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 2007  aprile 22 Domenica calendario

Second Life, pubblicità, libri La vittoria del Surrealismo. Libero 22 aprile 2007. Non possiamo non dirci surrealisti

Second Life, pubblicità, libri La vittoria del Surrealismo. Libero 22 aprile 2007. Non possiamo non dirci surrealisti. Sembrerà una boutade, ma basta un ragionamento sullo stato delle arti e dei media per rendersi conto che Franco Fortini aveva le sue buone ragioni quando scriveva (trent’anni or sono) che «tutte le ipotesi di liberazione della realtà borghese, che erano state formulate dai militanti surrealisti mezzo secolo fa, sono diventate pratica di massa». L’immaginario virtuale di prodotti come "Second life" e di molti videogames rimanda alle opere di pittori come Magritte. Le distorsioni di certa video art, le composizioni astratte della pubblicità affondano nelle intuizioni di Man Ray e di Buñuel. Si è avverata anche la profezia di Lautréamont, secondo cui la poesia un giorno non sarebbe stata dominio «di uno solo, ma di tutti». Nella letteratura, le gerarchie si sono dissolte. Tanti pubblicano libri e molti di più scrivono. E aumenta la convinzione che questa massa di testi non abbia - come diceva André Breton, padre-padrone del Surrealismo, a proposito della sua creazione «niente a che fare con l’arte e la letteratura». Non è un caso allora se tributi e antologie della più potente avanguardia del Novecento vengono riproposte al pubblico dopo ottant’anni. Design e poesie Antonio Bertoli ha curato per Giunti "La rivoluzione surrealista. Antologia 1924-1929" (pp. 285, euro 12) , da qualche giorno in libreria. Beatrice Sica ha prodotto la raccolta "Poesia surrealista italiana" (Edizioni San Marco dei Giustiniani, pp. 298, euro 22) . Al Victoria and Albert Museum di Londra, fino al 22 luglio, la mostra "Surreal Things: Surrealism and design" mostra l’impatto delle creazioni surrealiste (il famoso divano a forma di labbra di Mae West, per esempio) sul design contemporaneo. Mondadori manderà in libreria il saggio "Surrealismo 19191969" di Paola Decina Lombardi e anche due pensatori come Jean Clair e Regis Debray si confrontano sull’eredità politica del movimento in "Surrealismo e totalitarismo" , in uscita per Fa zi . André Breton (Tinchebray, 1896) - da cui sprigionò la prima scintilla di vita del Surrealismo visse all’insegna della rivoluzione permanente, finendo travolto dalla macchina che lui stesso aveva messo in moto, sconfitto in una battaglia donchisciottesca contro la società borghese e il conformismo. E, destino comune a molte correnti artistiche intruppate e militanti, quello che del suo prodotto ci resta è il contrario di ciò per cui si è battuto. La sua avventura inizia il 22 gennaio 1919, quando contatta un coetaneo nato in Romania che a Zurigo sta facendo sfracelli nel "Cabaret Voltaire". Tristan Tzara, icona del Dadaismo. Il sodalizio fra i due inizia con il riconoscimento di un pantheon comune. Breton legge Lautréamont, Jarry, De Sade e divora gli scritti di Apollinaire, uno che tra un componimento colto e l’altro aveva prodotto "Le undicimila verghe", romanzo erotico il cui record di atti sessuali sarà infranto solo da "Opus pistorum" di Henry Miller (in cui si transita senza sosta da una copula all’altra: avversario imbattibile). Proprio da Apollinaire Breton riprende il termine "surrealismo". Non prima però di aver attraversato una fase dada, influenzata dal trasferimento di Tzara a Parigi e supportata dalla frequentazione di Louis Aragon e Philippe Soupault. Nel 1921 improvvisano un processo allo scrittore Maurice Barrès, accusato di essere uno dei massimi esponenti del conservatorismo letterario. Tzara e Pierre Drieu La Rochelle fanno i testimoni a carico, Breton il presidente del tribunale e Aragon uno degli avvocati difensori (tra cui compare pure Giuseppe Ungaretti). Risse e contestazioni La svolta surrealista arriva due anni dopo, quando Breton e Aragon pubblicano "I campi magnetici", primo esempio di "scrittura automatica" che riproduce il flusso dei sogni. Ben presto si uniscono al gruppo Paul luard, Pierre Naville e Antonin Artaud. Nel 1924, nasce il periodico "La rivoluzione surrealista": sotto una veste grafica molto simile a quella delle riviste scientifiche , si parla di sogni, sessualità, automatismo del pensiero. Nello stesso anno, Breton pubblica "Pesce solubile", la cui prefazione è il primo "Manifesto del surrealismo". Il movimento si fa più strutturato. Breton stabilisce, in Rue della Grenelle, il "Bureau de Recherches Surréalistes", un vero ufficio centrale, dove si discutono politiche e poetiche. Intanto inizia il ciclo delle performance pubbliche. I surrealisti si trovano in caffè come il Flore o il Cyrano, frequentati da spacciatori, battone e usurai. Ma la Francia si accorge di loro al Closerie des Lilas, di Montparnasse. Il 2 giugno 1925 si tiene un banchetto in onore del poeta Saint-Pol-Roux: i surrealisti si presentano urlando slogan e distribuendo una lettera di insulti indirizzati al poeta Paul Claudel (considerato un noioso esponente del bel mondo letterario). I presenti si indignano. Volano schiaffoni, piatti e bicchieri. Il giorno seguente, i giornali scrivono che il Surrealismo è il «male del secolo». Breton e i suoi amici sono entusiasti, sguazzano nella provocazione. Nel 1925, il Surrealismo raggiunge l’apice creativo. Jacques Prévert inventa una nuova tecnica di scrittura basata sulla commistione di versi slegati scritti da più autori: ne salta fuori questa poesia: «Il cadavere squisito berrà il vino novello». Un successo a livello di critica e di proseliti. Ma il momento di grazia dura poco. Quando Breton assume la direzione della rivista, comincia a gestire il movimento come un partito: vuole trasformare un’avanguardia letteraria in un avamposto della rivoluzione, complici le frequentazioni dei trotzkisti della rivista Clarté. Il "Bureau" diventa un "comitato centrale" e alle riunioni nei caffé Breton caccia dal movimento chi ritarda. Anche se si tratta di giovani che arrivano a piedi dall’altra parte di Parigi. Artaud abbandona il movimento, sostenendo che il comunismo ha ucciso il surrealismo. Se ne vanno risentiti anche Aragon e Drieu. Nel 1929 "La rivoluzione surrealista" chiude. Al suo posto nasce una nuova rivista, "Il surrealismo al servizio della rivoluzione". Arrivano Salvador Dalì, René Char, Luis Buñuel e René Magritte. Soprattutto il pri-mo contribuisce, diventando secondo Breton - la luce più brillante del movimento. Anche questa fase, tuttavia, termina presto. Dalì e Breton litigano. Il primo se ne esce con una battuta fulminante: «La differenza tra me e i surrealisti - dice è che io sono un surrealista», mentre il secondo lo accusa di essere interessato solo ai soldi e conia dal suo nome l’anagramma «Avida dollars». Alla fine degli anni Trenta lasciano la barca che affonda anche Man Ray, luard e Tzara. Breton è di nuo- vo solo, stavolta più che mai. Intensifica le relazioni con i comunisti, incontra Trotskj, dopo una lunga corrispondenza. Poi si stufa anche della politica e rompe i ponti con i comunisti, troppo autoritari e legati a «Mosca la rimbambita». La sua velleitaria battaglia contro le istituzioni borghesi prosegue fino al 1966. Il papa solitario, che continua a predicare (inascoltato) mentre le macerie della sua chiesa vengono inghiottite dalla letteratura ufficiale tanto odiata, si spegne a Parigi il 28 settembre. Francesco Borgonovo