Il Sole 24 Ore 21/04/2007, pag.39 Christian Martino, 21 aprile 2007
"In Rcs non ho sponsor". Il Sole 24 Ore 21 aprile 2007. "Sanità, media e finanza saranno sempre più il futuro
"In Rcs non ho sponsor". Il Sole 24 Ore 21 aprile 2007. "Sanità, media e finanza saranno sempre più il futuro. Io non voglio perdere questa sfida: la mia partecipazione in Rcs è stabile e strategica". Giuseppe Rotelli, classe ’45, a capo di un impero ospedaliero in Lombardia da 670 milioni di euro di fatturato, è pronto ad aver un ruolo significativo nella Rcs di domani. "Sono un azionista indipendente e con la pertecipazione del 7,78%, osservo con compiacimento la crescita di un gruppo nel quale credo". Oggi infatti l’uomo la cui famiglia è attiva nella sanità da oltre 50 anni e che nel 2000, in aggiunta alle 13 aziende ospedaliere già posssedute, ha acquisito da Antonino Ligresti tre aziende a Milano (Galeazzi, Madonnina e Città di Milano) e due a Bergamo (San Pietro e San Marco), ha rilevato il 2,78% dei diritti di voto di Rcs MediaGroup dalla Bpi con un’opzione esercitabile tra il 24 e il 27 febbraio 2009, diventando di fatto il terzo azionista del gruppo Rcs mediaGroup. Professor Rotelli oggi è il terzo socio di Rcs, dietro alla famiglia Agnelli e Mediobanca. Più che una scelta di diversificazione sembra il segnale di chi vuole essere il protagonista in un nuovo settore, quello dei media? Credo fortemente nelle potenzialità di crescita di questo settore che insieme alle telecomunicazioni ha sempre più peso nel Pil delle economie internazionali. Ma essere socio di Rcs ha da sempre anche un peso politico nel "salotto buono" della finanza italiana. Non è stata una scelta dettata dall’interesse al salotto buono. Vedo in questo business delle potenzialità enormi. Le ricordo che sono stato io a contattare il vertice di Bpi per offrire la mia disponibilità a rilevare la quota di Ricucci. D’altronde il nostro interesse per l’editoria incomincia in anni lontani con la partecipazione alla cordata che diede vita a La Voce di Indro Montanelli. A quei tempi non fu un’esperienza felice ma oggi ritengo che le cose siano diverse. Questa volta però l’investimento è molto più sostenuto. Qui non si tratta di partecipare ad una nuova iniziativa editoriale. Proprio per questo guardo all’aspetto industriale e non solo a quello finanziario. Mi sono dato due anni per valutare da semplice azionista questo settore. Vengo dal mondo ospedaliero e ho bisogno di conoscere a fondo diversi aspetti di questo nuovo business. Sto osservando con attenzione il lavoro di soci e manager di Rcs. E fino ad oggi ne ho condiviso le scelte. I soci del patto si sono confrontati sulla scelta dei consiglieri. Della Valle e Capitalia, avrebbero proposto di formare un board che rispecchiasse maggiormente la composizione dell’azionariato. Poi, si è deciso per un board di "alto livello culturale". Lei da che parte sta? Condivido in pieno le nomine appena fatte. Ma sulle scelte dei consiglieri, in una società editoriale come Rcs, ritengo che sia necessario perseguire entrambe le strade: un giusto equilibrio tra rappresentanza degli azionisti e mondo della cultura. Quindi Lei non si schiera con Bazoli? Io non mi schiero con nessuno. Sono un azionista indipendente. Oggi valuto le posizioni di tutti. Con molti dei soci Rcs ho uno storico rapporto di amicizia, ma questo non vuol dire nulla. Mi sono dato due anni per riflettere su questo mondo. Ho una mia idea di business e ritengo di poter dare il mio contributo. pronto ad entrare nel patto di sindacato? Al momento faccio solo l’azionista. Ho bisogno di tempo per capire bene tutte le dinamiche del settore e della società. Ma è chiaro che mi lusingherebbe molto far parte del governo della società se mi venisse richiesto dagli altri soci. Sta seguendo anche la partita Telecom? Non ho investimenti in Telecom ma a mio avviso si sta compiendo un errore di fondo: accanirsi sull’italianità della proprietà della rete è irrilevante, l’importante è disciplinare con norme adeguate il suo utilizzo, in modo da non penalizzare gli operatori e il Paese. Sta valutando nuovi investimenti nel settore finanziario? Lo osservo con attenzione ma al momento ho solo delle piccole quote in Mediobanca, Banca Intesa e Generali. Pensa che le nostre banche siano troppo piccole? Ritengo che sia indispensabile per i grandi big del credito partecipare al processo aggregativo. Ma vi sono anche nuove opportunità da valutare: le banche regionali legate al territorio, come ad esempio le popolari. E il business degli ospedali? a caccia di altri istituti? Rimane l’attività principale della mia famiglia. Non le nascondo che stiamo valutando alcune opportunità. Sempre in Lombardia? Non consideriamola solo una regione: è una "nazione" da 9 milioni di abitanti, nella quale c’è spazio per crescere. Christian Martino