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 2007  aprile 25 Mercoledì calendario

Da Novara a Enna, a Bergamo come nel Molise, il postino non passa più. Nei depositi si accumulano tonnellate di corrispondenza e la gente protesta

Da Novara a Enna, a Bergamo come nel Molise, il postino non passa più. Nei depositi si accumulano tonnellate di corrispondenza e la gente protesta. Letteralmente infuriata, perché il disservizio a volte li obbliga anche a pagare multe salate su bollette e utenze ricevute fuori tempo massimo. Un sindaco è arrivato a tappezzare la città di manifesti contro le Poste, a Bolzano invece propongono la secessione. Ora le Poste corrono ai ripari e annunciano correzioni e nuove assunzioni. «Il nostro piano - spiega il responsabile delle relazioni industriali delle Poste, Ruggero Parrotto - prevede 2 mila nuovi posti, e in gran parte saranno destinati ai servizi di recapito». La riorganizzazione del recapito postale, avviata in via sperimentale a metà febbraio e poi via via estesa sino a toccare per ora circa un terzo della rete, fatica ad ingranare. Faticano a decollare sia i 900 nuovi centri di smistamento sia le nuove zone «allargate». Da 40 mila zone di recapito a regime si scenderà infatti a quota 38 mila ed il «recapito universale» (indirizzato soprattutto a negozi e abitazioni private) verrà completamente separato da quello «dedicato» o ad alto traffico (condomini con più di 20 appartamenti, uffici, professionisti nelle zone di città e nelle aree metropolitane) per il quale saranno create circa 1000 nuove zone. Altre 300 serviranno al decollo della terza articolazione che compone la nuova «Rete unica di recapito», quella delle «Consegne speciali» su appuntamento. Che è un po’ la nuova frontiera del business delle Poste. Rivoluzione Sarmi La rivoluzione, studiata a lungo dalla squadra guidata dall’ad Massimo Sarmi e accompagnata da importanti investimenti in tecnologie, logistica e formazione, doveva servire a snellire le operazioni, migliorare la qualità del servizio e dei tempi di consegna e a sviluppare nuovi servizi in vista della liberalizzazione del 2009. In realtà fino ad oggi ha prodotto per lo più lamentele. I sindacati del settore, già a metà mese, parlavano di «enormi problemi» e denunciavano la «notevolissima distanza della percezione della loro gravità da parte dell’azienda». «Con una rete vecchia di 14 anni una certa asperità era nelle cose: non si poteva non mettere in conto - spiega Parrotto -. Ma l’esperienza fatta sino ad ora ci conferma che rispetto alla prima fase del piano i giorni ”di sofferenza” si sono via via ridotti, passando dai 10 iniziali a meno della metà». Dopo l’allarme lanciato la scorsa settimana dal «Comitato monitoraggio» ieri pomeriggio azienda e sindacati si sono ritrovati per fare il punto della situazione. «Serve uno stop - spiegava prima dell’incontro Mario Petitto, segretario generale Slp Cisl -. Occorre ripensare tutta l’organizzazione». Richiesta di fatto accolta dalle Poste che ieri si sono impegnate ad approfondire nei prossimi giorni sia il funzionamento del «Recapito dedicato», sia la situazione degli organici. Assicurando che il piano delle nuove assunzioni, dopo le 400 unità già entrate in servizio, procederà in maniera spedita. «Abbiamo trovato una quadra - commentava a fine giornata Parrotto -. Coi sindacati ci siamo dati appuntamento al massimo tra una decina di giorni per proseguire il confronto». Scioperi e proteste La situazione, nelle zone dove è partita la riorganizzazione, nel giro di un mese dovrebbe insomma tornare normale. Intanto però protestano i lavoratori, che in queste settimane hanno moltiplicato sia gli scioperi degli straordinari (a Ferrara, Livorno e in Trentino) sia le vertenze di lavoro (in Veneto, Friuli, Liguria, Lazio e Molise); e protestano gli utenti. A Torino, che col resto del Piemonte è una delle aree di maggior disagio, soprattutto nelle zone della precollina lettere e giornali arrivano a singhiozzo. A Bergamo, dove lo scorso mese si sono fermati per sciopero tutti e 1500 i dipendenti delle Poste, il prefetto ha convocato sindaci e presidenti delle comunità montane chiedendo alle Poste di rimediare ai disservizi. In tutta la Lombardia, dove il piano ha tagliato ben 430 zone, mancano almeno 350 addetti agli sportelli ed in contemporanea - denunciano i sindacati - si registrano carenze nella logistica e nel recapito a causa di trasferimenti, turn over ed esodi incentivati. Nel bresciano sono stati istituti tre nuovi centri di smistamento, ma a Carpenedolo e a Borgosatollo mancano i casellari e la corrispondenza arriva tardi e non divisa per zone. A Rivoltella cassette e corrispondenza ostruiscono le vie di fuga. Le gabbie con la corrispondenza sono troppo grandi per passare dall’unica porta di ingresso e per questo vengono lasciate all’esterno. Anche di notte. La secessione di Bolzano A Bolzano l’hanno messa giù veramente dura. Il presidente della Provincia Luis Durnwalder ha incontrato il presidente delle Poste Vittorio Mincato denunciando «lamentele, ritardi, problemi di smistamento e distribuzione e carenze di personale». A breve Durnwalder si augura un aumento del personale in servizio, contando di riuscire almeno a tamponare le falle, ma per il medio periodo ha già annunciato di voler avviare una trattativa per trasferire alla Provincia le competenze sulla raccolta e la distribuzione della Posta in Alto Adige. A Novara, nel Lazio, in molte aree del Mezzogiorno, in decine e decine di comuni montani la posta non arriva più oppure viene recapitata a singhiozzo. Nel Lazio protestano gli 11 comuni della Valle dell’Aniene mentre a a Novoli, in provincia di Lecce, il sindaco ha tappezzato la città di manifesti con cui accusa le Poste di aver provocato l’interruzione di un servizio pubblico. Emergenza Sicilia Anche la Sicilia è una polveriera. Secondo la Cisl nei centri di smistamento di Palermo, complice la campagna elettorale ed il taglio di 62 zone su 352, ci sarebbero ben 21 tonnellate di posta da consegnare, 12 solo al centro meccanografico di via La Malfa. La direzione provinciale Pt si difende sostenendo che le tonnellate in giacenza sono «solo» 5 e chiede di pazientare. «Quintali di Posta ferma, compresi avvisi, certificati e modelli 730» anche a Enna, disservizi a Catania e Messina, dove nel ridisegnare le zone l’azienda si è dimenticata di considerare colline, valli e torrenti rendendo impossibile l’espletamento dei servizi. Nella piccola Floridia, in provincia di Siracusa, un gruppo di cittadini ha invece deciso di rivolgersi direttamente all’avvocato. In molti, complice anche la scomparsa della bollatura che riportava la data di spedizione delle bollette, hanno infatti rischiato il distacco di luce e telefono. paolo.baroni@lastampa.it