Il Sole 24 Ore 21/04/2007, pag.10 Fabio Tamburini, 21 aprile 2007
Gli slalom del banchiere Braggiotti. Il Sole 24 Ore 21 aprile 2007. Non è possibile avere tutto dalla vita
Gli slalom del banchiere Braggiotti. Il Sole 24 Ore 21 aprile 2007. Non è possibile avere tutto dalla vita. Per questo, molto probabilmente, Gerardo Braggiotti dovrà rassegnarsi. Nonostante venga considerato il banchiere italiano che può contare sulla rete più estesa di relazioni con l’establishment francese e nonostante i rapporti eccellenti con l’amministratore delegato di UniCredit, Alessandro Profumo, le prove di accordo transnazionale tra la banca italiana e Société générale avvengono senza coinvolgerlo. E difficilmente Braggiotti verrà chiamato in causa perché deve fare i conti con un handicap decisivo: la consulenza che ha svolto, e continua a svolgere, per il vertice di Intesa Sanpaolo. Sia in occasione della fusione tra le due banche varata nell’agosto scorso, sia nelle delicate trattative in corso per trovare una soluzione adeguata al caso Telecom. Fosse per Braggiotti, il conflitto d’interessi non esiste. Nessuno meglio di lui, in effetti, poteva ambire al grande slam, essere al tempo stesso l’advisor dei due esponenti di maggior spicco al vertice del mondo bancario italiano: Profumo e l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. Certo l’esperienza non gli manca, come conferma il ruolo di super consulente per i maggiori gruppi imprenditoriali e per le famiglie più conosciute, a partire dagli Agnelli. Per esempio in passato è stato decisivo nell’entrata della Pirelli di Marco Tronchetti Provera in Olimpia-Telecom al prezzo di oltre 4 euro per azione. Più recentemente, sempre restando dietro le quinte, ha tessuto la tela dei rapporti tra Tronchetti Provera e gli spagnoli di Telefonica, interessati all’entrata in forze sul mercato italiano. Ora sta affiancando Passera e i suoi principali collaboratori nella ricerca di una soluzione che permetta il disimpegno della Pirelli da Telecom. Capacità di manovra affinate negli anni dell’apprendistato in Mediobanca, crescendo alla scuola di Enrico Cuccia. Tanto brillante che su Braggiotti (55 anni appena compiuti) circolava una battuta piuttosto diffusa tra gli amici del padre Enrico, a lungo amministratore delegato e poi presidente della Banca commerciale. "Hai un figlio davvero bravo - gli dicevano scherzando - molto più di te". Troppo bravo per convivere con l’allora braccio destro di Cuccia, Vincenzo Maranghi. La rottura portò Braggiotti al vertice della banca d’affari franco-americana Lazard (occasione straordinaria per affinare i legami con la Francia mettendo a frutto il patrimonio di contatti del padre) e successivamente alla guida di Banca Leonardo (che ha ricapitalizzato in misura massiccia). Spiccano i legami quasi filiali con Antoine Bernheim, grande vecchio di Lazard nonché presidente delle Generali e amico di famiglia, ma anche la conoscenza di buona parte dei banchieri francesi più influenti, di cui Gerardo Braggiotti ha imparato a conoscere le virtù ma anche, nel caso, i peccati. Banchiere d’Europa ma senza rinunciare ai week end trascorsi presso la Tenuta Mazzolino, nel cuore della zona doc dell’Oltrepò Pavese, vecchio borgo frequentato da Braggiotti negli ultimi 20 anni, spesso con il cognato Ariberto Fassati, presidente e responsabile del Crédit agricole in Italia (Fassati ha sposato la sorella, Silvana Braggiotti). Dicono di Braggiotti che, in un futuro magari non vicinissimo, troverà il modo di tornare in Mediobanca. La speranza è che Telecom non sia per lui quello che ha rappresentato Montedison per Cuccia: tanta finanza (e tanti profitti) ma un vero disastro industriale. Fabio Tamburini