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 2007  aprile 22 Domenica calendario

FIORE Raffaele

FIORE Raffaele Bari 7 maggio 1954. Ex terrorista • «Così, con tono indifferente: “Con Carlo Casalegno ce l’avevo non come individuo, ma come simbolo della stampa di regime”. Certo, spari al simbolo e chissà se ti accorgi di aver assassinato un uomo. Per l’agguato, nel primissimo pomeriggio del 16 novembre 1977, erano in quattro, armati. Il vice- direttore della Stampa sarebbe morto dopo un’agonia straziante, il 29 novembre. Ancora oggi c’è chi pretende di definire quel’omicidio un episodio della “campagna contro l’uso controrivoluzionario dell’informazione”. Tu scrivi, io ti ammazzo. Che cosa pas-si per la testa di un assassino o di un fanatico assassino, forse non lo sapre-mo mai e, magari, non lo sa neppure lui. Raffaele Fiore sparò al “professore”, come affettuosamente veniva chiamato Casalegno, e dopo quasi trent’anni per la prima volta racconta l’agguato nel libro L’ultimo brigatista di Aldo Grandi [...] L’ex brigatista, oggi è libero. Da quello che dice, pare quasi che il tempo si sia fermato e lui dà l’impressione di esser ancora convinto che la strada percorsa fosse quella giusta. Allora per Casalegno le Brigate rosse avevano tentato di spacciare l’agguato vigliacco come la “risposta, ampia e diffusa, data dai movimenti e dalle formazioni rivoluzionarie di tutta l’Europa, all’assassinio di Andreas Baader, Gudrum Enslin e Jean Carl Raspe, avvenuto il 18 ottobre 1977 nel carcere di Stammhein (Germania)”. Un po’ di preteso internazionalismo, del resto una delle parole d’ordine era: “Proletari di tutto il mondo unitevi!” [...] Poi, nella primavera 1978, il sequestro di Aldo Moro con la strage di via Fani, a cui lui, Fiore, partecipa ma senza sparare perché, con suo grande disappunto, il mitra s’inceppa. “Mi sentivo di non aver portato a termine il lavoro nel migliore dei modi”. Quindi il 15 dicembre di quell’anno i poliziotti Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, di ronda alle Carceri Nuove di Torino: “Non era necessario né importante annientare la pattuglia, bensì spararle contro, così da dimostrare una certa forza”. Li freddarono, ma quelli “non se ne accorsero nemmeno”. [...]» (Vincenzo Tessandori, “La Stampa” 22/4/2007).