Giuseppe Videtti, la Repubblica 25/4/2007, 25 aprile 2007
DAL NOSTRO INVIATO
BUENOS AIRES - C´è qualcosa che gli argentini non hanno mai perdonato a Piazzolla. Di aver sconvolto le regole del tango? Di aspirare alla grandezza di Bach e Mahler? Di aver strizzato l´occhio al jazz e alla musica commerciale? Di non esserci stato durante il golpe del 1976? Per essere stato l´ambasciatore del nuevo tango nel mondo, Astor Piazzolla (1921-1992) è davvero poco presente in questa modernissima Buenos Aires. Anche se El Ateneo, ex teatro Gran Splendid che ospitò Carlos Gardel trasformato nel più grande negozio di dischi e di libri della città, ha finalmente in mostra una più ricca selezione di cd del leggendario bandoneonista di "Libertango". Tra l´immenso repertorio di incisioni effettuate all´estero, moltissime in Italia, sempre accolte con una certa diffidenza dagli argentini, sono rispuntate le storiche registrazioni per la Rca Victor negli anni trascorsi a Buenos Aires del periodo 1961-1982. Con un vistoso buco di dieci anni tra le incisioni con il gruppo Conjunto 9 (i due volumi di "Musica popular contemporanea de la ciudad de Buenos Aires") e il ritorno in grande stile al Teatro Regina nell´82, dove tenne uno storico concerto con Roberto Goyeneche, uno dei più venerati cantori della storia del tango. Dischi inediti per il mercato europeo e mai prima ristampati in cd.
Ora quel tesoro, neanche tanto piccolo se si pensa che si tratta di tredici cd di uno dei più geniali compositori dei Novecento, saranno disponibili anche in Italia (ed. Sony/Bmg), paese che ha sempre nutrito un interesse particolare per il repertorio di Piazzolla e dei suoi derivati (alcune composizioni dell´artista hanno dominato le classifiche recenti nelle riedizioni dei Gotan Project). Con molti inediti, come "Jeanne y Paul", composta e mai utilizzata per la colonna sonora di "Ultimo tango a Parigi" di Bertolucci, che poi optò per le musiche di Gato Barbieri (il brano finì in "Cadaveri eccellenti" di Francesco Rosi).
Tanta gloria nel mondo, ma al cimitero della Chacarita, dove riposano Gardel e gli altri campioni di un secolo di tango - Anibal Troilo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese - di Piazzolla, che è morto a Buenos Aires il 4 luglio di quindici anni fa, non vi è traccia. Eppure fu lui a traghettare il tango dentro una nuova era. Ci riuscì manifestando tutti i sintomi del genio, a costo di sembrare folle, irrispettoso, ribelle. Allora perché non c´è neanche una sua immagine nella galleria fotografica della Casa del Tango di Guardia Vieja, nel quartiere di Almagro, dove i musicisti della nuova generazione ancora dibattono su una musica che ha più di cent´anni sotto lo sguardo austero di Edmundo Rivero, il più erudito cantante del dopo Gardel?
In una delle ultime interviste, tre anni prima della morte, Piazzolla ancora non la smetteva di provocare l´accademia: «La tradizione è rimasta viva fino al 1955, quando Buenos Aires era una città dove il tango si indossava, si camminava a passo di tango, si respirava il profumo del tango. Oggi no, oggi si respira profumo di rock e di punk. Il tango di oggi è solo un´imitazione nostalgica e annoiata dell´epoca d´oro». Non aveva torto, l´ondata rock che invase l´Argentina dopo il ritorno alla democrazia, nel 1983, fece passare in secondo piano l´interesse per la musica delle radici. A Buenos Aires dicono che il brusco risveglio c´è stato il 31 dicembre del 2004, quando, nel corso di un indiavolato concerto del gruppo rock Los Callejeros nel locale República Cromañón, 194 ragazzi persero la vita e altri 500 rimasero gravemente feriti (l´episodio creò una crisi di governo che culminò con la destituzione del primo cittadino, Aníbal Ibarra). «Il giorno il cui la musica è morta», titolarono i giornali, parafrasando quel che avevano scritto gli americani il giorno in cui l´aereo che trasportava Buddy Holly si schiantò al suolo. In realtà era il giorno in cui il tango risorgeva. Piazzolla non ha fatto in tempo a godere di questa entusiasmante rinascita che oggi anima Buenos Aires. Misteriosamente e ingiustamente escluso proprio perché in cinquant´anni di carriera, di viaggi, di studi e di contaminazioni aveva coinvolto nella musica popolare troppi "corpi estranei".
Oggi i giovani artisti preferiscono ripartire dalla tradizione pura, ignorando quel nuevo tango che a livello internazionale ha creato magnifiche derivazioni musicali. Piazzolla, con una punta di polemica, aveva previsto la reazione che si sarebbe scatenata dopo la furia del rock: «I presidenti cambiano, cambiano i vescovi, i calciatori, ogni cosa cambia, ma non il tango. Il tango è intoccabile: vecchio, noioso, ripetitivo. A Buenos Aires lo vogliono così».
Il segno forte della sua inquietud è tracciato in questo 13 dischi che elevano il tango al rango di musica classica contemporanea. L´artista contestava il fatto che il suo interesse per il jazz e le varie forme di musica colta gli avessero spalancato le porte dell´Europa: «All´estero piace, al contrario, il fatto che la mia musica sia molto "porteña", cioè legata alla città di Buenos Aires, perché come Villa-Lobos è al cento per cento brasiliano io sono al cento per cento argentino».
Nessuno, tra i nuovi eroi del tango, è così stolto da disconoscere la grandezza di Piazzolla, ma tutti hanno sempre qualche riserva quando si parla del bandoneonista come del numero uno della musica argentina. Martin Vazquez, 37enne chitarrista dell´Orquesta El Arranque, confessa che, nel suo viaggio a ritroso attraverso la storia musicale del suo paese, non si era accorto della grandezza del maestro finché non ha ascoltato le sue incisioni del ”44 con Anibal Troilo: «Piazzolla diceva, non mi taglio le vene per i Beatles. Io dico, non mi taglio le vene per Piazzolla. Quelli della mia generazione hanno imparato a scrivere con il rock». Dice il violinista Ramiro Gallo, 40 anni: «Chi ha ascoltato solo Piazzolla, ha una conoscenza superficiale del tango. Sarebbe folle imitarne lo stile, che è unico. più saggio, per i giovani musicisti, seguirne l´ardimentoso percorso che lo ha trasformato in una icona della musica contemporanea».
Di Astor Piazzolla non vi è traccia nel Pantéon Sadaic, dove riposano i mostri sacri come il suo amico Goyeneche. Nessuno a Buenos Aires sa dov´è la sua tomba. I familiari, certo in polemica con l´accademia del tango, l´hanno mimetizzata nell´immenso prato del Jardin de Paz, un cimitero sulla Ruta Panamericana, fuori città. Non a torto: Piazzolla è sì il numero uno del tango, ma soprattutto un grande compositore contemporaneo.