Eugenia Tognotti, La Stampa 23/4/2007, 23 aprile 2007
Eugenia Tognotti Qualcosa, dopotutto, vorrà pur dire se, alla vertiginosa distanza di 2400 anni da quando fu scritto, il Giuramento di Ippocrate, documento fondativo dell’etica medica, è ancora in ballo quando si parla di principi e di responsabilità del medico
Eugenia Tognotti Qualcosa, dopotutto, vorrà pur dire se, alla vertiginosa distanza di 2400 anni da quando fu scritto, il Giuramento di Ippocrate, documento fondativo dell’etica medica, è ancora in ballo quando si parla di principi e di responsabilità del medico. E se in alcune controverse questioni filosofico-morali - prime tra tutte quelle sull’aborto e sul suicidio assistito - vengono evocate le celebri, lapidarie affermazioni: «Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna un pessario abortivo». Non per niente nei momenti di crisi della medicina, e in quelli cui si rende necessario riaffermare gli ideali e i valori fondamentali e universali della professione medica, si torna a discutere del famoso Giuramento, da sottoporre a revisioni per adeguarlo al nostro difficile e complicato presente che propone sfide senza precedenti alla pratica medica: dalle sponsorizzazioni della grande industria farmaceutica, al mercato delle cure, al conflitto di interessi, alla difficoltà di onorare il tradizionale impegno a vantaggio del paziente, alla presenza di una crescente disparità nell’accesso alle cure e a tutti i problemi legati all’erogazione dei servizi sanitari. L’ultimo lifting A darne conto, del resto, è la frequenza delle messe a punto, a conferma dell’urgenza di dare risposte a problemi etici sempre nuovi. A poco più di quattro anni dall’ultima, che aveva portato alla «Carta della professionalità medica nel nuovo millennio», versione meno suggestiva del Giuramento, arriva ora l’ultimo lifting, annunciato in questi giorni dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. La dicono lunga i due nuovi principi, introdotti nel testo, che impegnano i medici a «rifuggire da ogni indebito condizionamento» nell’esercizio della professione e a «promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente». A dispetto della loro genericità, promettono molto, moltissimo, anzi, a volervi scorgere, da una parte, la necessità, per i medici, di evitare qualsiasi influenza, politica ed economica, da qualsiasi parte provenga e di qualsiasi genere; dall’altra, la centralità del paziente, nella particolare alleanza che ha per fine la cura e la guarigione dai mali, utilizzando le risorse del sapere specifico e della conoscenza. Ma impegnandosi, anche, nello sforzo di far rispettare i diritti di tutti i pazienti, compresi i più vulnerabili, mantenendo elevati standard di competenza e integrità e offrendo alla società consulenza esperta su questioni di salute. Riveduto e corretto Quando fu scritto da mani ignote, ma di certo influenzate dal Padre della Medicina, nel contesto della cultura e della civiltà greca, il Giuramento proponeva i principi che governano il rapporto fra medico, paziente e società. Escludeva l’uso del veleno e delle tecniche abortive. Stabiliva l’integrità, la discrezione e il segreto professionale. Ma gli scritti contemporanei del Giuramento rivelano che i medici greci avevano anche consapevolezza del dovere di evitare gli errori e di imparare da questi ultimi, e sapevano come e che cosa dire ai pazienti circa le loro malattie, con «onestà, rispetto e con-passione». Riveduto e corretto, insomma, l’antico Giuramento resta un monumento di principi a cui fare riferimento nella pratica medica, e non solo da ascoltare distrattamente nelle cerimonie che segnano il passaggio dei giovani medici alla professione, nella versione modernizzata e purgata dalle invocazioni ad Apollo, a Igea, a Panacea, a Esculapio e a tutti gli dei e le dee. Stampa Articolo