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 2007  aprile 22 Domenica calendario

MILANO

La differenza salta agli occhi. Melfi ha speso quanto lo stipendio medio di un dirigente d’azienda (4.281 euro), Palermo ha pagato 8 mila volte tanto (35.158.588 euro). Parliamo di intercettazioni telefoniche, anno 2006. Parliamo di quasi 250 milioni di euro spesi da un capo all’altro della Penisola. Che diviso per i 57 milioni che siamo, fanno 4 euro e 30 centesimi all’anno per ciascuno di noi. Oppure, se si preferisce, la somma totale è di quasi 700 mila euro al giorno. E poi ci sono i costi del personale che si occupa dell’ascolto e della trascrizione. Per non parlare delle perizie e delle traduzioni, quando servono.
Per spendere la sua cifra, la procura di Melfi ha emesso due soli decreti che autorizzavano a intercettare diverse persone sotto inchiesta. Il Palazzo di giustizia di Palermo, invece, nel 2006 (l’anno dell’arresto di Provenzano) ha «prodotto» 2.774 autorizzazioni.
I dati sull’Italia intercettata che l’ufficio statistica della Giustizia ha elaborato e aggiornato pochi giorni fa, disegnano una mappa dalle cifre in parte sorprendenti. Prendi Potenza, per esempio. La procura più criticata d’Italia proprio per l’utilizzo delle intercettazioni, secondo alcuni eccessivo quando non inutile, risulta essere al trentesimo posto per la spesa sostenuta l’anno scorso (1.576.989 euro per un totale di 201 decreti di autorizzazione). E siccome non tutti i distretti hanno ancora tirato le somme e alcune delle città che mancano all’appello potrebbero superare i costi di Potenza, il contestato Woodcock, con le sue inchieste sul re Vittorio Emanuele di Savoia e sulle foto ricatto ai vip, potrebbe scivolare anche più in giù nella classifica del ministero. «Un altro tassello che fa capire quanto alcune obiezioni siano state strumentalizzate», commentano i suoi collaboratori più stretti.
Ha speso di più la procura di Busto Arsizio (quella delle indagini sulle Bestie di Satana e sul crack della compagnia aerea Volare), numero 27 dell’elenco con 1.780.871 euro pari a 704 decreti. Hanno sborsato più soldi che a Potenza anche nella ben più anonima procura di Latina (1.999.479 euro, 408 autorizzazioni) e, com’è ovvio, nelle grandi città o nelle sedi a più alto tasso di criminalità. Milano, con i suoi 26.201.525 euro per 5.379 decreti, segue Palermo e – a sorpresa – la terza classificata risulta essere Varese, dove l’inchiesta più impegnativa degli ultimi mesi è quella ancora in corso sul crac della Cit, compagnia italiana turismo. I magistrati varesini hanno speso 22.698.935 euro (il numero totale dei decreti non è disponibile). Dopo il quarto posto di Reggio Calabria e il quinto di Napoli, che è più facile pensare come procure molto attive sul fronte delle intercettazioni, c’è una inaspettata Monza, con i casi finanziari del pm Walter Mapelli o i reati legati alla criminalità organizzata del suo collega Salvatore Bellomo. Nel 2006 Monza è costata alla Giustizia 11.966.823 euro (629 autorizzazioni del giudice).
Anche disponendo di tutti i dati, va da sé che non è il numero dei decreti emessi dai giudici a fissare un possibile confronto fra le procure e a stabilire chi è stato più parsimonioso. Perché una singola autorizzazione può riferirsi a più indagati e perché anche dal punto di vista pratico i costi delle intercettazioni sono molto variabili, legati soprattutto alla difficoltà tecnica (specie se si intercettano ambienti) e all’affidabilità degli strumenti. Proprio per tagliare i costi, il recente disegno di legge Mastella – quello che ha fissato 100 mila euro di ammenda per chi pubblica atti vietati – ha fatto ordine nei centri d’ascolto. Una falciata drastica: non più 163 ma 26. E poi ogni procura dovrà mandare al Guardasigilli, entro il 31 marzo, una relazione che dovrà essere trasmessa alla Corte dei Conti sulle spese sostenute l’anno precedente.
Alla Camera il Ddl Mastella è passato all’unanimità. « la prima volta di questa legislatura» fanno notare al ministero. Oppure, per vederla con gli occhi del ministro, «è stato un grande, esaltante momento di attività parlamentare».