Libero 21/04/2007, pag.11 C.C., 21 aprile 2007
La sfida di Caracciolo Investire tutto sul gruppo Espresso. Libero 21 aprile 2007. Alla fine di gennaio Carlo Caracciolo ha venduto a 1,05 euro la sua partecipazione storica in Cofide, incassando 18 milioni di euro
La sfida di Caracciolo Investire tutto sul gruppo Espresso. Libero 21 aprile 2007. Alla fine di gennaio Carlo Caracciolo ha venduto a 1,05 euro la sua partecipazione storica in Cofide, incassando 18 milioni di euro. L’ingresso nella compagine azionaria della cassaforte del gruppo di De Benedetti era avvenuto nell’aprile del 1992 quando l’editore aveva acquisito dalla Paleocapa, finanziaria di Camillo De Benedetti, 19 milioni di azioni ordinarie Cofide, pari al 6% del capitale per una valutazione ai prezzi di Borsa di circa 40 miliardi di vecchie lire. Con l’operazione Caracciolo diventava il terzo azionista della società dopo Carlo De Benedetti (42,5%) e Suez (10%). La partecipazione si era diluita poi con gli anni solo in occasione degli aumenti di capitale e della conversione delle risparmio. Ecco perchè l’uscita del Principe dalla società ha colto di sorpresa il mercato. La liquidità incassata dalla vendita delle azioni Cofide è stata però usata dal Principe per aumentare la sua quota nel gruppo L’Espresso a un prezzo medio di 4,10. Lo shopping dell’ex presidente della società editoriale, in realtà, era già iniziato a cavallo della fine del 2006 e nel giro di poco lo ha portato a innalzare la sua quota nella società a un passo dal 10 per cento. Oggi il titolo del gruppo che edita la Repubblica langue intorno ai 4 euro mentre Cofide ha visto lievitare le quotazioni del 30 per cento. Dal punto di vista borsistico la strategia di Caracciolo non è stata dunque remunerativa, anzi. A questo si aggiunge la sortita dell’Ingegnere De Benedetti che nei giorni scorsi, durante la presentazione presentazione dei conti non brillanti dell’Espresso, ha definito il settore dell’editoria classico un "declining business". Ed ecco che a Piazza Affari gli operatori si sono interrogati sulle mosse del principe: come può, infatti, un uomo come Caracciolo, amico di De Benedetti e profondo conoscitore dei mercati, decidere di aumentare la propria partecipazione in un declining business vendendo la Cofide, che teneva in portafoglio da tempo immemore, poco prima di un rialzo del 30% del titolo? Non solo. Dopo anni di apparente inattività, alla veneranda età di 81 anni, Caracciolo si è messo ad acquistare titoli in massa rilevando anche una partecipazione del quotidiano francese Libération. E lo ha fatto in uno degli esercizi più grigi della società, che chiuderà il 2006 con profitti in calo rispetto al 2005, e che ha davanti un futuro in salita. Gli analisti di Piazza Affari hanno inizialmente visto dietro gli acquisti su L’Espresso la prospettiva di un maxi-dividendo in arrivo per gli azionisti. La risposta, si mormora in ambienti ben informati, va cercata nel piano industriale di lungo termine dell’Espresso e in possibili operazioni di finanza straordinaria che quasi sicuramente coinvolgeranno il gruppo editoriale in un futuro prossimo. Nel frattempo Caracciolo ha continuato lo shopping nei giornali e ha comprato, la notizia risale a giovedì scorso, il 6% del magazine no profit Vita.