Erika Della Casa, Corriere della Sera 22/4/2007, 22 aprile 2007
LERICI
(La Spezia) – Il suo turno di lavoro inizia alle otto e finisce alle dodici e mezza, pausa di due ore, poi rientro alle due e mezza ma questa mattina il lavoro è più intenso, le ambulanze sono in continuo movimento, così Francesco Pazienza all’una è ancora in servizio. Su un’ambulanza della pubblica assistenza di Lerici, tranquilla cittadina vicina alla Spezia. Il consulente del Sismi, l’ex brasseur d’affaires,
come gli piaceva essere definito, o più sbrigativamente «faccendiere» come lo hanno classificato per anni le cronache, fa il milite della Croce Bianco Rossa, in regime di semilibertà. Sconta una condanna a dieci anni per il depistaggio sulla strage di Bologna, ma ora la libertà è vicina.
La sera torna a dormire a casa, in una villetta a mezza costa, con una splendida vista sul golfo. Lui che era abituato a una vita frenetica fra Parigi (dove era il «capostazione» per il Sismi), Londra, l’Africa, l’Asia, ha preso i ritmi rilassati del paese, chiacchiera seduto davanti alla sede della Croce, il giubbotto arancione fosforescente dei soccorritori, gli occhiali scuri. «Sono qui per lavorare – dice – e mi piace questo lavoro, lasciatemi in pace».
Ha avuto dei problemi da quando ha iniziato questo servizio, una settimana fa? Gentile, rifiuta domande, magari sulla nuova stagione delle spie, quelle che lavorano senza viaggiare come faceva lui, affidandosi piuttosto alle intercettazioni. Ma un po’ uomo di mondo, anche con la tuta da volontario del soccorso, lo rimane e allontanandosi saluta mandando baci con la mano.
Adesso è tranquillo. Sessant’anni, alto e prestante, passo deciso, per ora fa l’angelo della Croce: già si racconta di quando è tornato a casa di una vecchietta a prenderle il suo «orsacchiotto», un cuscino dorato di cui la nonnina non poteva fare a meno per dormire. «In carcere ho scoperto il valore della solidarietà» ha dichiarato più volte, e dalla cella di Livorno ha scritto petizioni per compagni di detenzione, ha dato consigli, ha fatto anche uno sciopero della fame per protesta contro il trattamento rigido cui era sottoposto ma sempre guadagnandosi attestati di buona condotta. Quelli che lo hanno portato alla semilibertà e alla pubblica assistenza di Lerici. Dice a tutti che quando sarà definitivamente libero continuerà a lavorare qui, con i militi del soccorso, in questo piccolo borgo marinaro «in fondo sono lericino d’adozione». Però, con un guizzo del Francesco Pazienza che negli anni Ottanta frequentava il potentissimo Marcinkus nume dello Ior e delle finanze vaticane, o teneva stretti rapporti con il «banchiere di Dio» Roberto Calvi, si è lasciato sfuggire che per il «dopo», quando sarà un uomo libero, qualche offerta di lavoro l’ha già avuta, «nel campo della finanza e dell’ambiente».
Rimane un uomo enigmatico, considerato da alcuni l’uomo ombra del Sismi negli anni delle trame che culminarono nella strage di Bologna. Il suo nome si ritrova ad ogni incrocio pericoloso della storia di questo Paese, dalla tragedia di Ustica al crack del Banco Ambrosiano a Tangentopoli, fino alla sua uscita di scena e all’ingresso in carcere.
Ma il suo nome è riemerso anche per l’affaire avvelenato di Telekom Serbia a causa di un ambiguo biglietto che gli fu sequestrato in cella.
Adesso l’ex faccendiere ha appena accompagnato una vecchietta disabile a fare una visita in ospedale. I suoi compagni di lavoro dicono che con gli anziani ci sa fare. E di sicuro è un grande narratore. Da questo scorcio di paradiso ligure fra le case dipinte a colori pastello e il mare, di avventure in paesi lontani ne può raccontare tante. «Quando è arrivato – dice una sua collega della Croce – ci ha chiesto una cosa sola: di essere assegnato al lavoro sulle ambulanze, ha rifiutato gli uffici, la segreteria e il centralino». Voglia di aria aperta, di libertà.
«E’ un lavoro che mi piace, resterò anche dopo la fine della pena»
Ha aiutato una vecchietta recuperandole il cuscino preferito