Roberto Zuccolini, Corriere della Sera 21/4/2007, 21 aprile 2007
FIRENZE
La platea del PalaMandela trattiene il respiro e lui, alla fine, sceglie di fare gli auguri al suo ormai ex partito: «Sarebbe bello un doppio successo, buona fortuna compagni!». Dopo queste parole il dado è tratto: Fabio Mussi non sta più con i Ds e non parteciperà alla costruzione del Partito Democratico. Nella sala non si contano i lucciconi agli occhi di tante compagne e di qualche compagno. Anche quelli del diretto interessato che confessa: «Questa mattina avevo l’anima a terra». E anche quelli di Piero Fassino che alla fine l’abbraccia. Più tardi tutti gli diranno «ci ritroveremo insieme»: Veltroni, Franceschini, Bersani, Prodi, D’Alema.
Ma per ora Mussi se ne va. Lo fa senza sbattere la porta e «senza fare drammi», come gli aveva chiesto Massimo D’Alema, ma ripetendo nel suo intervento di «addio», interrotto da non pochi applausi, le ragioni della scissione: «Sono i partiti che fanno i governi, non il contrario». Ad un certo punto cita Enrico Berlinguer: «Lui sì che bisogna metterlo nel Pantheon». E l’assemblea scoppia in un grande applauso. A scanso di equivoci promette, nonostante tutto, fedeltà al governo Prodi: «Il nostro spazio comune è l’Unione: tra di noi deve esserci comunque un patto di ferro». Ma va all’attacco sulla collocazione internazionale del Pd: « chiaro che non farà parte del Pse». E così alla fine annuncia: «Si aprono due fasi costituenti». Quella del Pd e quella di «una forza di sinistra, socialista, laica e di governo». Vuol dire che il Correntone guarderà al Prc e, al tempo stesso, ai socialisti dello Sdi? Mussi non lo esclude, ma ripete come un ritornello ossessivo: «Contenuti, contenuti, ci vogliono prima di tutto i contenuti». E intanto si perde qualche esponente che non se la sente di abbandonare: l’ex portavoce dello stesso Correntone, Vincenzo Vita insieme ad un gruppetto di amministratori in Calabria, Piemonte e Basilicata.
Ma forse si ritroverà accanto il primo firmatario della terza mozione, vale a dire Gavino Angius. Che non ha ancora deciso, ma che potrebbe portare fuori della Quercia e, quindi, del futuro Pd, metà della sua corrente, mentre l’altra resterebbe, insieme a Massimo Brutti. E che ha impostato gran parte del suo intervento in un attacco ai cattolici, a partire dai Dico: «Non sono credente, ma non mi considero portatore di una morale inferiore».
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«Per me l’addio di Mussi», che ha citato nove volte chiamandolo sempre per nome, Fabio, «è particolarmente doloroso. Lo conosco da 35 anni, ricordo che ero un ragazzo quando lui, con coraggio e coerenza, criticò l’espulsione del Manifesto. Mussi è una persona meravigliosa, una delle migliori che ho incontrato nella mia vita. Lo conferma la sua storia, che dal palco non ho voluto raccontare nei dettagli per non turbare la sua riservatezza: la famiglia operaia, il padre cieco, gli studi alla Normale, la laurea in Germania con Habermas...» (Veltroni ad Aldo Cazzullo).