriamo noi referendari con il presidente del Consiglio?»

Professor Guzzetta, lei rischia di avere Romano Prodi sulla coscienza... «Scusi, che c’entriamo noi referendari con il presidente del Consiglio?». Per colpa vostra rischiano di andare in pezzi gli equilibri di governo... «Noi ci battiamo per farli durare, i governi. Per dare stabilità politica all’Italia. Chi usa la crisi come arma di ricatto non va cercato tra noi, ma tra quanti si oppongono al referendum». Il premier, tuttavia, di questa vostra iniziativa avrebbe fatto volentieri a meno, non crede? «Io resto a quanto Prodi aveva dichiarato in Parlamento dopo la crisi rientrata del mese scorso: il suo proposito è realizzare una democrazia governante. Sottoscrivo in pieno». Avete ricevuto dai ministri del governo Prodi sostegni che lei, personalmente, non si sarebbe aspettato? «Sì. Da Di Pietro. Nonostante sia il leader di un partito piccolo, e dunque potenzialmente minacciato dal referendum, ha manifestato in pubblico rispetto per la nostra iniziativa». Altri soccorsi inattesi? «Da Rotondi. Pure lui guida un partito piccolissimo, la Nuova Dc, eppure ha avuto il coraggio di dire che il referendum è una cosa pulita, molto meglio di soluzioni volte a favorire questo o quello». Sia sincero: chi l’ha più delusa? «Un po’ l’atteggiamento del ministro Chiti. Con il suo tentativo di modificare l’attuale legge, noi siamo stati chiari e leali. Invece da parte sua, in certi momenti, sono venute affermazioni molto sprezzanti nei nostri confronti. Mi hanno ferito». In che modo tenteranno di fermarvi? «Hanno già provato, ci riproveranno. Però il referendum, una volta messo in moto, è un congegno abbastanza ineluttabile...». Qualcuno assicura che ci penserà la Consulta a fare secchi i tre quesiti. «Chi lo dice?». Pecoraro Scanio. «Allora dovrebbe chiedere a lui... A mio avviso i quesiti sono inattaccabili in base proprio alla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale. Rispetto ad altri referendum ammessi in passato, i nostri sono molto più semplici, e di certo non possono essere definiti ”manipolativi”». Tranquillo? «Io sì». Non teme qualche possibile «inciucio» tra destra e sinistra? «Bisogna distinguere. Se il compromesso fosse su una riforma alta e nobile della legge attuale, che rafforzi il bipolarismo nell’interesse del Paese, ben venga un inciucio del genere». E se invece l’accordo tra i partiti venisse trovato su una legge gattopardesca che cerca di lasciare la situazione immutata? «Grazie al cielo, un’operazione del genere non è poi così facile. Ci sarà una comparazione tra i nostri quesiti e l’eventuale nuova legge. Toccherà alla Cassazione decidere». Mettiamo che la Cassazione vi dia torto. «Ci resterebbe pur sempre la possibilità di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Come vede, esistono strumenti giuridici di tutela. Non siamo così indifesi». Ma l’orientamento dei maggiori partiti qual è, visto dal Comitato referendario? «Abbiamo la sensazione che, proprio per la presenza del referendum, le forze politiche sappiano di dover fare una riforma presentabile al Paese. Anche perché, se non lo fosse, i costi politici si ritorcerebbero contro di loro. Credo che tutti, nelle forze maggiori, se ne siano resi ben conto».