Il Sole 24 Ore 21/04/2007, pag.4 Maximilian Cellino, 21 aprile 2007
Nel 2007 gli affari si fanno in Europa. Il Sole 24 Ore 21 aprile 2007. A guardarlo in questi ultimi mesi, il mondo sembra proprio girare al contrario: nel 2007 l’Europa crescerà più degli Stati Uniti per la prima volta negli ultimi 6 anni; la sua moneta è lanciata verso nuovi massimi e si propone sempre più come alternativa al dollaro, mettendo in discussione lo storico ruolo del biglietto verde come valuta di riferimento negli scambi internazionali
Nel 2007 gli affari si fanno in Europa. Il Sole 24 Ore 21 aprile 2007. A guardarlo in questi ultimi mesi, il mondo sembra proprio girare al contrario: nel 2007 l’Europa crescerà più degli Stati Uniti per la prima volta negli ultimi 6 anni; la sua moneta è lanciata verso nuovi massimi e si propone sempre più come alternativa al dollaro, mettendo in discussione lo storico ruolo del biglietto verde come valuta di riferimento negli scambi internazionali. Ma non basta: c’è perfino chi si è messo a fare i conti sulla capitalizzazione dei mercati azionari e ha scoperto che quelli europei, includendo la Russia, superano ormai gli americani. E anche se in realtà le aziende quotate nei tredici Paesi dell’euro, prese da sole, valgono ancora la metà di quelle di New York, il vento sembra ormai essere cambiato nelle dinamiche dei flussi di investimento: la preferenza degli istituzionali per gli asset a stelle e strisce è prossima ai minimi del decennio, mentre il Vecchio Continente trova sempre maggior spazio all’interno dei portafogli. Velocità differenti. Le scelte dei grandi investitori appaiono del resto più che giustificate. A livello di performance azionarie, infatti, l’Europa ha messo la freccia ormai da tempo (negli ultimi tre anni, per esempio, l’EuroStoxx ha reso il 67,1% contro il 29,4% dell’S&P 500) e nonostante il balzo le valutazioni restano relativamente a buon mercato: le aziende europee quotano in media 14,6 volte gli utili 2007, il 10% in meno rispetto alle concorrenti Usa. Il rafforzamento dell’euro, poi, ha giocato un ruolo rilevante in questi ultimi anni, rendendo ancora meno appetibile per il risparmiatore di casa nostra andare a cercar fortuna oltre l’Oceano Atlantico senza coprirsi dal rischio cambi. Insomma, vista sotto questo aspetto non c’è proprio partita ed è veramente difficile trovare uno strategist che consiglia di sacrificare le azioni europee per puntare senza mezzi termini su quelle americane: "Per tutto il 2007 - spiega ad esempio Erdinç Benli, responsabile del team azionario Europa di Julius Baer Am - le maggiori soddisfazioni arriveranno dall’Europa, dove la crescita degli utili aziendali è più interessante, i titoli sono meno cari e anche la fervente attività di fusioni e acquisizioni testimonia la maggior vivacità del mercato". La scelta controcorrente. E gli Stati Uniti? Non bisogna comunque dimenticarli: "In un portafoglio globalmente bilanciato - aggiunge Benli - non possono certo mancare, in fondo quella americana è pur sempre l’economia più importante nel mondo. Tanto più che non vedo le premesse per un ulteriore deprezzamento del dollaro, che a nostro avviso potrebbe anzi rafforzarsi sull’euro nell’arco dei prossimi 6-8 mesi". E proprio la debolezza del biglietto verde, paradossalmente, potrebbe rappresentare l’elemento che gioca a favore degli asset a stelle e strisce. Le previsioni sul l’euro/dollaro, è vero, sono tutt’altro che univoche, come si addice a un mercato dall’andamento bizzoso quale quello valutario. Ma se puntare sull’Europa rappresenta sotto certi aspetti la soluzione più tranquilla per un risparmiatore del Vecchio Continente, destinando una porzione dei risparmi a Wall Street o comunque negli Usa si potrebbe indirettamente approfittare di un possibile ritorno di fiamma del dollaro (l’inatteso recupero del 2005 insegna), che in fin dei conti adesso viaggia su livelli storicamente minimi. Gli Stati Uniti diventerebbero in questo modo terra fertile per investimenti contrarian: paradossi di un mondo che cambia. Maximilian Cellino