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 2007  aprile 18 Mercoledì calendario

DUE ARTICOLI DEL SOLE 24 ORE SUI SOLDI DI DS E MARGHERITA

Lina Palmerini, 18 aprile 2007
ROMA
Al congresso Ds che si apre domani a Firenze, sotto la scelta del Partito democratico covano le questioni patrimoniali legate alla nuova rotta politica. Anzi, una doppia questione: da un lato una scissione, quella dentro la Quercia; dall’altro una fusione, quella con la Margherita. Due operazioni che in termini finanziari comporterebbero una due diligence dello stato patrimoniale per poter gestire il duplice fronte delle divisioni e degli accorpamenti di beni. Non si parlerà di questo nel prossimo e ultimo congresso dei Ds. Non se ne parlerà ad alta voce ma chi deve fare di conto - e non solo - il problema ce l’ha bene in mente e le tappe, i numeri per fare le trattative le ha già studiate. Insomma, se la scissione del Correntone ci sarà, come ci si dividerà il patrimonio? Come si spartiranno gli introiti del tesseramento, i rimborsi pubblici, le sedi e gli immobili del partito? E il marchio di uno dei simboli più forti del partito, quello della Festa dell’Unità, a chi va? Se il tesoriere di Via Nazionale, Ugo Sposetti, conferma che anche con il Partito democratico quella festa resterà, perché «il marchio è forte come quello della Nutella e non si abbandona», è vero però che la proprietà è della direzione nazionale dei Ds, di cui oggi fanno parte anche i dirigenti del Correntone. Oggi, ma dopo il congresso chissà. Dunque, anche sulla Festa dell’Unità ci sarà da trattare.
E questo congresso sarà la base per il negoziato perché, se la mozione di Piero Fassino ha raccolto il 75% dei consensi, alla mozione Angius è andato il 9,3 e alla sinistra di Mussi il 15. su queste percentuali che si misurerà la consistenza economica della scissione? Anche perché, da subito, il Correntone si appresta anche a fondare un gruppo parlamentare autonomo che si chiamerà Sinistra democratica. La questione però è ancora controversa perché anche dove la mozione Mussi ha vinto - come accade in Calabria, in Lazio e anche a Torino - buona parte della base non è intenzionata a lasciare la Quercia subito e vuole partecipare alla fase costituente del Partito democratico. «Il problema della divisione dei beni non si pone perché la scissione non ci sarà», ribatte Sposetti, che oggi rifiuta l’argomento. Ma poi aggiunge: «Ma parliamo anche della divisione del debito. Sono pronto a rincorrerli per alleggerirmi di un po’ di problemi». Dalla parte opposta, quelli che si preparano alla scissione reagiscono allo stesso modo: no comment. Perfino Cesare Salvi, senatore ds, dalla risposta pronta quasi su tutto, questa volta sceglie di tacere. «Parlarne è prematuro». Eppure la decisione della rottura politica sembra già matura.
Tanto per cominciare, ecco una cifra che dà l’idea dell’ordine di grandezze di cui vivono i partiti: il congresso di Firenze costerà circa due milioni di euro. «Spero di non spendere di più», dice Sposetti che da poco ha portato buoni risultati sul fronte della riduzione del debito. Al 31 dicembre del 2001 l’indebitamento complessivo era di 584 milioni e 500mila euro; al 31 dicembre 2006 si era ridotto a 139 milioni e 144mila euro. «Si tratta di mutui garantiti, non sono preoccupato però dobbiamo intervenire qui perché la nostra missione non è quella di dare i soldi alle banche», dice il tesoriere. Le entrate del partito sono fatte di tesseramento, ricavi delle feste dell’Unità, campagne di autofinanziamento, contribuzione volontaria dei parlamentari. E c’è poi il fronte immobiliare. Già perché alcuni immobili sono di proprietà dei territori e, in alcuni territori, ha vinto la "scissione" di Mussi.
Proprio da pochi mesi è in corso un censimento delle proprietà e non c’è ancora un quadro certo della consistenza patrimoniale e del suo stato d’uso. Dal 22 gennaio scorso un gruppo di lavoro sta esaminando i rapporti patrimoniali e finanziari tra partito e territorio dal ’97 al 2006. Finora sono state liberate da ipoteche 61 immobili per un valore di quasi 13 milioni, da qualche mese il partito ha riacquistato 16 immobili per un valore di 2,6 milioni. Che fine faranno anche in caso di fusione con la Margherita? Ma anche su questo argomento si glissa. «prematuro: nella fase costituente si scriveranno le regole, si farà la trattativa e si raggiungerà l’intesa. Ora è presto, e comunque abbiamo già una base per discutere: le regole adottate per la lista dell’Ulivo», spiega Sposetti riferendosi ai rimborsi elettorali erogati dallo Stato. Però alle scorse elezioni fu possibile dividerli perché al Senato Ds e Margherita sono andati al voto con liste separate. Ma domani, quando il partito sarà uno?
Certo, il tema può essere prematuro da un punto di vista: perché al congresso della Margherita uno dei fronti più caldi è la poltrona del tesoriere oggi affidata a un rutelliano ma che i Popolari rivendicano per sé. Dunque sono gli ex Ppi a voler trattare con i Ds le spinose questioni patrimoniali. Una cosa è certa, tutte le regole dei partiti saranno riviste e corrette. A partire da quanto versano i parlamentari al partito. Oggi, c’è differenza tra la Quercia e i Dl. I parlamentari ds versano il 40% della loro indennità, mentre quelli di Roma e del Lazio arrivano anche al 48%, come gli europarlamentari. Nella Margherita la cifra si riduce invece almeno della metà. E questo è un punto. Poi c’è la questione dei giornali. La Quercia non è più proprietaria dell’«Unità»ma la Margherita ha un suo quotidiano, «Europa». Quale sarà il suo destino, quello di organo del partito democratico? Interrogativi destinati a trattative faticose, almeno quanto il tema della leadership del futuro Partito democratico.

IL PARTITO IN CIFRE


615.414
Iscritti
Di cui 3.015 gli iscritti all’estero
e 49.810 iscritti alla Sinistra giovanile
6.937
Sezioni territoriali e aziendali
Tra queste 54 sono all’estero
6
Presidenti di Regione
Sono 23 i presidenti di Provincia, 28 i sindaci di Comuni capoluogo
244 unità
Personale della struttura centrale
4.000 circa
Feste dell’Unità
Giro d’affari 300 milioni

***

Riccardo Ferrazza, 19 aprile 2007
ROMA
L’impegno profuso nella campagna elettorale si fa sentire sulle casse della Margherita: l’esercizio dell’anno 2006 si chiude infatti a filo d’acqua con appena +0,15 milioni di euro. I Dielle non porteranno così nel Partito democratico il «tesoretto» accumulato nell’anno precedente, quando grazie a un risultato da +6,65 milioni, il partito si era tirato fuori dal «rosso» del 2004 (chiuso con -1,6 milioni). Dai numeri del bilancio consuntivo preliminare risulta inoltre sempre più determinante nei conti della Margherita il peso del finanziamento pubblico che da solo rappresenta quasi il 90% delle entrate del partito di Rutelli. Che per il 2006 scendono a 24,3 milioni contro i 29,02 dell’anno precedente. Anche le uscite segnano una diminuzione: 27,6 da 31,7 milioni. Si consolida, infine, il debito: dalla triplicazione subita tra il 2004 e il 2005 (quando si passò da 3,5 a 11,7 milioni), nel 2006 il deficit si è attestato a 11,3 milioni, mentre i ricavi ammontano a 13,4 milioni.
La sede e il giornale
La gestione del tesoriere Luigi Lusi è caratterizzata da un solo debito a lunga scadenza: si tratta dei 3,75 milioni di euro ottenuti dalla Immobilfin per la ristrutturazione tra il 2003 e il 2004 della sede nazionale di Sant’Andrea delle Fratte che i Dielle restituiscono in cinque anni con una rata da 750mila euro. A differenza dei cugini Ds che hanno tagliato il cordone ombelicale con «L’Unità», inoltre, la Margherita entrerà nel Pd portando con sé un proprio organo ufficiale, il quotidiano «Europa». Un giornale - detenuto attraverso la società edizioni DLM ed edito dalla Edizioni DLM Europa - per il quale il partito di Rutelli ha speso in fase di avvio 3,6 milioni.
Contribuzioni
Al netto delle contribuzioni dei parlamentari, sono pochi ma pesanti i versamenti di società e privati alla Margherita. Per la campagna elettorale delle politiche il partito non ha potuto contare su finanziatori "esclusivi", perché chi ha sostenuto i Dielle di solito ha fatto lo stesso per altri partiti. Il caso più noto è quello di Autostrade che ha ripartito una torta di 1,2 milioni di euro in otto porzioni da 150mila ciascuno da distribuire ad altrettante forze politiche: An, Comitato per Prodi, Ds, Forza Italia, Lega, Udeur, Udc e, appunto, la Margherita. Anche Diego Della Valle ha versato 100mila euro: «Sono uno di centro», dichiarò una volta l’imprenditore marchigiano. E, infatti, un altro assegno di pari entità lo ha staccato per Pier Ferdinando Casini, come emerso dalla dichiarazione dei redditi del leader dell’Udc. Della Valle (e un versamento da 150mila euro) compare anche tra i contributori di un altro partito centrista, l’Udeur dell’amico Clemente Mastella. In questo caso, però, si legge nel tabulato delle dichiarazioni, «il nome di battesimo dell’erogante, originariamente riportato come Diego, è stato rettificato in Andrea», cioè il fratello del patron delle Tod’s e presidente onorario della Fiorentina calcio. Con l’Udc, inoltre, la Margherita ha un altro sponsor in comune, la Snai. Se però i primi ricevono dalla società con sede a Porcari (Lucca) appena 10mila euro, ai secondi va un contributo di 150mila euro. Centomila euro, infine, arrivano dalla società editrice dell’emittente locale Telepuglia.