Antonella Amapane, La Stampa 23/4/2007, 23 aprile 2007
ANTONELLA AMAPANE
TORINO
Un secolo appeso a due esili bretelle, con l’arduo compito di sfidare la legge di gravità. Impegno non da poco, ma svolto alla grande. Compie cent’anni il reggiseno. Sempre in vetta, nonostante l’equilibrio precario, ha conosciuto un solo momento di declino: quando le femministe nel ”68 lo buttarono al rogo per rivendicare la loro libertà. A parte quel piccolo, ma non trascurabile, incidente di percorso la fama dell’indumento che ha cambiato la storia del costume - valorizzando e sorreggendo una delle zone più sexy del corpo femminile - è stata in continua ascesa. Compagno inseparabile di ogni donna, il reggipetto fa la sua timida comparsa nel 1907 sulla rivista «Vogue». Rudimentale, ma efficace, era realizzato con un tessuto rigido, cinghie di supporto e bande di stoffa. Nato in Francia, si chiamava brassière.
Gli americani
Ci pensano gli americani a perfezionarlo e ribattezzarlo «bra». Il primo brevetto di una versione vagamente moderna è del 1914. A depositare la sua invenzione - denominata «Caresse Crosby» - è una ricca signora newyorkese, Mary Phelps Jacobs. Pioniera imprenditrice, lo cede alla Warner per una cifra esorbitante all’epoca: 1500 dollari. Il prototipo, frutto di un anno di tentativi, consisteva in due fazzoletti collegati a un nastro. Nell’epoca in cui imperversa il Charleston vince il decolletè piccolo e schiacciato delle flapper, le maschiette sublimate nei romanzi di Francis Scott Fitgerald e incarnate dalla filiforme Mia Farrow ne «Il Grande Gatsby». Il colpo d’ala, che fa volare il reggiseno verso modelli più evoluti, arriva, però, solo negli Anni Trenta. Quando l’emigrata russa Ida Rosenthal apre in Usa la Maidenfdorm, azienda che diventa famosa per aver realizzato misure di coppe differenziate. Un anno dopo la Warner risponde con modelli dalle bretelle elastiche. I materiali sintetici trionfano, per carenza di fibre naturali, nella seconda Guerra Mondiale: con il nylon inventato nel ”38.
Dagli Anni Cinquanta
Negli Anni 50 la risposta al lungo periodo oscuro scandito dalle privazioni belliche è racchiuso nella circonferenza delle maggiorate come Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Anita Ekberg e - oltre Oceano - Marilyn Monroe. Icone da imitare con l’aiuto delle prime versioni imbottite amovibili. Ma sarà la scoperta della Lycra nel 1959 ad assicurare comfort e vestibilità all’accessorio più femminile del guardaroba moderno. Peccato che a tanto successo segua a ruota il decennio buio delle «zero tette». Capitanato dall’acciuga Twiggy e sostenuto dalle femministe impegnate a bruciare ogni arma di seduzione. Ripescato e alleggerito nell’era post contestazione con tagli naturali a triangolo che lo rendono un puro supporto privo di sex appeal. Se negli Ottanta è tutto un fiorire di pizzi e ferretti, dieci anni dopo tocca alla scandalosa Madonna turbare il sonno degli uomini di mezzo mondo, con il corsetto dalle coppe a siluro, disegnato da Jean Paul Gaultier. Da lì è una continua rimonta che culmina tredici anni fa con il «reggiseno dei miracoli», creato per una clientela vastissima, il Wonderbra. Push up di fattura ingegneristica, che regala anche due o tre taglie in più grazie ai particolari «pescetti imbottiti togli e metti». Pubblicizzato a tappeto sui muri di tutto il mondo da Eva Herzigova con lo slogan «Guardami negli occhi....Ho detto negli occhi». E pazienza se gli sguardi maschili andavano a finire sulle rotondità della top model causando ingorghi stradali. Il fenomeno ormai si era innescato, dando la stura a un prolifico mercato che da quel momento in poi si è sentito libero di sfornare ogni genere di diavoleria. Dai modelli gonfiabili alle protesi in lattice («I Curves»). Dalle versioni dotate di microchips fino a quelle - ancora allo studio - con lettore Mp3 incorporato.
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