Dino Martirano, Corriere della Sera 25/4/2007, 25 aprile 2007
ROMA – «Una legge civile, umana, moderna che favorisce l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro straniero e che rende legale ciò che oggi è irregolare»
ROMA – «Una legge civile, umana, moderna che favorisce l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro straniero e che rende legale ciò che oggi è irregolare». Usano più o meno le stesse parole Giuliano Amato (Interno) e Paolo Ferrero (Solidarietà sociale) i quali, con i rispettivi staff, hanno impiegato quasi un anno per scrivere il ddl delega di riforma della legge Bossi-Fini sull’immigrazione approvato ieri dal consiglio dei ministri. Il Testo unico per l’immigrazione, consegnato al Parlamento, modifica i paletti piantati nel 2002 quando la Casa delle Libertà varò una normativa severa sugli ingressi legali insieme a una regolarizzazione di circa 700 mila clandestini. E ora cambia di nuovo l’approccio perché, come sintetizza il ministro dell’Interno, «i meccanismi adottati dalla Bossi-Fini hanno finito per favorire ingressi sproporzionati di clandestini rispetto a quelli regolari». CHIUSURA PER TRE CPT – Il ddl, che incassa applausi dalle associazioni laiche e cattoliche perché «è frutto dell’ascolto», precisa Ferrero, dovrà superare le barricate già predisposte dal centrodestra: «Una legge pessima che stravolge la legalità» tuona Bobo Maroni (Lega). Ma, ormai, il ministro Amato ha già firmato due circolari con cui si dispone la chiusura di 3 Centri di permanenza temporanea per clandestini (Brindisi, Ragusa e Crotone) e la ristrutturazione dei Cpt di Bologna, Modena, Torino e Gradisca di Isonzo. Vengono riqualificati, poi, i Cda (Accoglienza) e i Cid (Identificazione) «per garantire una doverosa proporzionalità» delle misure di sicurezza. Inoltre, il destino degli immigrati spediti nei Cpt, ora aperti ai giornalisti e alle sigle umanitarie, verrà deciso dal giudice ordinario e non più dal giudice di pace: «Non sono mafiosi, non serve una legislazione speciale» osserva Amato. Ma novità rilevanti riguardano anche i diritti dei lungo soggiornanti (5 anni) che potranno ottenere il voto attivo e passivo alle amministrative: su questo, però, Maurizio Gasparri (An) ha già chiesto l’intervento del capo dello Stato sostenendo che il voto agli stranieri è incostituzionale. Invece in consiglio, su suggerimento di Arturo Parisi (Difesa), è stata cancellata la norma che avrebbe consentito ai soggiornanti da 5 anni di partecipare ai concorsi pubblici (compresi quelli per i ranghi militari): tutto rimandato alla legge sulla cittadinanza. Altra novità dell’ultimo minuto: per il primo permesso bisognerà rivolgersi alle questure mentre i rinnovi (durata fino a tre anni) verranno concessi dai Comuni. Rispetto alla Bossi-Fini, la nuova legge crea più canali per l’immigrazione regolare. Corsia preferenziale per colf, badanti e infermieri e «procedure veloci» per i talenti di tutti i campi (ricerca, sport, cultura, arte). Cambia anche la cadenza del decreto flussi per i lavoratori generici che da annuale diventa triennale: la flessibilità sarà garantita dalla possibilità di revisione annuale delle quote. Inoltre, viene introdotto il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro della durata di sei mesi. IL COLLOCAMENTO – Le imprese avranno due strade per assumere gli extracomunitari che dovranno comunque essere iscritti alle «liste» allestite nelle ambasciate e nei consolati italiani. L’assunzione diretta, numerica o nominativa, imporrà all’impresa di sbrigare tutte le pratiche mentre è previsto uno sponsor (sindacati e associazioni) che fa da garante per il lavoratore e lo affida in prova all’impresa: se il contratto viene confermato scatta il «permesso» altrimenti il lavoratore torna sotto la garanzia dello sponsor. Università e multinazionali potranno «sponsorizzare» professori e manager. Viene introdotto infine, anche se non convince il ministro Di Pietro, l’autosponsor: lo straniero che dimostra di avere le risorse per autosostenersi, ottiene un permesso di soggiorno provvisorio. Infine chi perde il lavoro e chi è colpito da un decreto di espulsione potrà accedere al programma di «rimpatrio volontario»: un Fondo nazionale finanzierà i rimpatri assistiti e chi accetta otterrà un «bonus» per il reingresso.