Marika De Feo, Corriere della Sera 24/4/2007, 24 aprile 2007
DUE ARTICOLI SU BARCLAY CHE SI PRENDE ABN AMRO (E CONSEGUENZE PER CAPITALIA)
AMSTERDAM - Alle cinque e trenta del mattino di ieri l’ultima firma. E poi, ancora prima dell’apertura dei mercati, i ceo di Barclays John Varley e Rijkman Groenink di Abn Amro hanno annunciato la fusione delle rispettive attività per dar vita al quinto colosso mondiale del credito e il secondo in Europa, con una capitalizzazione di 142 miliardi di euro. La transazione, che deve essere approvata dalle rispettive assemblee dei soci entro la fine del 2007, sarà la maggiore mai effettuata nel settore bancario, per un valore di 67 miliardi di euro, da effettuarsi attraverso uno scambio azionario che darà a Barclays il 52% delle quote, e il 48% ad Abn Amro. In realtà, i colloqui fra i due istituti duravano già da un paio d’anni. Ma solo l’attacco degli hedge funds lanciato in febbraio e mirato a spezzettare il gruppo olandese ha impresso un’accelerazione alle trattative. Spronate del resto anche dalle pressioni del consorzio avversario intorno a Rbs, Santander e Fortis, mirante ad acquisire Abn per farne uno spezzatino. Morale: il prezzo che Barclays era disposta a pagare - intorno ai 32 euro - è salito, fino a far spuntare agli olandesi 36,25 euro, quasi il prezzo di chiusura di venerdì. Nel dettaglio, l’offerta prevede uno scambio azionario in base al quale i soci Abn riceveranno 3,225 azioni ordinarie Barclays per ogni azione posseduta di Abn.
Una costellazione che in futuro potrebbe ripetersi per altri istituti. Per questo Varley ha spiegato che la fusione è «un’opportunità unica per creare una nuova forza competitiva». Una «banca universale», che tiene conto dei due centri di gravità. Barclays sarà la holding del nuovo gruppo Barclays plc. Che avrà sede ad Amsterdam e sarà strutturato secondo la corporate governance britannica, e avrà come presidente l’attuale capo-controllore di Abn Arthur Martinez, Varley come ceo, mentre Groenink sarà un membro non esecutivo del board.
Dai due gruppi sorgerà un’entità con 47 milioni di clienti nel mondo e 200 mila dipendenti - entro il 2010 i tagli ammonteranno al 10% e le sinergie a 3,5 miliardi - con il 90% delle attività, altamente complementari, concentrate in Paesi-chiave, dall’Italia, Spagna, Portogallo, Olanda e Regno Unito, al Brasile, Sud-Africa e Sud-Est asiatico. E a proposito dell’Italia, Varley e Groenink, hanno ribadito che il Belpaese è altamente «strategico». E il top manager britannico è passato a spiegare il particolare impegno che il nuovo gruppo avrà per «continuare a espandersi in Italia». E che «il mercato italiano è estremamente importante per il nuovo gruppo, ed ha costituito una delle maggiori ragioni di attrazione» per la definizione della transazione con Abn.
Inoltre, la mossa strategica di cedere separatamente la controllata statunitense di Abn a Bank of America per 15,5 miliardi di euro, portata a termine in soli quattro giorni, prima della firma, ha colto in contropiede il consorzio avversario. Che secondo fonti della City potrebbe rinunciare a lanciare la controfferta su Abn, in quanto l’interesse di Rbs si concentrava soprattutto su La Salle. Infatti, il consorzio ha sospeso un incontro previsto ieri con Groenink nel pomeriggio.
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ROMA - Il mercato crede che per per Capitalia la partita delle alleanze sia ancora aperta. Così all’annuncio dell’accordo tra Barclays e Abn Amro, il gruppo olandese maggior azionista di Capitalia con l’8,6%, la Borsa ha reagito premiando il titolo della banca romana che ha guadagnato lo 0,94% chiudendo a 6,97 euro. Ma che avrebbe registrato un progresso del 4% se ieri non ci fosse stato lo stacco delle cedole.
Partita ancora da giocare, dunque. E non solo perché l’intesa anglo-olandese potrebbe essere ancora disturbata da altri competitori, primo fra tutti il consorzio a tre guidato dalla Bank of Scotland. Ma soprattutto perché i nuovi azionisti di Abn Amro devono ancora ragionare e chiarire le strategie per il mercato italiano. Ieri l’amministratore delegato di Barclays, John Varley, ha affermato che l’Italia «è un mercato estremamente importante per il nuovo gruppo». Varley però non ha citato specificamente Capitalia, tanto che gli esperti di risiko bancario, dentro e fuori Piazza Affari, hanno subito indicato l’Antonveneta come vero e pressoché esclusivo centro di interesse degli inglesi. E ciò perché la banca padovana è posseduta al 100% da Abn Amro ed è inoltre ben assimilabile con l’attività creditizia avviata direttamente in Italia dalla Barclays che proprio ieri ha annunciato l’apertura di una sua filiale a Brescia, dopo quelle (14 in tutto) di Milano e Roma.
La quota in Capitalia potrebbe quindi non rappresentare una questione troppo pressante per il nuovo colosso anglo-inglese. Tanto più che Abn Amro «è componente leale», come ha detto ieri il numero uno della banca olandese Rijkman Groenick, del patto di sindacato che governa la banca presieduta da Cesare Geronzi e che scadrà nel luglio del 2008. Il Patto peraltro prevede il diritto di prelazione dei soci nel caso che uno di essi decida di vendere la propria quota. E prevede altresì il gradimento generale nell’evenienza che a comprare sia (ovviamente dopo la rinuncia della prelazione) un terzo esterno al Patto. Insomma fra gli esperti di cose bancarie c’è anche chi prevede tempi lunghi per la soluzione delle strategie di sviluppo e di alleanza del gruppo romano, accanto invece a chi richiama in campo le ipotesi già tracciate ma rimaste con qualche interrogativo sulla carta. Se non fosse che Geronzi, in occasione dell’assemblea di Capitalia ha escluso la voglia di assecondare una fusione con una banca straniera, potrebbe rientrare in ballo, nell’ambito nel nuovo gruppo, un’aggregazione tra Capitalia e Antonveneta o potrebbe anche maturare un’offerta del Santander, deluso dall’esclusione dalla corsa sull’Abn Amro e già azionista col 2% di Capitalia. O dell’altro gruppo spagnolo il Bbva, da mesi attento a quel che succede in Italia. Per Capitalia resterebbe l’opzione Unicredit che al momento però è impegnato a verificare l’operazione con Société Générale, a conferma che il campo del risiko è diventato europeo. «Tali operazioni sono positive», ha detto ieri il premier Romano Prodi. «Abbiamo bisogno di alcune grandi banche, ma trovo che in Italia sia importante anche il rafforzamento di tante strutture creditizie minori».