Marina Cavalieri, la Repubblica 23/4/2007, 23 aprile 2007
ROMA - Inizia oggi la settimana del "Downshifting", l´iniziativa che parte dalla Gran Bretagna e celebra l´arte di rallentare il ritmo, la tendenza a scalare la marcia, il bisogno di vivere con più tempo e meno lavoro, il coraggio di rinunciare
ROMA - Inizia oggi la settimana del "Downshifting", l´iniziativa che parte dalla Gran Bretagna e celebra l´arte di rallentare il ritmo, la tendenza a scalare la marcia, il bisogno di vivere con più tempo e meno lavoro, il coraggio di rinunciare. Anche allo stipendio, se necessario. Il fenomeno esiste già da tempo ma negli ultimi anni è diventato un movimento che ha best seller e siti, testimonial e guru, una galassia dove orbitano sia manager che ecologisti, oltre a un esercito di professionisti di tutti i tipi che lavorano nel cuore pulsante delle metropoli, persone ben pagate ma nonostante questo pronte a tradire la causa del lavoro tiranno e onnivoro, disponibili a disertare, invertendo la rotta. Il termine "downshifting" fu usato per la prima volta nel 1994 dal Trends Research Institute di New York per indicare il comportamento di persone che barattavano una riduzione anche consistente del loro stipendio in cambio di maggior tempo a disposizione. Oggi è anche una voce del New Oxford Dictionary, per il quale "Downshifting" significa «scambiare una carriera economicamente soddisfacente ma stressante con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante dal punto di vista personale». E´ ovvio che per rinunciare ad una parte dello stipendio è necessario che questo sia abbastanza significativo ma i "downshifter" sono anche tutti quelli pronti ad adottare uno stile di vita più rilassato, naturale ed ecologico, meno consumistico. Insomma, sono quelli che vogliono porre fine alla grande corsa, alla frenesia che fa riempire i vuoti della giornata con sempre nuovi impegni come un puzzle a cui manca sempre un tassello per potersi dire compiuto. Per il downshifter il tempo è più importante del denaro, l´ozio un momento creativo che non va sprecato in inutili consumi; il lavoro, o meglio la sua attuale organizzazione, un residuo di epoche passate. «Il valore assoluto è il tempo e, allora, perché investirlo in consumi non necessari? Perché lavorare un mese intero per comprare un capo firmato, o una settimana per parlare al cellulare?», si legge nei loro siti. Datamonitor, un´agenzia di ricerche di mercato londinese, aveva previsto che nel 2007 sarebbero stati 16 milioni i downshifter, oggi è difficile quantificarli anche perché a differenza degli hippy anni ”60 e ”70, o altri movimenti che in passato avevano teorizzato il rifiuto del lavoro, i downshifter non sono al di fuori del sistema economico ma dentro, a volte con ruoli di prestigio e questo li rende forse più invisibili ma anche più pericolosi. Non a caso i downshifter ritengono un loro pioniere Robert B. Reich, ministro del Lavoro durante la prima presidenza Clinton, che si dimise dall´incarico per passare più tempo con la famiglia. Diversi poi i loro maestri: c´è Pierre Sansot con il suo Buon uso della lentezza, Viviane Forrester che ha scritto La violenza della calma, Tom Hodgkinson autore de L´ozio come stile di vita. Nei loro testi la delusione della modernità, la grande illusione della tecnologia che sembrava dovesse liberarci dal lavoro e invece di darci più tempo ce lo ha tolto, il piacere ritrovato della lentezza. Se questi sono i maestri, ci sono poi le avanguardie. Sono i professionisti che hanno mollato la carriera per convertirsi ad un altro stile di vita, decisioni che sono sempre state descritte come scelte individuali ed eccentriche, ma per i downshifter non si tratta di velleità isolate piuttosto delle punte di un movimento che vuole cambiare la qualità della vita e quindi l´organizzazione del lavoro, consapevoli che la carriera ha perso il suo fascino, la sua insidiosa necessità. E allora ecco che per il secondo anno consecutivo viene organizzata la settimana "downshifting": nasce nei paesi anglosassoni ed è semplicemente un invito rivolto a tutti: «Gettate un sasso nello stagno della fretta».