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 2007  aprile 23 Lunedì calendario

GINO CASTALDO

ROMA - Nella rilassata eleganza primaverile dell´Olgiata, il villaggio residenziale alle porte di Roma dove vive da 35 anni con la moglie Maria Paola, Armando Trovajoli medita sulla sua sfolgorante carriera. A settembre compirà 90 anni, ma non sembra pronto per la pensione. Un fenomeno, come Picasso e Charlie Chaplin. Il sorriso ha ancora la malizia gioiosa dei suoi anni giovanili, il cuore è stracolmo di devozione per i tanti compagni di strada che ha conosciuto. Ma le lacrime, quelle vere, le riserva a Marcello Mastroianni. «Mi scusi, ma non riesco a parlare di Marcello senza commuovermi» dice con la voce rotta e gli occhi lucidi. « più forte di me. Perché Ciao Rudy è un pezzo di cuore, non dimenticherò mai la sera della prima quando ho dato l´attacco a Marcello. Eravamo amici, dovunque c´incontrassimo mi faceva mettere al pianoforte e cantavamo».
Il suo studio gronda di ricordi entusiasmanti: locandine e spartiti, i primi manifesti di Rugantino e Aggiungi un posto a tavola, tante foto con dedica di Sophia Loren (La ciociara), Mastroianni, Alberto Sordi (Riusciranno i nostri eroi), le vignette umoristiche disegnate da Ettore Scola. «Guardi quelle foto» dice orgoglioso. « Arturo Benedetti Michelangeli. Mi regalò la sua amicizia, lui che era così burbero. Facevamo le quattro di notte, adorava il mio modo di suonare, gli piaceva il suono, mi dava un tema e io lo dovevo armonizzare improvvisando, e allora mi chiese di fare con lui un concerto per due pianoforti su musiche di Mozart, ma io non me la sono sentita. Sei un vigliacco, mi diceva».
L´occasione per ripensare alla carriera è il concerto celebrativo che si terrà il 28 aprile all´Auditorium. Cosa succederà?
«Diciamo una serata di musica, in cui certo non si possono racchiudere tutte le mie esperienze. Inizio con un brano semplice, pianoforte e orchestra, Brothers, l´ho scelto anche per il titolo: fratelli, compagni, amicizia, volemose bene, c´è tanto bisogno di serenità. Finito questo pezzettino facile passo a uno scherzo, Puppets, che parte da un quadro di Chagall, il violinista ebreo, e poi, visto che nella mia lunga esperienza di commedie musicali ho scritto molti balletti, e del resto sono stato un fanatico di Balanchine, Jerome Robbins, Bob Fosse, mi è capitato di scrivere uno scherzo con movimenti coreografici in cui un violinista prende le sembianze di uno stregone che fa muovere delle marionette. Ma anche qui c´è sempre una lunga ombra che aleggia sul mio modo di esprimermi, ovvero George Gershwin, perché in fin dei conti sono sempre un vecchio jazzista».
Il concerto è un´occasione per un bilancio della sua vita artistica. Cosa ha scelto tra le sue musiche per il cinema?
«In primo luogo Nell´anno del signore. Userò una trascrizione che feci per Accardo, a cui piacque moltissimo, è il "tema di Giuditta", una melodia semplice di fondo romanesco, un´altra invenzione di un romanesco di cui modestamente mi vanto perché in realtà, lei lo sa, Roma non canta, il popolo non canta, c´è il dialetto, c´è lo stornello, ma non c´è il melos, tranne rari casi, ma per trovarne bisogna tornare indietro fino Er barcarolo romano. Poi ci sarà Riusciranno i nostri eroi, per cui ho un debole, ed è un omaggio a Ettore Scola. Infine il Baiao di Anna, meglio noto come Il negro Zumbon (dal film Anna, del 1951), mi ricorda la Mangano, ma anche Lattuada a cui devo molto perché fu questo pezzo a aprirmi le porte del cinema, è un atto di riconoscimento a questo breve pezzetto di musica, non so se talmente cretino o cosa, eppure amato, anche in tempi recenti, viene citato in Caro diario di Moretti».
Col tempo sembra che le sue preferenze vadano più verso le commedie musicali. vero?
«Sì, senza fare torti al cinema, però l´emozione del teatro è unica, la polvere del palcoscenico, i corpi che ballano, le voci, tutto avviene lì, in quel momento. Ciao Rudy era il frutto del lavoro con Garinei, di cui tra un mese ricorre l´anniversario dalla morte, e Giovannini. Era anche il loro lavoro preferito, soprattutto per la presenza di Marcello. Lui lo diceva sempre: fu il periodo più bello della sua carriera, non c´erano film a confronto, perché realizzava un sogno che perseguiva fin da bambino, quando vedeva i film di Fred Astaire, poter cantare e ballare, rovinato solo dall´invidia di Fellini che mal sopportava il suo impegno a teatro piuttosto che nei suoi film. Era una parte perfetta, viveva il personaggio di Valentino nel suo divertimento, nella sua follia, riviveva il momento tragico in cui deve morire, con un presentimento che s´avverte fin dal primo pezzo Quattro palmi di terra in California, prima o poi troverai quei quattro palmi di terra in California dove verrai sepolto».
Quelle musiche le ha scritte già pensando a Mastroianni?
«Ma certamente, sono scritte su misura. E poteva cantarle solo lui, bisognava avere quella voce sgranata, da cavallo come gli dicevo sempre».
E ovviamente non si può non ricordare Rugantino...
«Quando all´inizio Garinei e Giovannini mi proposero Rugantino pensavo a una maschera, da commedia dell´arte, non sapevo che doveva morire sulla ghigliottina, che c´era un tragicità, dovetti ripensarlo completamente. E ci fu il miracolo di Roma non fa la stupida stasera. I due mi scrissero una lettera mentre stavo ad Assisi, per riposarmi, mi scrissero prendendomi in giro: caro Armando Cincinnato, ecco un testo per te, e di seguito c´erano i versi della canzone. La cosa strana è che ci girai intorno per un po´ di tempo, cercavo una cadenza romanesca ma non veniva niente, poi una mattina, ho detto: e se fosse così? Ed è venuta fuori, in cinque minuti. Avevo capito che c´era bisogno di una scrittura nobile, da standard americano, e infatti per assurdo, e questa è la trovata, non ha nulla di romano. Ha solo il vantaggio di avere quel testo straordinario, quello sì detto in romanesco. A Roma non c´era niente, non c´era una cultura musicale come a Napoli, c´era solo la Chiesa che faceva zompa´ le capocce. E poi, sapesse quante cose avrei voluto fare e non ho fatto...».
Ad esempio?
«Andare da solo in barca fino a Itaca, come Ulisse».