Varie, 21 aprile 2007
MISTRETTA
MISTRETTA Pasquale Cagliari 4 settembre 1932. Ingegnere • «Sei mandati consecutivi da rettore: un record mondiale. L’ingegner Pasquale Mistretta governa dal 1991 l’università di Cagliari. Quando assumeva il potere, non era ancora scoppiata la Tangentopoli di Mario Chiesa; il Pci aveva appena annaffiato la svolta della Bolognina con le lacrime di Occhetto; Prodi e Berlusconi erano lontani anni luce dalla politica. E in America regnava Bush, ma il padre. Mistretta è seduto ancora sullo scranno più alto dell’ateneo di Cagliari (38 mila studenti, 3.200 docenti), attivo più che mai nella settimana della cultura scientifica e tecnologica, onore e vanto dell’ateneo. [...] Dopo i primi due mandati, il rettore non sarebbe più stato eleggibile; si introducono però gli statuti universitari, e l’era Mistretta prosegue per altri due mandati, ex novo, i sei anni precedenti come cancellati. Vicino alla scadenza, fa modificare lo statuto, con possibilità di una nuova elezione. Che puntualmente avviene. Alla nuova scadenza fa un numero da Ronaldinho: nuova modifica, senza più limiti per eventuali rinnovi. Così, se l’età non gli imponesse la pensione è prossimo ai 75 anni , riuscirebbe a governare più di molti papi. [...] ”So bene che in molti ce l’hanno con me, ma come mai da sempre i rappresentanti degli studenti mi votano? Perché so stare al passo coi tempi”, contrattacca vigoroso. Non gli va giù che nell’infinito capitolo su Parentopoli dell’accademia italiana sia inserito suo figlio Fausto, ricercatore sempre a Cagliari. ”Io sono ingegnere urbanista, lui ingegnere strutturale. Un’altra branca, non sono certo potuto intervenire per agevolarlo”. Don Pasquale vede rosso se gli si sfiora il figliolo, al punto che ha dichiarato: ”Molti figli, proprio a causa di complessi d’inferiorità verso padri illustri, si sono smarriti, alcuni sono persino finiti nella droga”. Al di là di certi sbandamenti affettivi, la filosofia di Mistretta è una sintesi di realismo e di cinismo. Riassumiamo. Il maestro che spreme l’allievo come un limone ha verso di lui un debito e deve aiutarlo; la preferenza va data al più fidato, che prosegua l’insegnamento, ”non a uno che me la tira dietro”; nell’università si incontrano intelligenze, se c’è feeling è normale che ci sia aiuto; in certe famiglie si respira un’aria più consona ad arrivare in cattedra. ”Ho due nipotini prosegue il rettore che crescono con un padre ingegnere, una madre insegnante, una nonna ex docente di fisica, un nonno rettore e altri parenti nell’insegnamento. La loro costruzione culturale è diversa da chi ha una famiglia di altro tipo”. Nessuna meraviglia, dunque, se fra alcuni lustri altri due Mistretta insegneranno ai sardi. ”Parliamo di concorsi universitari? Sono un punto d’arrivo: ogni aspirante sa che deve scrivere cose approvabili dai commissari, invitarli ai convegni, uniformarsi. Detto ciò, meglio il concorso nazionale: per superare i localismi, per sprovincializzarsi”. Il cuore da barone prevale sempre, però: ”Un bidello guadagna ottocento euro al mese. Se mi chiede un occhio di riguardo per il figlio, perché dovrei ignorarlo?”. una filosofia, la sua, comune ad altri docenti d’annata. [...]» (Sandro Vacchi, ”Il Messaggero” 18 aprile 2007).