Stefania Rossini, L’espresso 26/4/2007, 26 aprile 2007
INTERVISTA A SANDRO BONDI, COMPRENDENTE UNA CRONOLOGIA DELLA VITA
di Stefania Rossini
I trabocchetti della politica. Le critiche ai colleghi di partito. La passione per il Cavaliere. E un rimpianto: ’Hanno fatto di me una macchietta’. Bondi si confessa
Se si vuole intervistare Sandro Bondi bisogna prepararsi a non farsi stordire dalla sua inossidabile gentilezza, dalla sua voce sussurrante, dal suo linguaggio curiale che è l’opposto di quello solito della politica. Per Bondi le domande sono un dono che gli permette di avvolgerti in una imbarazzante nuvola di sentimenti, le obiezioni un’opportunità per ribadire che tutto al mondo è bello, buono, giustificabile o almeno perfettibile, a parte i comunisti naturalmente, ombre del suo stesso passato sui quali sembra aver condensato ogni residua aggressività. Alla fine pensi che quest’uomo di 48 anni che ne dimostra 60, nato dal nulla per volontà di Berlusconi che ne ha fatto prima il suo segretario, poi il suo portavoce e infine il coordinatore del suo movimento ("Però fisicamente non sono il tipo che lui apprezza a prima vista", disse una volta) un suo mistero ce l’ha. Nessuno può essere autenticamente come Bondi pretende di mostrarsi. Nessuno può affrontare il mondo della comunicazione con la sua impolitica affettività. Nessuno può trattare in quel modo idolatra il proprio capo politico, se non munendosi di una qualche malizia. Quindi entriamo nel suo gioco e gli poniamo una domanda primaria che gli piacerà.
Bondi, ma lei che uomo è?
"Deluso, prima di tutto. E anche sofferente per l’immagine ridicola che si dà di me".
Siamo alla malinconia. Che cosa l’ha delusa?
"La politica. Io mi sento dentro una forte tensione morale che non trova più spazio in questo modo di far politica, sempre più lontano dai sentimenti, dalle speranze, dagli entusiasmi della gente".
Va così male dalle sue parti?
"Va male ovunque. Ormai c’è solo una sterile contrapposizione tra schieramenti, senza slanci ideali. Ma voglio ritrovare le energie per trasformare Forza Italia in un vero partito".
Finora era finto?
"Questo no, ma qui non si conoscono quelle regole per cui un partito si sente tale. E siamo anche privi di anima e classe dirigente. Tutti gli esponenti del partito hanno un rapporto personale e di identificazione con Berlusconi. Tra noi non c’è né solidarietà né appartenenza. Così non si sopravvive".
Beh, non si può dire che lei dia il buon esempio. considerato il campione dell’adulazione acritica verso il capo.
"Lui è un grande uomo e l’ho detto più volte, ma sempre per spiegarmi politicamente. Forse ho peccato d’ingenuità e hanno fatto di me una macchietta. Io venivo da un’esperienza politica locale e non ero abituato a questi trabocchetti".
Locale ma comunista. Non è proprio questo passato che le ha dato un posto speciale in Forza Italia?
"Ma io ero un comunista tiepido, un migliorista. Mi piaceva Berlinguer più per la sua tristezza esistenziale, che per le sue idee politiche. Ho anche fatto battaglie coraggiose per far nascere qualcosa di nuovo, di più democratico. Non sono mai stato un voltagabbana".
Come mai allora tutto questo disincanto? Non sembra a suo agio neanche qui.
"Vede, io non avevo capito che su Berlusconi, e di conseguenza su di me, c’era un atteggiamento della stampa e della cultura totalmente negativo. Se lui scherza allegramente con cinque ragazze, magari delle visitatrici occasionali della sua villa in Sardegna, ci si impianta su uno scandalo quando non è neanche una notizia. Se io scrivo libri, anche importanti, nessuno li recensisce".
Nessuno? Neanche i giornali di famiglia?
"No, ne ha parlato soltanto Alberto Bevilacqua su un settimanale femminile. Se i miei saggi sulla civiltà dell’amore e sul potere femminile li avesse scritti Walter Veltroni, sarebbero stati considerati politicamente, umanamente, intellettualmente e stilisticamente geniali".
Lei ha una fissazione per Veltroni. Prima dice che le fa pena perché nega il suo passato comunista. Poi gli dedica una poesia.
"E pensi che non mi ha neppure degnato di una telefonata di ringraziamento. Il mio era un gesto ardito che andava riconosciuto".
Forse il suo poetare è un po’ oscuro. Forse Veltroni non l’ha capito bene.
"Allora spieghiamo. una quartina. Il primo verso dice: ’Tenero padre’, chiaramente il padre di Veltroni".
Il secondo, ’madre dei miei sogni’, riguarda la madre?
"No, è il padre che nei sogni del figlio diventa madre".
Poi c’è un’’anima ulcerata’. Di chi è?
" di Veltroni. Gli è rimasta una cicatrice nell’anima".
E infine il ’figlio mio ritrovato’ è Veltroni?
"No, è ancora il padre che vedo come figlio di Veltroni. Però lei non mi faccia come Berlusconi, che non capisce mai niente delle mie poesie. E me lo dice ridendo".
Come le è venuta la voglia di esprimersi in versi?
"Giuliano Ferrara, che mi prende teneramente in giro, dice che sono passato dall’estasi politica all’estasi poetica. Ma in realtà avevo bisogno di colmare un vuoto. Durante l’adolescenza ero tutto preso dall’impegno politico e non ho vissuto questa sfera importante dell’intimità".
I suoi detrattori dicono che oggi la vive fin troppo.
" un complimento. Sentire la propria interiorità è vitale, anche nel dolore. Anche quando guardo mio padre, un uomo pieno di coraggio e dignità, un comunista che negli anni Cinquanta era emigrato in Svizzera a spaccare pietre, oggi reso muto da un ictus. Anche lui ha cambiato idee politiche e, quando mi vede, vorrebbe parlare, si sforza, si protende. Provo a immaginare quello che mi vuol dire".
Che cosa immagina?
"Forse che è un po’ contento di me, che mi ha visto in televisione la sera. I miei genitori vivono in un paesino di 300 persone, dove io sono l’unica celebrità. Anche se sono tutti vecchi anarchici e comunisti, hanno deciso di sopportarmi".
Gira voce, invece, che sua moglie se ne sia andata negli Stati Uniti perché non la sopportava più.
" una cattiveria che ho già sentito. Mia moglie si è traferita perché aveva vinto un concorso all’Università di Boston. Una grande opportunità che doveva cogliere. Certo, non nego che si sentisse un po’ sacrificata dopo il nostro trasferimento ad Arcore, in un appartamento vicino alla villa di Berlusconi. Quando ho letto la bellissima lettera della signora Veronica su ’Repubblica’, ho pensato che se mia moglie avesse parlato del nostro rapporto a un giornale, avrei tremato".
Il distacco ha funzionato?
" stato un sollievo e un riavvicinamento. Ho ritrovato con mia moglie un rapporto di grande stima e amicizia".
E l’amore? Lei così sentimentale risparmia le parole?
"Sa, con mia moglie siamo stati compagni di classe al liceo, ci siamo persi di vista e ritrovati molti anni dopo. Ciascuno di noi aveva avuto esperienze negative. Siamo andati insieme a visitare mostre, abbiamo fatto dei viaggi. Forse non è mai stata una vera passione, ma un’intesa amorevole per trascorrere insieme la vita. Ora vado in nave a trovare lei e mio figlio in America".
Già, è noto che lei non prende l’aereo. Ha mai pensato di curare questa fobia?
"No, ho sempre cercato di non affrontare il problema. Anche quando ho fatto il servizio militare in aviazione, sono rimasto sempre a terra. Mi tengo la mia innocua paura di volare".
Sa comunque che viene considerata l’espressione di un’altra paura?
"No. Quale?".
Quella della libertà, dell’espressione dei propri impulsi sessuali.
"Eh, non vale. Su questo terreno non la seguo".
Come mai? Lei ha scritto molto sulle donne, sulla differenza emotiva tra i sessi.
" vero, ho scritto che gli uomini si dividono in reazionari, che hanno sempre romanzato il passato, e in rivoluzionari che idealizzano il futuro. Così non vivono nel presente. Le donne invece sono qui ed ora, incarnate nella realtà. per questo che Berlusconi è il più femminile dei politici".
Questa la spieghiamo meglio.
"Berlusconi, come le donne, è tutto concentrato sulla vita. Quello che mi ha attratto in lui è questo suo amore indistinto: per le donne, per la bellezza, per il paesaggio, per la natura. Di conseguenza ha una grande paura della morte, che per lui è un evento sconvolgente".
Per lei no?
"Cerco di abituarmi all’idea. Mi aiuta la fede che ho avuto fin da ragazzo, anche se tormentata e, come diceva Sergio Quinzio, inserita in un cammino di disperazione".
La consola il fatto di avere un posto riservato nel mausoleo che Berlusconi si è fatto edificare nel parco di Arcore?
"Non mi consola perché non ho nessuna intenzione di farmi seppellire lì. Lui ancora non lo sa, ma me ne andrò dov’è la mia famiglia, in un posto bellissimo sulle Alpi Apuane".
Un tradimento postumo.
"Non scherzi. La vita e la morte sono cose serie. E certo Berlusconi mi perdonerà". n
La penna del capo
1959 Sandro Bondi nasce a Fivizzano
in provincia di Massa Carrara il 14 maggio. l’unico figlio di Renzo, operaio, e Maria Bortoli, casalinga.
1960-70 Trascorre dieci anni in Svizzera dove il padre, che lavora lì come spaccatore di pietre, ha trasferito la famiglia. Frequenta le prime classi delle elementari a Losanna.
1970-1978 Tornato in Italia, continua gli studi al liceo scientifico di Villafranca. Si iscrive alla Federazione giovanile comunista, e diventa segretario della Lunigiana.
1984 Si laurea in Filosofia all’università
di Pisa con una tesi su Leonardo Ballazzana, un frate agostiniano avversario di Savonarola, sepolto in una cripta di Fivizzano.
1984-90 Mentre continua l’impegno politico, lavora come assicuratore per l’Unipol, la compagnia delle coop rosse.
1990 sindaco comunista del suo paese natale.
1992 La sua giunta viene rovesciata dai socialisti locali che si accordano con la Dc. Deluso, lascia il Pci.
1993 Incontra una vecchia compagna di liceo, Gabriella Podestà, che sposa due anni dopo. Hanno un figlio, Francesco, che oggi ha nove anni e vive con la mamma negli Usa.
1994 Disoccupato e depresso, un giorno accompagna Pietro Cascella ad Arcore dove lo scultore sta costruendo il mausoleo di Berlusconi. l’inizio della sua seconda vita.
1995-1999 Accetta il primo lavoro per Berlusconi al centro studi forzista diretto da Paolo Del Debbio, ma presto si trasferisce ad Arcore nella segreteria particolare del capo per occuparsi della corrispondenza: risponderà a circa 20 mila lettere.
2001 l’autore di ’Una storia italiana’ il libro fotografico che Berlusconi invia nelle case di tutti gli italiani. anche eletto per la prima volta alla Camera.
2004 Pubblica il saggio ’Tra destra e sinistra. La nuova politica di Forza Italia’.
2005 Nominato coordinatore di Forza Italia, si occupa della comunicazione per
le regionali, ma il partito perde molti voti. Esce un suo libro sul potere femminile
dal titolo ’Civiltà dell’amore’.
2006 Di nuovo eletto deputato, resta coordinatore del partito. Il suo ultimo libro dal titolo conciliante: ’Laici e credenti:
una fede comune’ è, come gli altri, edito da Mondadori. Ma le sue poesie sono pubblicate in Svizzera e firmate con lo pseudonimo Agostino da Turalgo.