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 2007  aprile 19 Giovedì calendario

Dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi dei membri del governo Prodi è emerso che Antonio Di Pietro, concludendo una transazione con Marco Tronchetti Provera, ha lucrato sull’acquisto di un appartamento affittandolo al suo partito, l’Italia dei Valori, a un canone superiore rispetto alle rate del mutuo acceso

Dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi dei membri del governo Prodi è emerso che Antonio Di Pietro, concludendo una transazione con Marco Tronchetti Provera, ha lucrato sull’acquisto di un appartamento affittandolo al suo partito, l’Italia dei Valori, a un canone superiore rispetto alle rate del mutuo acceso. Di Pietro, che nella classifica dei ministri più ricchi del governo, si è classificato a metà, con un imponibile di 187.716 euro, ha concluso l’affare tramite la società di sua proprietà, la An.to.cri srl, che ha acquistato un nove vani a Milano, in via Felice Casati 1/A, dalla Iniziative immobiliari di Gavirano, Gruppo Pirelli Real Estate, di proprietà del principale azionista Telecom, e poi lo ha dato in locazione all’Italia dei Valori, per un canone leggermente superiore alle rate semestrali del mutuo concesse dalla Banca nazionale del lavoro (12.580,48 euro, per un ammontare del mutuo di 300 mila euro). Analogo affare concluso dal ministro delle infrastrutture a Roma: un dieci vani acquistato dalla An.to.cri srl sempre con mutuo Bnl e affittato ancora a Idv, con un guadagno per il ministro di 60 mila euro all’anno. Senza contare che l’amministratrice della srl di Di Pietro è Silvana Mura, tesoriere del partito. Totale versato da Di Pietro per i due immobili: un milione e 183mila euro. Già nel 1996 le indagini aperte a Brescia a suo carico (concluse con un non luogo a procedere), rivelarono l’inclinazione di Di Pietro a concludere affari immobiliari lucrando sulla sua posizione pubblica. In particolare l’acquisto di una garconnière proprio dietro alla Scala di Milano, messa a disposizione del figlio Cristiano fino al ”94, finanziato dal Fondo pensioni Cariplo, quando vicepresidente era Sergio Radaelli, socialista, in precedenza inquisito dallo stesso Di Pietro. Proprietario l’imprenditore Antonio D’Adamo, coinvolto nelle indagini di Mani Pulite, e nel ”96 uno dei grandi accusatori dell’attuale ministro. Quando rivelò di avergli pagato per almeno un anno e mezzo la suite da 5-6 milioni di lire al mese al residence Mayfair di Roma, di aver concesso gratuitamente un appartamento a Rocco Stragapede, storico collaboratore di Di Pietro, e gli omaggi fatti allo stesso Di Pietro e consorte (una Lancia Dedra, il vestiario di lusso nelle sartorie Tincati, Fimar e Hitman di Milano, un jet privato per partite di caccia, un cellulare – uno anche a Stragapede -, ombrelli, agende, persino stock di calzettoni al ginocchio e una libreria per la casa di Curno). Accertati anche due prestiti ottenuti da Di Pietro a tasso zero: 100 milioni da D’Adamo (restituiti nel 1995 in una scatola da scarpe), altri cento da un altro imprenditore inquisito, Giancarlo Gorrini (usati per comprare la casa per il figlio, a Curno).