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 2007  aprile 22 Domenica calendario

TORINO

morto nella notte, soffocato dal fumo nell’incendio di una roulotte al campeggio di «Villa Rey», sulla collina che sovrasta la città. Una roulotte a noleggio illuminata soltanto dalle candele, dove era arrivato sabato sera dopo alcuni mesi passati a Lima, in Perù. Massimo Macario, 37 anni, era nipote di Erminio, grande attore e autore comico, forse il più celebre e geniale tra quelli che hanno cantato la torinesità e l’hanno trasformata in un surreale stereotipo, creando personaggi come «Monsù Travet».
Con la seconda, amatissima moglie Giulia Dardanelli, che tuttora vive nella casa di famiglia nel centro di Torino, Macario aveva avuto due figli: Alberto, 64 anni, che si è trasferito a Roma, mentre Mauro, regista e biografo del padre, 61 anni, vive vicino La Spezia con la seconda moglie.
Massimo era suo figlio, l’unico nipote del comico, che lo adorava e da ragazzino gli aveva anche attribuito una piccola parte nel suo spettacolo domenicale. Cresciuto in teatro e affascinato dalle sue atmosfere, Massimo Macario aveva lavorato fin da giovanissimo come tecnico del suono: «Era cordiale e amabile, lo conoscevo bene e lo avevo incontrato non molto tempo fa nelle Marche proprio per commemorare il suo grande nonno – racconta l’attrice Margherita Fumero, che esordì giovanissima a fianco del celebre comico ”. Voleva fare l’attore, non riesco a capacitarmi di questa tragedia, non so come potesse essere finito lì...». Un altro amico di famiglia, il regista Massimo Scaglione, ricorda i suoi esordi come tecnico in diversi spettacoli: «Era un ragazzo che cercava di imparare, ha lavorato a lungo in teatro con alterne fortune».
In effetti, negli ultimi anni, Massimo pareva aver perso la stabilità e si spostava spesso tra Italia e Sud America, senza avere un’occupazione fissa. A Torino avrebbe dovuto incontrare la mamma, Isabella Tantini, la nonna Giulia, forse la persona della famiglia con la quale aveva mantenuto il legame affettivo più forte, ed anche il padre Mauro, che ieri mattina ha appreso la tragedia da una telefonata della ex moglie: «Massimo aveva molti amici sia in Italia sia in Perù, lavorava, era un bravo fonico. Ci saremmo incontrati nei prossimi giorni, l’avevo sentito giovedì...», ha detto l’uomo, ancora sotto choc. E un’altra parente ha raccontato: «Purtroppo non era la prima volta che Massimo commetteva un’imprudenza: già in un’altra occasione il lenzuolo del suo letto aveva preso fuoco perché si era addormentato fumando».
Nessuno, ora, sa o vuole dire con precisione che cosa abbia fatto precipitare l’esistenza di un giovane dal cognome «importante». Qualcuno fa cenno alla droga, tema centrale dell’unico film realizzato dal padre Mauro nel 1976, Perché si uccidono. Di certo c’è che già un anno fa Massimo era arrivato al campeggio sulla collina, accompagnato dai servizi sociali del Comune di Torino: «Ogni tanto ospitiamo persone in difficoltà – conferma il gestore, Marcello Maida ”. In quell’occasione è rimasto una decina di giorni. Era una persona triste ma gentile, credo ammalata... Questa volta invece ci ha telefonato direttamente per prenotare, dicendo che sarebbe arrivato nel pomeriggio, poi ci ha avvisati di essere in ritardo...». E proprio il ritardo – la vittima è arrivata a Villa Rey dopo le 23 di sabato – sarebbe all’origine della tragedia: l’allacciamento alla rete elettrica non è stato fatto subito, e l’uomo ha quindi usato alcune candele per illuminare l’interno del caravan. Toccherà al sostituto procuratore Roberto Sparagna ricostruire esattamente i fatti. Il campeggio, l’unico della città, attende da anni di essere rinnovato, e si è pian piano trasformato in una sorta di accampamento dove vive, più o meno stabilmente, chi non ha più una casa. Tra i bagagli di Massimo Macario, due valigie colme di abiti e di cd musicali, da De André a Manu Chao, la polizia ha ritrovato oltre 7.000 euro in contanti. Verrà sepolto nel Cimitero Monumentale vicino a suo nonno.