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 2007  aprile 22 Domenica calendario

La ragnatela del calcio truccato. La Stampa 22 Aprile 2007. Allora, diciamola tutta, e usiamo le parole di Luciano Moggi, da una delle sue mille intercettazioni: «E’ possibile tutto, vai tranquillo»

La ragnatela del calcio truccato. La Stampa 22 Aprile 2007. Allora, diciamola tutta, e usiamo le parole di Luciano Moggi, da una delle sue mille intercettazioni: «E’ possibile tutto, vai tranquillo». Sì, nel calcio di ieri (e forse di oggi) era davvero possibile tutto. Quella volta parlava con Sandro Gemini. Un nome da non sottovalutare. Gemini Sandro, autista personale della signora Pisanu. La moglie del potente ministro dell’Interno (dell’epoca). E dunque ecco che Gemini chiama Lucianone e «siccomo ho mio cugino che sta venendo... voleva venire a vedere la partita». «Quale?». «Juve-Palermo». «Ma che vuoi che non sia possibile?». «Eh?». «E’ possibile tutto, vai tranquillo». «Lui è con la moglie». «Ma non c’è problema... Se mi dici a che nome gli posso lasciare i biglietti». «A nome mio, Sandro Gemini, autista signora Pisanu». Conversazione che poi si chiude con l’autista che dice: «Senta, allora io chiamo direttamente il dottor Corrias e gli dico che domani va direttamente a mezzogiorno». Corrias: era l’assistente più vicino al ministro. L’ingorgo Era una ragnatela di rapporti alti e bassi, fittissima, quella che partiva da Lucianone e coinvolgeva chiunque. Anche chi era imbottigliato nel traffico: c’era ingorgo e si rischiava di perdere l’aereo? Nessun problema. Da una conversazione con Silvana, la sua segretaria Silvana: «Sto per entrare in tangenziale, ma c’è un bordello». Moggi: «Va bene, l’aereo è in ritardo, lo facciamo ritardare un po’. Ascolta...». Silvana: «Ma è in ritardo lo abbiamo fatto ritardare?». Moggi: «Capo scalo è Tencarelli. Dell’Alitalia... Che ho incaricato di questa cosa qua». «Sì, va bene. Ma lo sai che è impossibile camminare?... Tencarelli?». «Sì, è una signora...». «E’ quella bionda?». «Appena arrivi la chiami e ti metti d’accordo con lei». Questori e prefetti Luciano Moggi chiacchiera con l’ispettore Paradiso, della Digos, quello che avevano trasferito da Torino e lui ha fatto tornare al suo posto. Moggi: «Mi hanno detto che tu fai lo sbruffone dicendo: ”Tanto rientro perché sono amico di Moggi”». Paradiso: «Tutte palle, proprio palle, guarda». Moggi: «Il questore è preoccupato di rimetterci la faccia... Però lui non deve rompere i coglioni perché gli è stato imposto così... Dalla prossima settimana tu sei reintegrato... Ha fatto una resistenza pazzesca, guarda. Ci ha parlato il prefetto Calvo, con lui... A un certo punto il ministro ha detto: o fa così, o fa così». Il calciomercato Poi c’era il calciomercato. L’andazzo lo spiega così Moggi a Giampaolo Pozzo, presidente dell’Udinese, sul trasferimento di Jankulovski, che quel giorno si lamentava per un affare sfumato e pensava allo zampino della Gea. Pozzo: «A me dispiace solo una cosa. Io dico: la Juventus ha il diritto di fare quello che vuole... Non discuto». Moggi: «La Juventus non deve rompere i coglioni finché ci sono io». Pozzo: «Ma bastava dirglielo al ragazzo, il giorno prima... Noi queste cifre non le paghiamo... Ma io dico... Gliel’ho detto a Giraudo... Io sono amico vostro, io vi stimo, vi rispetto... capisco... e ho rispetto delle vostre decisioni... Io non mi posso incazzare se tu vuoi fare i tuoi affari». Moggi: «Aspetta, ti hanno raccontato una parte delle cose. In pratica, Alessandro (figlio di Moggi, ndr) è andato a Montecarlo... In pratica doveva trovare un accordo... Gli ha detto centomila volte; guarda, che la Juventus questi soldi non li spende. Lui era convinto di venire alla Juventus. Ma quando mio figlio gli ha detto in questa maniera, lui è andato dalla moglie per prendere una decisione e la moglie gli ha detto di no... Ha i figli che sanno l’italiano e vuole restare in Italia... E’ stata la moglie che ha fatto tutto questo casino». Il discorso a questo punto prende le vie generali. E Moggi insiste: «Se ero io... Io personalmente andavo dal giocatore e prima di farmi dire di no erano cazzi suoi... Questo è quello che doveva fare.. Per convincere i giocatori, devi prenderli di petto... Anche Miccoli non voleva andare alla Fiorentina e ce l’ho mandato... Eh, voglio dire.... Baiocco voleva andare a Messina... L’ho mandato in serie B al Perugia». I sodali Un interlocutore che torna spesso nelle conversazioni di Moggi è il procuratore Luca Raiola che tratta soprattutto giocatori brasiliani. Intercettazione del 16 settembre 2004. Moggi: «Pronto?». Raiola: «Luciano?». «Ehi». «Ti passo un momento Maxwell». «Si è rotto l’aereo oggi... Se lo vuoi portare qui in aereoporto». «E vieni... Parla con Maxwell». «Ma come parla? Parla italiano?». «Sì. Maxwell è brasiliano ma parla italiano». Ora è il giocatore che parla con Lucianone. «Hallo?». «Ciao Maxwell». «Ciao direttore». «Ehi, ti aspetto a Torino. Mettiti d’accordo col Milan che facciamo come abbiamo fatto con Zlatan». «Sì, va bene». «Okay?». «Sì, va bene». Lo scambio di tessere Che cosa non si fa per una tessera che dia accesso allo stadio. Moggi parla con un certo Carlo. Moggi: «Pronto?». Carlo: «Non ti volevo disturbare. Ti volevo solo ricordare quella tessera della Lazio... se era possibile riaverla pure quest’anno». «Eh, ora... ora Carlo...». «Con Lotito...». «No, no, ma io ce l’ho... Quello è scemo». «Sì, questo è scemo, è vero». «Lui da ragazzino era scemo. Ora è scemo e vanesio». «Eh». «Però credo averla, insomma». «Sai, l’altro anno me l’hai data a metà campionato». Da un’altra conversazione intercettata in casa Juve. «Pronto, direttore, sono Gionello».«Buongiorno». «Buongiorno. Il Gay è stato contattato dal segretario della Caf per avere due biglietti per la partita di stasera per conto del presidente Martellino... Volevo solo sapere se potevamo darglieli oppure no». «Ma sì, diamogli». «Sì... Due Vip. Per Trofino è a posto.. Abbiamo già risolto... C’è il biglietto». «Perfetto». E ancora. «Fabio Basili da Roma... Disturbo?». Moggi: «No, ciao, dimmi». «Senti... Io sono ancora in ballo per quelle due tessere del Messina, no. Per il dirigente mio. Ti ricordi?». «Non c’è problema». «Siccome Fabiani mi sta a dire oggi... domani... dopodomani...». «Te le faccio fare io domattina appena arrivo». Le società amiche Chiama Paolo De Luca, presidente del Siena. «Ciao, sono Paolo De Luca, puoi parlare?». «Ciao Paolo». «Domani vieni a Roma?». «Sì, sono a Roma». «Allora è confermato... Dimmi dove si devo raggiungere». «Ma guarda Paolo, io di solito vado al Bolognese, no...». «Domattina ti chiamo e ci mettiamo d’accordo... Non ti dimenticare, eh?». «No, ma scherzi? Io e te ci sentiamo, dai». «Va bene». «Ieri è andata male al Cagliari». «Eh, siamo stati un po’ stronzi. Il rigore non c’era, ma siamo stati un po’ stronzi». «Vabbé, ci vediamo domani». Le società nemiche Massimo Cellino, patron del Cagliari, a un certo punto era fuori di sé. Troppi arbitraggi a senso unico. E sempre a danno dei suoi. In una famosa telefonata intercettata, si sfoga così con Francesco Ghirelli. Oggetto dello sfogo è l’arbitro De Santis, uno della combriccola romana. «Che vada ad abitrare la Juve fisso e non ci rompa i coglioni! Gli faccia vincere il campionato e basta, De Santis! Eh, sai quali sono le due squadre che hanno il più folto numero della Gea in Italia? Messina e Reggina... Ecco, Roma 1 (il gruppo di arbitri, ndr) tutta quella zona lì è tutta bella tifosi della Juventus... Ciao ciao e vaffanculo a tutti». Chi fosse il dominus, era chiaro. «Sempre protetto... Moggi alla festa con gli arbitri ci fa l’occhiolino a tutti... A Tutti!... Ci sono degli arbitri che non meritano di stare a arbitrare nel nostro campionato. E lo sai benissimo. Si sentono forti perché sono protetti gli arbitri». Francesco Grignetti