Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  novembre 19 Domenica calendario

La Royal, Un bel gadget. Corriere della Sera, domenica 19 novembre PARIGI – «Ségolène Royal? L’ho inventata io!»

La Royal, Un bel gadget. Corriere della Sera, domenica 19 novembre PARIGI – «Ségolène Royal? L’ho inventata io!». Davvero, Jean-Marie Le Pen? « tutto scritto. Vede, io sarò pure un orco, un tipaccio politicamente scorretto, un antifemminista; però in politica ci prendo. Con Ségolène c’ho preso. Non adesso; due anni fa. da allora che dico: vedrete che i socialisti candidano la Royal. Siccome hanno fallito clamorosamente nelle due grandi prove del loro governo, le 35 ore e la riforma delle pensioni, non possono portare all’Eliseo un politico. Ma possono presentare in campagna elettorale un gadget. Come politico, Ségolène non ha sostanza. Ma come gadget è perfetta. donna. madre. bella, se non altro più bella della sua rivale Martine Aubry. Fa molto democrazia del Nord. figlia delle élites, ha studiato all’Ena. cresciuta sulle ginocchia di Mitterrand. stata ministro ma non troppo. Ha fatto belle foto per Gala e Ici Paris. la moglie, pardon la compagna, anzi, diciamolo: è la concubina del segretario del partito...». Le Pen non ha perso il gusto di passare per cattivo. Quando parla della seconda guerra mondiale, è inaccettabile. Quando parla della Royal, è greve. Però si capisce che un po’ gli piace. «Non è male. Carina. Veste bene. Ma ha un pessimo carattere. Le donne le preferisco gentili, dolci. Lei è dura, altera, collerica, talora persino brutale». Detto da lei, Le Pen... «E’ così: ti sorride ma vorrebbe azzannarti. Non saprebbe governare, ma è una buona candidata: ha un cognome, Royal, da Ancien Régime, e un nome, Marie-Ségolène, che evoca la tradizione, la campagna della Lorena, le buone vecchie famiglie "reac", reazionarie. Infatti i suoi sono fieri reazionari. La cugina è dei nostri, capolista del Front National a Bordeaux. Il padre colonnello aveva il profilo da elettore di Le Pen, e l’ha educata con rigidità. Poi è arrivato il Sessantotto e sua figlia si è ribellata, l’ha pure portato in tribunale per una questione di soldi, ed è sprofondata nell’abisso del socialismo». Il patriarca dell’estrema destra ama i giochi di parole. «Ségolène è una fatina, una brezza leggera, una farfalla effimera, una libellula. Ecco, è una libellula che apre le fragili ali e svolazza sopra il pantano del Marais-Poitevin, la grande palude della regione di cui è presidente, grazie all’allora premier Raffarin, che ha voluto cambiare il sistema elettorale e si è fatto battere in casa propria dalla libellula. Capisco il suo successo; ma non dura. L’Ena, le conferenze a Sciences Po, le primarie in famiglia sono una cosa; la politica di strada è un’altra. Non conta la scienza, conta il fiuto». La politica di strada è quella che Le Pen predilige, l’unica che gli è consentita. E il fiuto gli dice che l’ascesa della Royal potrebbe anche essere un bene, per lui. «Nel 2002 ho perso perché non devo arrivare al ballottaggio contro un candidato che si dice di destra; devo avere di fronte un candidato che si dice di sinistra». Ségolène sarebbe perfetta.