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 2007  aprile 23 Lunedì calendario

Barbara Spinelli PARIGI RECLAMA GLI EROI Ségolène infine è riuscita a restituire l’onore perduto al partito socialista

Barbara Spinelli PARIGI RECLAMA GLI EROI Ségolène infine è riuscita a restituire l’onore perduto al partito socialista. Non è stata eliminata al primo turno, come cinque anni fa era accaduto a Lionel Jospin. La sinistra è riabilitata, la candidata ottiene il 25 per cento e si colloca subito dopo il vincitore di questa prima prova, che è il gollista Nicolas Sarkozy. Ma la destra esce rafforzata dal voto, e non è più la destra di ieri: Sarkozy ha fatto una campagna impostata sulla rincorsa di Le Pen, e ha ottenuto un consenso più vasto del previsto: più del 30 per cento. Ha preso numerosi voti a Le Pen, che nel 2002 aveva ottenuto il 16,8 per cento e oggi scende all’11. Il Fronte nazionale comincia a essere assorbito, una parte della destra estrema dovrà disimparare la violenza cui è abituata: è un progresso, e solo un uomo di destra poteva conseguirlo. Ma l’elettorato di Sarkozy combinato con quello di Le Pen dà vita a una grande e ambigua forza, e questo vuol dire che i socialisti di Ségolène non potranno vincere con le vecchie coalizioni di sinistra. Hanno bisogno a tutti i costi di François Bayrou, che non ha vinto la scommessa - entrare nella gara finale - ma che resta determinante e che dà vita a una terza forza assai potente (il 18 per cento circa), a un centro mai esistito nella Francia presidenziale fondata da de Gaulle. Senza di lui Ségolène Royal può difficilmente vincere, e Bayrou è dunque la vera novità di questo scrutinio. Ancora una volta, i francesi sono andati al voto con enorme passione: l’affluenza alle urne è formidabile. Era già accaduto al referendum sulla Costituzione europea, nel 2005, e la passione è sempre quella. I più diffidenti lo chiamano entusiasmo dell’antipolitica, protesta contro le élite: nell’aprile 2002, quando al primo turno delle presidenziali fu eliminato Jospin, si parlò addirittura di rivolta contro le istituzioni. In realtà la Francia è in permanente stato di sofferenza, da quel giorno. Ha paura, ma questa paura la spinge a usare l’antipolitica come arma di partecipazione più che di rigetto. una Francia che non ha precisamente una speranza, ma in cambio ha un’attesa e dalla politica si aspetta moltissimo. Si aspetta che la persona eletta ai vertici dello Stato la capisca, la riconosca, e non solo la protegga ma le indichi la via del cambiamento con un certo eroico volontarismo. «Infelice il paese che ha bisogno di eroi!», esclama Galileo nel dramma di Brecht. Quel che hanno intuito tutti i candidati e che Sarkozy ha intuito più di tutti è che la Francia ha invece bisogno proprio di questo: di eroi. Non stupisce l’immagine che ha dominato le ultime ore della campagna: Nicolas Sarkozy su un cavallo bianco nelle campagne della Camargue, jeans e camicia a scacchi, circondato da tori d’allevamento. In questa ferina ansia di divenire leggenda Sarkozy ha superato se stesso, quasi esagerando. L’icona del cavaliere senza paura è francese, sino in fondo. Volutamente il candidato ha copiato l’immagine apparsa sulla copertina dell’Economist: travestito da Napoleone, accigliato, Sarkozy inforca il cavallo bianco di conquistatore. «Un pragmatico brutale più che un liberale convinto», scrive il settimanale. Chi conosce Sarkozy ha più volte pensato a Napoleone, alla sua storia di illimitata ambizione. Il cavallo montato da Sarkò in Camargue si chiama Univers. C’è una dismisura evidente nel candidato che ha vinto il primo turno, che l’ha portato a ignorare le elementari regole della dissimulazione. Ma questa dismisura per ora lo premia. Mentre Sarkozy era sul bianco cavallo si vedeva sui telegiornali Ségolène, prima del voto: passeggiava sull’allegra rue Montorgueil in una Parigi assolata e si fermava a bere un kir col sindaco Delanoë. Era un’immagine più calma, meno eroica-parossistica. Ma in fondo ciascun candidato ha cavalcato destrieri salvifici in questa campagna, proponendosi come uomo o donna provvidenziale che si costruisce un destino personale contro le rigidità degli apparati partitici, delle burocrazie, dei vecchi modi di far politica. Anche Ségolène ha voluto diventar leggenda, scegliendo come icona una santa - Giovanna d’Arco - e vestendosi il più delle volte di bianco. E salvifico ha voluto essere Bayrou, anche se fra i candidati è apparso il più naturale, il meno nervoso e retorico. Proprio lui tuttavia è stato accusato di essere populista, di distruggere il tradizionale scontro fra blocchi. Le Monde lo ha descritto come figlio delle disillusioni, dell’insurrezione contro la classe politica, come se Sarkozy e Royal fossero di una stoffa più legittima perché appartenenti ai due campi di destra e sinistra. Ma Bayrou non è solo figlio della disillusione. Ha raccolto consensi perché propone una via diversa, una nuova separazione: non più fra destra e sinistra, ma fra riformatori (di sinistra e destra) e non riformatori. Perché ha lanciato un messaggio che la sinistra non potrà trascurare: in questa Francia dove Sarkozy rincorre Le Pen, la sinistra deve abbandonare la tradizione mitterrandiana e apprendere nuove forme di alleanza fra centro e sinistra anziché fra socialisti e estrema sinistra. Bayrou non è riuscito a ottenere questa rivoluzione subito. Ma la sua proposta alla lunga non è aggirabile. quello che nei giorni scorsi hanno voluto dire socialisti e riformatori come Michel Rocard, Bernard Kouchner, Daniel Cohn-Bendit. Bayrou ha avuto contro di sé i partiti classici e anche i giornali, e questa cecità di stampa e televisione non è nuova, né in Francia né fuori. Già nel 2005 stampa e televisione non avevano visto la nascita di un enorme rigetto dell’Europa. Sarkozy e Ségolène hanno invece capito: ambedue si sono proposti come personaggi nuovi, di rottura. Sarkozy aveva rotto con Chirac, ed è giunto sino a sposare alcune tesi di Le Pen. Ségolène aveva rotto con l’establishment socialista, con i cosiddetti elefanti: «Sono una candidata della non sottomissione», ha ripetuto più volte. Nelle prossime settimane capiremo la vera natura delle loro rispettive novità. Stampa Articolo