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 2007  aprile 21 Sabato calendario

Londra. Studi cinematografici di Pinewood. Gennaio 1966. François Truffaut comincia le riprese di Fahrenheit 451, il film tratto dal romanzo di Ray Bradbury

Londra. Studi cinematografici di Pinewood. Gennaio 1966. François Truffaut comincia le riprese di Fahrenheit 451, il film tratto dal romanzo di Ray Bradbury. Il regista ne possiede i diritti da tre anni, ma non può trasformare il libro in pellicola per mancanza di finanziatori. Finalmente ottiene fiducia da una casa indipendente, la Mca (Music Corporation of America), e da due attori di forte richiamo: Julie Christie, reduce dalla lavorazione del Dottor Zivago, e Oskar Werner. Partendo da qui, e con molte incognite ancora da sciogliere, dà il ciak al suo primo film internazionale. Su questa lavorazione protrattasi fino alla fine di giugno Truffaut tiene un «giornale di bordo» sul quale annota ciò che accade sul set e non solo. Parla di apprensioni, di fiducia perduta e ritrovata, di attori e delle loro caratteristiche. Fra tante note estetiche e tecniche, ecco quelle sul rapporto tra romanzo e film, il cui delicato equilibrio Truffaut ha sperimentato all’epoca di Jules e Jim. Il brogliaccio di questa navigazione rischiosa esce adesso per la prima volta in Italia in appendice alla versione teatrale di Fahrenheit 451 preparata da Bradbury negli Anni ”70. Tradotto da Monica Capuani e Daniele D’Angelo, il volume è edito da Elliot (pp. 220, e12). L’uscita avviene in concomitanza con il debutto alle Fonderie Limone di Moncalieri dello spettacolo che Luca Ronconi ha realizzato per il Teatro Stabile di Torino, per il Teatro di Roma e per il Biondo di Palermo. / FRANOIS TRUFFAUT Fahrenheit 451 è tratto da un romanzo di Ray Bradbury che ho letto alla fine degli anni Sessanta; nel 1962 ne ho acquistato i diritti. Perché ho dovuto aspettare tre anni e mezzo per girarlo? Semplicemente per ragioni di soldi. Nell’euforia di Jules e Jim, mi ero lanciato in un progetto finanziariamente troppo impegnativo per le mie forze. Seri produttori francesi hanno esaminato l’affare e lo hanno giudicato troppo rischioso. Devo aggiungere che l’adattamento che abbiamo scritto, Jean Louis Richard e io, non ha mai suscitato molto entusiasmo, al di là di tre o quattro amici. Poi, ci fu il giro delle case di produzione americane e, anche lì, risposta negativa. Ricordo, per esempio, che tre anni fa l’ufficio di New York degli «Artisti Associati» doveva scegliere tra due progetti francesi: L’uomo di Rio e Fahrenheit 451. Bisognerebbe essere in malafede per dire che non abbiano fatto una buona scelta con il film di Philippe de Broca, che ha fatto guadagnare loro una fortuna. Stavolta, se il film si girerà, sarà grazie all’appoggio di Oskar Werner e di Julie Christie, che sono diventati delle grandi star nel corso di questi ultimi mesi. Per pura coincidenza, in questo momento stanno ricevendo una valanga di riconoscimenti, premi e promesse di Oscar. Nel giugno 1963 un produttore newyorkese, Lewis Allen, ha ricomprato i diritti di Fahrenheit 451 con l’impegno che lo avrebbe girato solo con me. Da quel momento, il progetto è diventato di lingua inglese, eppure ci sono voluti ancora due anni per mettere insieme i finanziamenti. (Martedì 11 gennaio). / Domenica 16 gennaio Con Suzanna facciamo una scappata a Pinewood a vedere le scenografie della settimana prossima. La caserma dei pompieri è venuta molto bene. Ho delle perplessità sull’appartamento di Montag. Un film di fantascienza scatena la creatività di tutti, e talvolta a sproposito. probabile che qualcuno mi dirà: «Per mostrare che la vita di quella gente è triste, ho previsto elementi (scenografia o costumi o accessori) molto tristi». Tutte queste trappole sono aggravate dalla mia tendenza a dire «questo lo vedremo all’ultimo momento». Ho calcolato che, in questo film, avremo una grana per ogni unità, vale a dire una grana al giorno, una grana per ogni scenografia, una grana per ogni scena, insomma una vera fiera delle grane! Tre anni fa, Fahrenheit 451 si presentava come un film di fantascienza, futurista, pieno di trovate e di gadget ecc. Nel frattempo, c’è stato James Bond, Courrèges, la Pop Art e anche Godard, ecco, per la miseria, e io mi tolgo d’impaccio un po’ come avevo fatto trasformando Jules e Jim in un film d’epoca per evitare il rischio: Jim corridore automobilistico, Jules fotografo di moda e Catherine ragazza-copertina! Lunedì 17 gennaio Oggi abbiamo davvero cominciato il film. La prima inquadratura è stata molto difficile da mettere a punto, perché volevo combinare due scenografie per approfittare delle belle porte automatiche che ha costruito Sid Caine. Montag, sul cui viso si riflette la luce rossa dei richiami di allerta, passa dalla sala di ricreazione dei pompieri all’aula in cui si fa lezione, dove tiene un corso su «Come trovare i libri nascosti». A causa di un lanciafiamme difettoso, abbiamo perso molto tempo e sentivo che l’ansia di Oskar Werner non lo avrebbe abbandonato finché non avessimo girato la prima inquadratura. Venerdì 28 gennaio Il ruolo del Capitano sta cambiando, è già cambiato. Cyril Cusack è l’attore più inquieto che mi sia mai capitato. un uomo di grande bontà e dolcezza; può recitare le scene in più versioni, sa essere barocco, malizioso o lirico, ma non farà paura, questo no, e già me ne consolo perché sento che il ruolo ci guadagna più di quanto ci perda. Quest’uomo, questo Capitano che vomita libri, sarà tremendamente simpatico, e va benissimo così. A causa di questo (o grazie a questo), ci allontaniamo dal melodramma e il ruolo sarà più vivo. Sabato 19 febbraio Al National Film Theater, con Helen Scott e Suzanne Schiffman: This Land is Mine di Renoir. Dato che la sceneggiatura di Fahrenheit 451 è stata scritta pensando costantemente alla Resistenza e all’Occupazione, le coincidenze tra i due film sono numerose. Quello di Renoir è molto bello. Charles Laughton è superbo, e mi chiedo se sia stato difficile o no dirigerlo. Due mesi fa, Fahrenheit 451, sulla sceneggiatura, era un film duro e violento, animato di buoni sentimenti e piuttosto pesante. Girandolo, mi sono reso conto che avevo la tentazione di dargli un po’ di leggerezza, e questo mi ha indotto a maneggiarlo un po’ da lontano e ad avere una visione del futuro che somiglia a quella che ho avuto del passato in Jules e Jim, senza forzare la mano al pubblico, senza costringerlo a crederci troppo. Se ricominciassi il film da zero, direi allo scenografo, al costumista e al direttore della fotografia, a mo’ di istruzioni: facciamo un film sulla vita come la vedono i bambini, i pompieri saranno dei soldatini di piombo, la caserma un giocattolo favoloso ecc. Vorrei che Fahrenheit 451 non somigliasse né a un film iugoslavo né a un film della sinistra americana. Vorrei che rimanesse modesto a dispetto del suo «grande tema», un film semplice.