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 2007  aprile 24 Martedì calendario

I tried to be like Grace Kelly / but all her looks were too sad» («Volevo essere come Grace Kelly, ma aveva sempre un’aria tanto triste»): con la sua voce in falsetto il giovane anglo- libanese Mika ha conquistato il primo posto nelle classifiche mondiali con la canzone Grace Kelly

I tried to be like Grace Kelly / but all her looks were too sad» («Volevo essere come Grace Kelly, ma aveva sempre un’aria tanto triste»): con la sua voce in falsetto il giovane anglo- libanese Mika ha conquistato il primo posto nelle classifiche mondiali con la canzone Grace Kelly. Ma perché ha scelto la principessa morta il 14 settembre 1982? In un’intervista, Mika ha detto che Grace era una ribelle, come lui che appunto è in guerra contro i padroni dell’industria musicale. Prima di Mika, altri protagonisti della scena pop-rock hanno dedicato canzoni all’attrice diventata sovrana del piccolo Stato di Monaco: da Billy Joel a Madonna, da Elton John a Rufus Wainwright a gruppi di rock alternativo come gli Eels e i Piebald. Segno di una fascinazione che sembra non avere fine: ma chi era veramente Grace Kelly? Dal 1976, quando uscì la Princess Grace di Gwen Robyns (un libro abbastanza compiacente: per non imbarazzare i figli di Grace, la Robyns ripulì il suo testo), a oggi l’industria delle biografie non ha mai smesso di interessarsi a lei. In questo mese, per esempio, escono due libri: in America, da St Martin’s Press, Wendy Leigh pubblica True Grace. The Life and Death of an American Princess («La vera Grace. Vita e morte di una principessa americana»); in Italia, Frassinelli traduce Grace Kelly di Robert Lacey (pagine 431, e 19: il libro era uscito in America nel 1994). La Leigh concentra i suoi sforzi nel fornire il catalogo completo di tutti gli uomini di Grace: Gary Cooper, William Holden, Clark Gable, Ray Milland, lo scià di Persia, il sarto Oleg Cassini, Marlon Brando e altri dai nomi meno famosi. Ebbe pure una storia con John Fitzgerald Kennedy, all’inizio degli anni Cinquanta, ragion per cui – come ricorda Gore Vidal – Jacqueline fu sempre fredda e scortese con lei. Anche dopo il matrimonio con il principe Ranieri (fu celebrato il 19 aprile 1956 per la gioia dei rotocalchi di tutto il mondo), la principessa avrebbe avuto alcune relazioni. Come quella nella seconda metà degli anni Settanta (lei e il marito ormai vivevano vite separate) con Robert Dornhelm, un giovane regista rumeno per il cui film The Children of Theatre Street Grace aveva inciso la voce narrante fuori campo. Secondo Wendy Leigh, insomma, Grace Kelly era davvero quella «Principessa di ghiaccio» che aveva stregato Alfred Hitchcock ( Delitto perfetto, La finestra sul cortile, Caccia al ladro): la bionda altera e inavvicinabile che improvvisamente si tramutava in una furia del sesso. Passata poi al ruolo della «Principessa triste», dice sempre la Leigh, Grace aveva anticipato la tragica parabola di Lady Diana. Quando si incontrarono, a Londra, alla giovanissima fidanzata di Carlo d’Inghilterra la principessa di Monaco aveva detto: «Coraggio, il peggio deve ancora venire». Grace Kelly di Robert Lacey, invece, senza trascurare gli amanti, punta più sulla ricostruzione di fatti, diciamo così, storici. Prima di tutto, il ruolo di Grace nel rilancio del principato di Monaco. È noto che fu Aristotele Onassis, socio di maggioranza della società che gestiva il casinò, a suggerire a Ranieri il matrimonio con una star hollywoodiana a scopo promozionale (fu contattata anche Marilyn Monroe, che però non la prese sul serio). Senz’altro, la favola dell’attrice e del principe azzurro servì molto ad attirare turisti e ricchi residenti, rimpinguando le casse del minuscolo Stato; di certo, nel 1962, quando de Gaulle impose di pagare le tasse ai francesi che avevano la residenza a Montecarlo, fu proprio lo charme della principessa a evitare che il Generale prendesse misure più drastiche. Poi, nel 1966, quando Ranieri con un colpo di mano strappò la maggioranza delle azioni al magnate greco, Grace sotto sotto approvò: amica di Maria Callas, non perdonava il modo in cui Onassis aveva trattato la Divina. Ma da quel momento in poi, libero da condizionamenti, Ranieri dette il via alla cementificazione dei due chilometri quadrati del suo regno. Tramutandolo in un allucinante agglomerato di grattacieli che servono da sede fiscale per i ricconi di tutto il mondo. Una politica molto sgradita alla principessa, che invece aveva cercato di fare di Montecarlo un centro per iniziative culturali e benefiche, non certo un paradiso per evasori. E giungiamo così al fatale 13 settembre 1982, quando, sulla Corniche superiore, proprio dove nel 1955 Hitchcock aveva girato Caccia al ladro, la Rover di Grace precipitò fuori strada. Un incidente ancora avvolto dal mistero: chi era alla guida, la principessa o la figlia Stéphanie (che comunque, a 17 anni, non poteva ancora avere la patente)? Fu un sabotaggio, un attentato? E perché Ranieri acconsentì a far staccare Grace dal respiratore appena 24 ore dopo l’incidente? Sulla base delle sue ricerche Lacey esclude che Stéphanie fosse al volante e liquida ogni ipotesi di complotto. Un fatto, comunque, resta inspiegato: perché non si aspettò qualche altro giorno prima di staccare la principessa in coma dalle macchine che la tenevano in vita? Il segreto di Stato ha sempre impedito ogni seria indagine, dice Lacey, e quindi ha alimentato tutte le possibili fantasie. Facendo sì che la fine di Grace diventasse, involontariamente, il copione per quella di Lady Diana, il 31 agosto del 1997, bionda Cenerentola morta anche 1961