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 2007  aprile 16 Lunedì calendario

Il cambiamento del clima preoccupa gli apparati militari degli Stati Uniti. Il mese scorso l´U. S. Army War College ha finanziato una conferenza di due giorni presso l´Istituto Triangle per gli Studi sulla Sicurezza intitolata "Implicazioni del cambiamento climatico globale per la sicurezza nazionale"

Il cambiamento del clima preoccupa gli apparati militari degli Stati Uniti. Il mese scorso l´U. S. Army War College ha finanziato una conferenza di due giorni presso l´Istituto Triangle per gli Studi sulla Sicurezza intitolata "Implicazioni del cambiamento climatico globale per la sicurezza nazionale". A illustrare il rapporto (63 pagine), undici generali in pensione, che definiscono il riscaldamento globale "una sfida per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti". Rischio prospettato: la destabilizzare degli Stati africani e asiatici più vulnerabili, causa la siccità e la crisi della produzione agricola, che innescherebbe un´emigrazione di massa verso i paesi più ricchi. Commissionato dal Centro per le Analisi Navali e finanziato dal governo, il rapporto vanta, tra gli altri, il contributo dell´ammiraglio T. Joseph Lopez (vicino al vice presidente Cheney), del generale Anthony C. Zinni (critico verso l´operato del presidente Bush), dell´ex capo di Stato maggiore dell´esercito, il generale Gordon R. Sullivan. Intervistati la scorsa settimana, i generali hanno anticipato che il cambiamento del clima renderà sempre più difficile per gli stati-nazione deboli soddisfare le necessità di base delle loro popolazioni. Come esempio, la circostanza che metà dell´acqua potabile consumata quotidianamente dal 40 per cento della popolazione mondiale è ricavata dallo scioglimento estivo dei ghiacciai di montagna in esaurimento: "Quando un governo non riesce più a garantire i servizi di base alla popolazione, ad assicurare l´ordine interno, a proteggere i confini nazionali da eventuali invasioni, allora si creano le premesse per il caos, e l´estremismo e il terrorismo colmeranno il vuoto che si sarà venuto a creare". Anche i conflitti regionali più gravi, come in Darfur e in Somalia, in origine scatenati dalla mancanza di risorse, con il riscaldamento del clima peggioreranno. Secondo il vice-ammiraglio Richard H. Truly, il cambiamento del clima è più problematico di una minaccia militare tradizionale, perché "avrà impatto su ogni paese, su ogni persona al mondo nello stesso identico momento". In pericolo anche alcune basi militari, come Diego Garcia, l´atollo nell´oceano indiano, hub logistico per le operazioni in Medio Oriente di Stati Uniti e Gran Bretagna, di pochi metri al di sopra del livello del mare ("Anche se le conseguenze sullo stato di allerta dell´esercito non sono insormontabili, la perdita di alcune basi avanzate potrebbe richiedere una potenza di gettito maggiore e superiori capacità di colpire a distanza, e ciò a sua volta aumenterebbe il fabbisogno energetico dell´esercito"). Già in passato le gerarchie militari avevano analizzato le implicazioni del cambiamento climatico: nel 2004 Andrew Marshall, direttore del dipartimento di valutazione del Pentagono, aveva commissionato e fatto pubblicare uno studio sulle possibili catastrofiche conseguenze del riscaldamento globale. Quattro anni prima il Dipartimento della Difesa aveva pubblicato un altro studio, "Cambiamento del clima, efficienza energetica e protezione della fascia di ozono". Il Pentagono e le autorità militari finora hanno rifiutato interviste, ma alcuni ex ufficiali coinvolti nello studio, ancora in contatto con il Dipartimento della Difesa, hanno assicurato che il problema è all’esame di vari rami dell´esercito.