Mario Sensini, Corriere della Sera 24/4/2007, 24 aprile 2007
ROMA – I
conti pubblici italiani raggiungono un altro poco invidiabile record. Nel 2006, secondo i dati resi noti ieri da Eurostat, la spesa pubblica ha infatti sfondato il tetto del 50% del prodotto interno lordo: è scesa dal 48,3% del pil nel 2003 al 47,7% nel 2004, per poi risalire al 48,3% e al 50,1% l’anno scorso. Certamente su questo dato hanno inciso fattori straordinari, gli stessi che hanno spinto il deficit al 4,4% certificato ieri da Eurostat: il rimborso delle detrazioni Iva sulle auto aziendali e alla presa in carico del debito delle Fs. Resta il fatto che in tutta la zona euro la spesa è diminuita (in media dal 47,5 al 47,4% del pil). E che nell’eurozona solo in Italia e Francia (53,5%) lo Stato si mangia più di metà della ricchezza nazionale, con la differenza che in Francia il deficit è sotto il 3% del pil e il debito è molto vicino al valore di riferimento del 60% del prodotto.
LA BCE CHIEDE PRUDENZA Anche per questo, ieri, dalla Bce è giunto un nuovo invito alla prudenza, «alla riforma strutturale della spesa» e alla «sua riduzione». Il quadro, per il resto, è positivo. Le spese straordinarie dell’anno scorso valgono circa due punti di pil, ma sono state parzialmente compensate da un aumento delle entrate fiscali. Secondo Eurostat le entrate sono infatti aumentate di 1,6 punti, dal 44% del 2005 al 45,6% dell’anno scorso.
Senza quegli esborsi «una tantum», in ogni caso, il deficit effettivo italiano non sarebbe stato del 4,4, bensì del 2,4% del pil. Valore destinato a scendere ancora nel corso di quest’anno, parallelamente ad una crescita dell’avanzo primario che da un valore prossimo allo zero cui era piombato, dovrebbe risalire al 2,6% del pil. Secondo la Bce «il pacchetto di risanamento varato con la Finanziaria 2007 consentirà di riportare il deficit entro il 3% del pil». Anche l’Istat, come del resto fanno i documenti ufficiali del governo, prevede un deficit/pil al 2,3%. L’indebitamento netto dovrebbe praticamente dimezzarsi, scendendo da 65,5 miliardi di euro a 34,5. E quest’anno, secondo l’istituto nazionale di statistica, dovrebbe tornare a diminuire anche il debito pubblico, che secondo la Bce, «è diventato il più alto d’Europa», scendendo dal 106,8 al 105,4% del pil.
SALE IL COSTO DEGLI INTERESSI Previsioni sull’andamento complessivo della spesa pubblica l’Istat, Eurostat e la Bce non ne hanno fatte. Ma l’Istat ha ricordato che almeno una componente, non grande ma nemmeno trascurabile per la sua pericolosità potenziale, è destinata a crescere notevolmente. Gli esborsi per far fronte agli interessi sui titoli pubblici, grazie all’aumento dei tassi, quest’anno è destinata a salire di ben mezzo punto di pil, dal 4,5 al 4,9%.
Motivo in più per il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia di riflettere sulla distribuzione del tesoretto. La Bce, ieri, ha invitato anche il governo italiano a «non sovrastimare il ritmo del risanamento a causa delle entrate inattese», a «non allentare la politica fiscale». A non indulgere, insomma, «nel compiacimento» dei buoni risultati garantiti finora dal gettito fiscale superiore alle previsioni. Ieri Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa si sono incontrati e hanno discusso a lungo della situazione dei conti, del negoziato in corso con le parti sociali, e delle ipotesi di utilizzazione delle risorse extra. Ogni decisione, però, è rimandata in avanti. Per tutta la settimana Padoa-Schioppa sarà assente dall’Italia. Il ministro sarà in visita ufficiale in Cina, dove parteciperà ai lavori del G-30, un ristrettissimo forum internazionale. Padoa-Schioppa parlerà di Europa e di Italia: ad ascoltarlo tra i 30, anche il governatore della Bce, Jean-Claude Trichet.