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 2007  aprile 21 Sabato calendario

FRANCESCO SEMPRINI

NEW YORK
Baghdad come Berlino e Belfast. I militari americani di stanza nella capitale irachena sono impegnati da giorni a erigere un muro, lungo circa 5 km e alto quasi 4 metri, pensato per proteggere l’enclave sunnita di Adamiya dalle insidie provenienti dai confinanti quartieri sciiti.
La realizzazione della barriera rientra in un più ampio piano di sicurezza studiato dal nuovo comandante americano David Petraeus ,che punta a ridurre gli attriti fra le etnie rivali ma potrebbe anche favorire una balcanizzazione della città. Quando l’opera sarà completata la minoranza sunnita sulla sponda Est del fiume Tigri sarà completamente isolata, e l’accesso all’enclave sarà possibile solo attraverso i «check point» piantonati dalle forze di sicurezza irachene. una misura necessaria, spiega il capitano Scott McLearn, della 407ª brigata, dal momento che la comunità è bersaglio di «continue violenze».
La realizzazione del progetto, iniziata il 10 aprile, avviene per lo più di notte e vede impegnate squadre di militari del genio coadiuvate da volontari iracheni alla guida di gru e mezzi pesanti. Il «grande muro di Adamiya», come viene chiamato dai residenti, vanta il primato di essere la prima barriera «settaria» realizzata nella capitale. « uno degli elementi portanti della nuova strategia della coalizione e delle forze irachene per interrompere la spirale di violenze a sfondo religioso», ribadiscono alcuni ufficiali americani.
Ma sono in molti a sollevare obiezioni fra sunniti e sciiti. «Rischia di accentuare la separazione nella popolazione», spiega Ahmed Abdul-Sattar, 35enne impiegato del governo di Baghdad, «senza fermare la spirale di sangue che dilania il Paese».
Ieri almeno 12 persone sono morte in un attentato a Karradah, quartiere a maggioranza sciita di Baghdad, mentre sale a più di 200 il bilancio delle vittime civili della serie di attacchi suicidi di mercoledì. L’offensiva di Al Qaeda nel Paese non si ferma: un video diffuso dallo «Stato Islamico in Iraq», gruppo che raccoglie anche l’organizzazione che fa capo a Osama bin Laden, ha annunciato di aver formato un «governo per le province irachene» che afferma di avere sotto il proprio controllo, a cominciare da quelle sunnite. Tra i suoi membri c’è anche Abu Hamza Al-Mujaher, successore di Abu Musab al Zarqawi. La perdurante ondata di violenze è stata oggetto di riflessione per Robert Gates durante una visita in Iraq, la terza dall’inizio del suo mandato.
Ai leader iracheni, il capo del Pentagono ha puntualizzato i tempi della missione americana: «Il nostro impegno è a lungo termine, ma ciò non significa che ci siamo impegnati a mantenere i nostri uomini a tempo indeterminato». Di tempi ha parlato dal Michigan anche George W. Bush, secondo cui una valutazione sulla nuova strategia per l’Iraq sarà possibile «più avanti», anche se «le cose stanno già cambiando». Ha risposto così a Harry Reid, leader della maggioranza democratica al Senato, che ritiene la guerra in Iraq ormai «persa».

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