Varie, 25 aprile 2007
Desaparecidos argentini L’ARGENTINA ALL’INIZIO DEL ”900 In seguito alla crisi del 1929, tutti i paesi europei e nordamericani adottano una politica protezionista, eliminando quasi completamente le importazioni dall’estero
Desaparecidos argentini L’ARGENTINA ALL’INIZIO DEL ”900 In seguito alla crisi del 1929, tutti i paesi europei e nordamericani adottano una politica protezionista, eliminando quasi completamente le importazioni dall’estero. Uno dei primi stati a risentire di questa situazione è l’Argentina, che basava la sua economia sulle esportazioni. Si apre il periodo ricordato come ”decade infame” che si protrarrà fino al 1943: i latifondisti, i padroni delle fabbriche e gli altri poteri forti, decisi più che mai a mantenere intatti i loro profitti nonostante la sfavorevole congiuntura internazionale, pensarono di sfruttare a fondo gli operai, che furono privati dei più elementari diritti, anche perché i sindacati erano considerati al limite della legalità. In questo periodo la democrazia resiste solo formalmente poiché, attraverso brogli elettorali e altri atti di prepotenza come la deposizione nel 1929 del presidente Hipolito Yrogoien che si oppone alla privatizzazione da parte di imprese americane dei pozzi petroliferi, i poteri forti mantengono ininterrottamente il potere. Nel 1943 alcuni reparti delle forza armate di ispirazione nazionalista prendono il potere con un colpo di stato. Tra questi, gli ufficiali del GOU (Gruppo Ufficiali Uniti) il cui leader è il colonnello Juan Domingo Peròn. Questi diventa ministro del Lavoro e del benessere sociale, iniziando una politica di redistibuzione e di concessioni alle richieste dei lavoratori (giornata lavorativa di otto ore, istituzione della sanità pubblica, istituzione della Confederazione Generale del Lavoro - CGT). Nei due anni in cui è ministro del Lavoro, ottiene un forte appoggio da parte dei lavoratori accrescendo il proprio prestigio personale tanto che nel 1944 diventa ministro della Guerra e Vicepresidente. Quando ordina l’esproprio di una parte delle terre ai latifondisti per consegnarle ai piccoli contadini, in coincidenza con la fine della Seconda guerra mondiale, la pressione dei latifondisti sul presidente Farrel porta all’allontanamento di Peròn da tutti i suoi incarichi e al suo successivo arresto. Il 17 ottobre 1945 un’enorme manifestazione popolare (1.000.000 persone accorsero a Plaza de Mayo, davanti alla casa presidenziale, la Casa Rosada) fa sì che il colonnello venga rilasciato e che per il febbraio dell’anno successivo si svolgano libere elezioni. Il partito laburista guidato dal colonnello Peròn sbaraglia la concorrenza conquistando il 52% delle preferenze. 1955: Peròn è al suo secondo mandato. Approfittando del periodo di difficoltà che stava affrontando il Paese in seguito alla ricostruzione delle industrie europee, i poteri forti e i reparti conservatori delle forze armate decidono che è finita l’era Peròn, e promuovono un colpo di stato realizzato dalla marina militare attraverso un massiccio bombardamento su Buenos Aires. Il primo presidente del dopo Peròn, il sanguinario Aramburu, si affretta a smantellare la legislazione sindacale, all’epoca la più evoluta del mondo e consente agli imprenditori stranieri di privatizzare i servizi pubblici e le industrie. Il clima è teso: sono gli anni degli attentati della resistenza peronista, dei tentativi di golpe da parte dei settori più nazionalisti dell’esercito (tentativo di colpo di stato nel 1956) e di instabilità politica. In breve tempo si susseguono diversi capi di governo: Lonardi, Aramburu, Frondizi, J.M. Guido, Illia, Juan Carlos Ongania (il generale che compie il golpe della cosiddetta Rivoluzione Argentina nel 1966). Ci sarà anche il ritorno di Peròn, alla cui morte succederà la terza moglie Isabela. Nel giugno 1975 l’economia è in grave crisi e nel febbraio 1976 l’inflazione raggiunge il 360 per cento: il peso che valeva 120 lire nel 1973 era arrivato a 10 lire. In questo scenario le organizzazioni terroristiche dell’Esercito rivoluzionario del Popolo (comunisti) e dei Montoneros (peronisti) godono di appoggio popolare. Nella prima metà degli anni Settanta le organizzazioni guerrigliere si autofinanziano con rapine e sequestri e compiono azioni militari. LA DITTATURA MILITARE Il 24 marzo del 1976 le Forze Armate (precisamente i generali Massera per la Marina, Agosti per l’aeronautica e Videla per l’esercito) rovesciano il governo di Isabelita Peròn instaurando la dittatura militare. L’obiettivo dichiarato dei golpisti è quello di sterminare la guerriglia terroristica, riordinare l’economia e disciplinare la società. Appena giunta al potere, la giunta militare dichiara lo stato d’assedio, scioglie il parlamento, abolisce le organizzazioni sindacali e studentesche, chiude i giornali. Per inciso, proprio in quel periodo la politica di neoliberismo estremo apre le porte a capitali e prodotti stranieri a scapito della sofferente industria locale. Per colmare il deficit statale l’Argentina inizia a chiedere prestiti al Fondo Monetario Internazionale, controllato dal G7, iniziando a mettere le basi per quello che diventerà negli anni Novanta uno dei più grandi debiti esteri del mondo che porterà nel 2001 alla bancarotta dello Stato. Se in campo economico il governo militare non fa che acuire la situazione già tragica, è la lotta alla guerriglia (la ”Guerra sporca”, in spagnolo: ”Guerra sucia”) ad avere l’epilogo più tragico con la sparizione di più di 30.000 persone, l’appropriazione illegale di centinaia di figli di desaparecidos, la detenzione di migliaia di attivisti politici e l’esilio di circa 1.500.000 persone. I numeri sono ancor più significativi se si pensa al fatto che i guerriglieri contro cui la dittatura diceva di voler combattere non erano più di 2.000. DESAPARECIDOS Desaparecido viene dal verbo spagnolo desaparecer (sparire) e significa ”che è stato fatto scomparire”. La desapariciòn di persone ritenute nemiche dello Stato inizia già dal 1974 con il governo costituzionale di Isabel Peròn, che si serviva dell’organizzazione paramilitare Triplice A (Alleanza Anticomunista Argentina), voluta da Lopez Rega. Sarà però a partire dal giorno del golpe, il 24 marzo 1976, che i sequestri e le desapariciònes saranno attuati in forma sistematica e organizzata. Per i sequestri, che possono avvenire anche in pieno giorno e in luoghi pubblici, si usa quasi sempre lo stesso tipo di auto: una Ford Falcon senza targa. Gli oppositori sono sequestrati a casa loro, a scuola o sul luogo di lavoro da una squadra di militari in borghese. Il sequestrato è incappucciato e gettato nell’auto. Viene portato in uno dei 340 campi di detenzione clandestina, gestiti da esercito e marina militare, che hanno stabilito di dividersi i compiti: della sinistra marxista si occupa l’esercito, mentre la marina si occupa della sinistra peronista e dei montoneros, rinchiusi in campi di detenzione più piccoli, come il famigerato ”Olimpo” che dà titolo al film di Marco Bechis, Garage Olimpo. Il campo di concentramento più grande è il Campo de Mayo, una caserma enorme gestita dall’esercito: qui si dice siano stati conservati i corpi imbalsamati di tre capi guerriglieri, con i loro abiti e le armi originali. Poi, la tortura. Lo strumento usato è la ”picana elettrica”, uno strumento simile a un bastone, con due elettrodi su un’estremità usati per bruciare la pelle e la carne. Gli elettrodi vanno poggiati sulle parti più sensibili: seni, gengive, occhi, vagina, testicoli, pene. Le torture continuano per mesi, poi i prigionieri sono uccisi oppure li si lascia morire senza assistenza medica. I corpi vengono sepolti in fosse comuni, bruciati o mutilati per evitare il riconoscimento; centinaia sono anche i prigionieri narcotizzati e gettati in mare vivi dagli aerei militari. La maggior parte dei desaparecidos è composta da uomini d’età compresa tra 21 e 25 anni. Soprattutto operai (29%), ma anche tanti studenti (21%), impiegati (18%), professionisti vari (11%). Gli italoargentini scomparsi sono più di 500. In totale le donne costituiscono il 30% dei sequestrati, e di queste il 3% è incinta. Quest’ultimo numero richiama un aspetto particolarmente doloroso delle desapariciònes: si lascia che le donne incinte portino a termine la gravidanza, si fanno partorire (senza cure, solitamente sul pavimento delle celle o su tavolacci luridi), quindi si danno in adozione i loro figli. Oppure, se irrompendo nelle case, i sequestratori trovano bimbi, li portano via, li separano dai genitori e li fanno adottare (quando non li vendono) ad altre famiglie che hanno il compito di ”salvarli”. Si stima siano circa 500 i bambini illegalmente adottati negli anni della dittatura. L’associazione delle ”Abuelas de Plaza de Mayo” (nonne di piazza di Maggio) si occupa da 25 anni di rintracciare i bambini sequestrati e sottratti alle loro madri. Gli adolescenti desaparecidos sono circa 250, di età compresa tra 13 e 18 anni. Furono sequestrati nelle loro case, per strada o all’uscita da scuola, spesso per far pressione sui loro genitori, dato che i rapitori li torturano davanti ai loro occhi. GIUSTIZIA Trenta anni fa, il 30 aprile 1977 qualcuno comincia a denunciare le sparizioni: sono le Madres de Plaza de Mayo che hanno il coraggio di affrontare nella piazza di Buenos Aires, dove ha sede il palazzo presidenziale, gli assassini della giunta militare. Già nel 1978 sono diverse centinaia e sfilano in marcia silenziosa, al collo un fazzoletto bianco che reca inciso il nome del figlio scomparso. Alle prime manifestazioni vengono fermate dai militari, che sparano loro addosso e sequestrano e la prima presidente delle Madri, Azucena Villaflor Vicenti. Tuttavia l’eco internazionale sollevato da questa associazione ha fatto sì che i dittatori sono stati costretti a tollerale. Dal 1977, ogni giovedì, si ritrovano in Plaza de Mayo con i loro foulard bianchi per continuare le rondas intorno al monumento e per chiedere la giustizia. Alla fine degli anni Settanta il fallimento della dittatura è sotto gli occhi di tutti e il generale Videla lascia il potere al generale Viola al quale in breve succede il generale Galtieri che nel 1982, in un disperato tentativo di prolungare il potere, decide di occupare le isole Malvinas (Falkland) situate sulla piattaforma oceanica argentina, ma inglesi da 150 anni. L’esercito della Thatcher non ha difficoltà a vincere la guerra. Dopo di ciò, Galtieri è destituito in favore di Bignone. In questa ultima fase la dittatura pone le basi per il suo epilogo: i militari preoccupati per le conseguenze dei loro atti criminali eliminano gli archivi della repressione clandestina. Bignone promulga la legge dell’autoamnistia: essendosi trovato il paese in una guerra civile, nessun crimine avrebbe potuto essere giudicato dagli organi giudiziari, perché nessuno può condannare un soldato che durante una battaglia uccide il proprio nemico. Il 30 ottobre 1983 si svolgono elezioni democratiche. Nel dicembre 1983 il presidente Raul Alfonsìn promuove la Commissione Nazionale Persone Scomparse, incaricata di indagare sui crimini della dittatura. Annulla la legge dell’autoamnistia e ordina di processare la giunta militare che ha tenuto il potere dal 1976 al 1983: Videla e Massera sono condannati all’ergastolo. Tuttavia grazie alle pressioni militari nel 1986 viene promulgata dal parlamento la legge del Punto Final, grazie alla quale vengono estinti tutti i reati commessi da militari e poliziotti non ancora incriminati fino a quel momento. Un sollevamento militare guidato dal colonnello Aldo Rico, nell’aprile del 1987, porta il governo Alfonsìn a promulgare la ley de la obediencia debida (legge dell’obbedienza dovuta) che perdona i crimini di tutti i sottoposti che avrebbero agito per obbedire a degli ordini superiori. Nel dicembre 1990 il presidente Carlos Menem decreta l’indulto per i pochi militari ancora detenuti nelle carceri argentine giustificando questo atto infame con la necessità di voltare pagina e dimenticare una volta per tutte gli orrori del passato. Tra gli altri, tornano in libertà Videla, Massera e Viola. Una sentenza argentina del 25/4/2007 cancella l’indulto concesso da Menem a Videla e Massera. Gli unici crimini che non godono dell’impuntà restano quelli per la desapariciòn dei neonati e che nel 1998 porteranno in carcere 82 militari, alcuni dei quali resteranno agli arresti domiciliari per l’età avanzata. Il 24 marzo 2004, con una solenne cerimonia, il presidente Nestor Kirchner chiede perdono per le atrocità commesse dallo Stato nella decade della dittatura. Il 13 gennaio 2007 Isabelita Peron è arrestata in Spagna per la morte di un giovane desaparecido. L’Italia è stato il primo Paese ad avviare azioni legali contro la giunta militare. Perciò il 6 giugno 2000, a Roma, nell’aula bunker di Rebibbia, la seconda sezione della Corte d’Assise condanna all’ergastolo i generali dell’esercito Argentino Suarez Mason (morto nel 2005) e Riveros. Lo scorso 14 marzo, la stessa seconda sezione ha inflitto l’ergastolo a cinque ufficiali della Marina Argentina: Jorge Acosta, conosciuto per la sua ferocia come ”El Tigre”; Alfredo Astiz, già condannato a Parigi per il sequestro e l’assassinio di due suore francesi; Jorge Vildoza, Antonio Vanek ed Hector Febres. ALTRO A Roma fino al 31 maggio nella Casa della Memoria e della Storia ospita la mostra fotografica Spazi (des)aparecidos di Giorgio Palmera.