Varie, 25 aprile 2007
BIGNAMI Giovanni Fabrizio
BIGNAMI Giovanni Fabrizio Desio (Milano) 10 aprile 1944. Astrofisico. Già direttore dell’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, dall’agosto 2011 presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica • «Dobbiamo tornare a crederci, nello spazio, come Werner von Braun, quando guidò il Programma Apollo [...] Oggi si dubita della necessità di esplorare lo spazio per lo stesso motivo per cui non si riuscirebbe più a costruire la metropolitana di New York o a rifare il Cern di Ginevra, il più grande laboratorio di fisica del mondo. Mancano gli uomini dotati di visione [...] il nuovo von Braun? Non c’è. L’unico, quello vero, viveva in un’era di picco tecnologico in cui il budget della Nasa equivaleva al 4% del pil Usa e lui si prendeva rischi oggi impensabili. È un miracolo che le sei missioni sulla Luna non abbiano fatto neanche un morto. Eppure le possibilità di successo erano intorno al 50%. Quando, invece, sono esplosi due shuttle è stato diverso: due tragedie su 110 voli sono bastate a stoppare il programma [...] C’è la necessità di costruire una scala di valori, che esiste se la gente diventa meno ignorante. Bisogna spiegare, per esempio, perché è importante conoscere l’età dell’Universo, circa 13.7 miliardi di anni. È un avanzamento paragonabile a quello ottenuto con la decifrazione del Genoma: fa sì che il nostro posto nel mondo diventi più chiaro e questo progresso del sapere è destinato a una continua accelerazione [...] Mi spiego con un’analogia logaritmica: per 4 mila anni l’uomo ha osservato il cielo a occhio nudo, poi è arrivato Galileo e per 400 anni c’è stata l’era dei telescopi. Ora da pochi decenni guardiamo le stelle dallo spazio e in 40 anni abbiamo accumulato più dati di quanti ne avessimoraccolti nei 4 secoli precedenti e quei 4 secoli ne hanno ottenuti più degli altri 4 mila. Questa è l’accelerazione che porta nel futuro [...] a che cosa serve esplorare lo spazio nel XXI secolo? A conoscere l’Universo e il Sistema Solare, oltre a capire il nostro ruolo nel cosmo. Serve a fare astronomia dallo spazio, alle telecomunicazioni e ai sistemi di guida Gps, Galileo, Glonass: nel 2005 la Russia ha lanciato più satelliti di chiunque altro e la Cina ne prevede 100 fino al 2010. Serve anche per studiare la Terra, serve per i militari e produce un’enorme spinta tecnologica. A riprova basta un Gedanken experiment [...] È uno dei test mentali di cui parlava Einstein: come sarebbe un giorno sulla Terra senza i satelliti? Andrebbe tutto in tilt [...] Stiamo acquisendo una visione unica del Sistema Solare, visitando tutte le atmosfere, su Venere, Marte e Titano: quando capiremo com’è successo che su Venere la densità sia 90 volte maggiore della nostra e quella marziana sia un centesimo, capiremo l’evoluzione della Terra e perché si verificano fenomeni come el Niño [...]» (Gabriele Beccaria, “La Stampa” 25/4/2007).