Fonti varie, 16 aprile 2007
Anno IV - Centosessantaquattresima settimanaDal 7 al 16 aprile 2007Francesi Domenica prossima i francesi cominciano a scegliere il loro nuovo presidente della Repubblica
Anno IV - Centosessantaquattresima settimana
Dal 7 al 16 aprile 2007
Francesi Domenica prossima i francesi cominciano a scegliere il loro nuovo presidente della Repubblica. La situazione è questa: il favorito è Nicholas Sarkozy, 52 anni, attuale ministro dell’Interno, uomo di destra, modi spicci, slogan semplici («sto dalla parte di chi paga il biglietto», «sto dalla parte delle vittime contro i delinquenti»), aria in ogni caso da duro (chiamò ”racaille", cioè "feccia", i francesi figli di immigrati che avevano messo a ferro e a fuoco la banlieu), piccolo di statura, figlio di un nobile scappato dall’Ungheria ai tempi di Stalin, sposato due volte, uomo sicuramente nuovo nel panorama europeo. Il suo avversario principale è una donna, Ségolène Royal, 54 anni, moglie del segretario del partito socialista François Hollande, quattro figli, piuttosto fascinosa, enarca - cioè laureata, a differenza di Sarkozy, all’Ena, la scuola della classe dirigente francese -, gran comunicatrice. I sondaggi la danno però in calo, al punto che un socialista storico come Michel Rocard ha proposto la creazione di un asse tra lei e il terzo candidato, François Bayrou, già ministro della Pubblica Istruzione, centrista - per dir così - alla Casini: l’idea di un matrimonio politico tra i due è stata però respinta con sdegno dai socialisti. Sicché è anche possibile che l’avversario vero di Sarkozy risulti alla fine il famoso Jean-Marie Le Pen, il vecchio ultrafascista e ultrarazzista che proverà a prendersi l’Eliseo per la quinta volta consecutiva. Nel 2002, al primo turno, ebbe più voti del socialista Lionel Jospin, che pure era primo ministro, e lo cancellò dalla geografia politica francese. Con un avversario simile, al ballottaggio Chirac ebbe il sostegno di tutti i non-fascisti e risultò eletto con più dell’80 per cento dei voti. Gli osservatori non escludono che anche quest’anno possa accadere qualcosa del genere. Come il lettore avrà capito, il presidente francese viene eletto dal popolo con il sistema maggioritario a due turni: se nessun candidato supera al primo turno il 50 per cento dei voti, si affrontano nel duello finale i primi due classificati. Domenica prossima Sarkozy dovrebbe risultare primo con circa il 30 per cento dei voti. La tornata decisiva si disputerà tra due settimane.
Cinesi La signora Ruowei Bu, che aveva stipato di scatole da scarpe la sua automobile parcheggiata all’angolo tra via Sarpi e via Niccolini (Milano), si vide contestare dai vigili il "trasporto irregolare", poi le fu chiesto il libretto, infine la piccola di tre anni che stava con lei si mise a piangere, si fece intorno all’auto un po’ di folla, i vigili caricarono madre e figlia sulla loro auto, il marito - che era stato tutto il tempo a portar le scatole dalla macchina al negozio - si mise a gridare che non lo facevano lavorare, grida analoghe si levarono dalla folla che adesso andava facendosi sempre più numerosa, ecco il fatto apparentemente insignificante di una multa a Milano trasformarsi in una questione internazionale perché la signora Bu è cinese, cinese il marito, cinese il negozio, cinesi gli uomini e le donne che s’erano accalcati intorno alla vettura e avevano poi preso a protestare a loro volta. Questi cinesi diedero subito luogo a una manifestazione nella medesima Chinatown milanese (un quadrilatero tra Cimitero monumentale e corso Sempione), manifestazione compatta e affollata, affrontata dalla polizia e finita purtroppo a botte. Botte di qua e botte di là, con feriti non gravi e contusi in ospedale sia tra i cinesi che tra i vigili italiani. Si seppe poi che questi cinesi - una comunità di 13-15 mila persone, che ha cominciato a insediarsi a Milano addirittura nel 1920 - si sentono perseguitati dalla nuova giunta Moratti e in particolare dal vicesindaco De Corato (An) il quale vuole pedonalizzare la zona e possibilmente trasferire almeno i grossisti da un’altra parte. I pochi italiani rimasti nel quartiere, infatti, protestano per un caos perenne, rumori, traffico e condizioni, insomma, di scarsa vivibilità. I cinesi rispondono con un argomento molto semplice e, nel nostro contesto, purtroppo assai efficace (e giusto): perché, in un oceano di irregolarità, venite a concentrarvi solo sulle nostre? Si sa che appartamenti e negozi sono stati comprati dai cinesi senza badare a spese, proprio con l’obiettivo di creare, all’interno della città, un’altra città in cui vivere indisturbati. E infatti l’integrazione con questa comunità (160 mila persone in tutta Italia, la quinta per consistenza numerica ma forse la prima per ricchezze) è pressoché nulla: i cinesi - a Milano, Torino, Roma o Prato - non si fanno né sentire né vedere, lavorano a testa bassa per quattro anni di media e poi se ne tornano in patria col gruzzoletto. Anche per questo la rivolta del 12 aprile ha fatto sensazione. Pechino ha preteso informazioni e ci ha fatto sapere che non tollererà discriminazioni nei confronti dei suoi cittadini: ce la farebbe pagare con ritorsioni contro le nostre aziende che vogliono andare a fare affari laggiù. La Moratti continua a dire che «non possono esserci zone franche» e ha ragione anche lei. La situazione è difficile.
Russi A Mosca manifestazioni di protesta contro Putin (replicate il giorno dopo a Pietroburgo) sono finite con cariche della polizia, fermi e arresti, tra i quali quello del famoso campione di scacchi Garry Kasparov, che ambisce a farsi capo dell’opposizione. Come si sa, il mandato di Putin scade l’anno prossimo e in teoria il presidente non potrebbe ricandidarsi (ha già occupato quella poltrona due volte). Il miliardario Berezovskij - che ha fatto i soldi al tempo di Eltsin, poi è entrato in rotta con la nomenklatura e vive adesso a Londra - ha detto che Putin starà fuori dalla stanza della presidenza non più di tre mesi e poi si ripiglierà tutto. «Ci vuole un colpo di stato e lo finanzierò io», ha aggiunto, dichiarazione che ha creato grossi problemi diplomatici agli inglesi. Berlusconi, a cena da Putin proprio il giorno della sommossa di Pietroburgo (anche qui ci sono state cariche della polizia e arresti), s’è schierato senza esitazione col presidente russo. «Oltre tutto i seguaci di Kasparov non erano più di settecento. Mica come i due milioni che ho affrontato io».
Talebani Il terzo uomo del sequestro Mastrogiacomo, l’interprete Adjimal Nashkbandi, è stato decapitato dai talebani il giorno di Pasqua. Il presidente afgano Karzai aveva infatti rifiutato la liberazione di due capi terroristi. Il delitto ha provocato molte polemiche tra le forze politiche e un dibattito parlamentare teso, ma privo di conseguenze concrete. L’opposizione imputa in pratica al governo un atteggiamento cinico: una volta salvato l’italiano, ve ne siete fregati di tutto il resto. Stessi concetti, espressi con parole molto più pesanti, da Gino Strada, il medico di Emergency che si sta trasformando in una star della sinistra radicale. Berlusconi - con una dichiarazione molto apprezzata da Fassino e dagli altri - ha invitato i suoi a stare molto calmi su un tema del genere. I talebani hanno adesso in mano due francesi - Céline ed Eric - i cui video sono stati diffusi domenica scorsa. I due piangono e chiedono a Chirac di fare quanto i talebani pretendono: «Altrimenti ci taglieranno la testa».
Papa Lunedì scorso Joseph Ratzinger ha festeggiato i suoi 80 anni mandando in libreria la prima parte di una biografia di Gesù, Gesù di Nazaret (Rizzoli). L’ha scritta non come papa, ma come studioso e amante di Cristo: «Potrò essere criticato» ha infatti precisato. Il racconto dei Vangeli di Benedetto XVI vuole rispondere alle numerose interpretazioni - più o meno scientifiche - che in questi ultimi anni hanno messo in forse la figura storica di Cristo e le vicende relative a vita, Passione, morte e Resurrezione così come vengono raccontate dai sacri testi.