Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  aprile 23 Lunedì calendario

RIA

RIA Lorenzo Taviano (Lecce) 17 maggio 1954. Politico. Già presidente della Provincia di Lecce (1995-2004), eletto alla Camera nel 2004 (suppletive) e 2008. Nel 2007 sostituì al Senato Giovanni Vernetti ed ebbe un po’ di notorietà per esser stato l’unico dei 1.400 delegati della Margherita che votarono contro la riconferma del presidente Francesco Rutelli. Deluso dalla mancata candidatura alle Provinciali, nel 2009 lasciò il Pd • «[...] è l’unico dei 1400 delegati della Margherita che ha votato contro la riconferma del presidente. Ha alzato la delega plastificata dai contorni gialli e si è preso, impassibile, una raffica di ”buuuh!”. Ma non è pentito. Se lo ha fatto non è tanto perché la relazione del leader non gli sia piaciuta, ma per questioni più personali che politiche. ”Gli ho chiesto per mesi un incontro, ma lui non ne ha voluto sapere di ricevermi. Sto ancora aspettando. un presidente indifferente, parla di ”comunità partito’ ma non dà ascolto. E non si può dire che io sia, nella Margherita, un perfetto sconosciuto”. Per 16 anni è stato sindaco del suo paese, Laviano in provincia di Lecce. Per altri nove ha guidato l’amministrazione provinciale della città salentina. E nella precedente legislatura è stato anche deputato, eletto alle suppletive: a Montecitorio ci è rimasto per 15 mesi, appena il tempo di avvicinarsi a Dario Franceschini, che ritiene ”il più proiettato nel futuro”. Ma non è questo, non è la tensione tra presidente e capogruppo dell’Ulivo ad aver guidato la sua scelta. Se ha trovato il ”coraggio”, che tanti fra i delegati gli riconoscono, di andare controcorrente guardando Rutelli negli occhi, è solo perché convinto che ”in politica l’elemento umano sia importante”. Faccia da bravo ragazzo, ancora adesso che ha superato i cinquanta, look ministeriale, camicia bianca e giacca blu, Ria riconosce a Rutelli la statura del leader ed è con una certa tristezza negli occhi che ammette di averlo apprezzato anche quando ha parlato dal palco del congresso, l’ultimo del suo partito. ”Ha fatto una relazione non schiacciata sul presente, coglie bene gli elementi di novità della società italiana... Ma ecco, come ho detto quel che gli manca è la cifra umana”. [...]» (M. Gu., ”Corriere della Sera” 23/4/2007) • «Lorenzio Ria lascia il Pd perché ormai lo ritiene ”geneticamente modificato”. Lo lascia prendendosela con il partito regionale, guidato dal sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha preferito candidare Loredana Capone alle Provinciali di Lecce. Tanto che lui ha già preso contatti con il Pdl di Raffaele Fitto, che potrebbe metterlo in corsa. Ma prima di passare al gruppo misto della Camera, il deputato, già Margherita e già Dc, ha attaccato Massimo D’Alema, che da quelle parti conta: ”Mi ha convinto lui ad andarmene via parlando della mia come di una ”brutta storia’”. Perché il rapporto con l’ex ministro degli Esteri, nel bene e nel male, per ben 15 anni è stato comunque un perno della sua attività politica. Lo sfidò nel ”94 a Gallipoli nella prima elezione con i collegi uninominali. E perse per una manciata di voti. Allora stava nel Ppi, poi passò nella Margherita e grazie anche all’appoggio di D’Alema, diventò presidente della Provincia di Lecce. Da allora fu più amore che conflitto. Fino alle ultime Politiche, quando, sempre con il sostegno di Massimo, è stato eletto deputato. Poi la crisi e la definitiva rottura. [...]» (R. Zuc., ”Corriere della Sera” 7/4/2009).