Marigia Mangano, Sole 24 Ore 19/4/2007, 19 aprile 2007
VARI ARTICOLI DEL SOLE DEL 19/4/2007 SULL’IMPERO DE BENEDETTI. IL GRAFICO E’ NELLA CARTELLA INFOGRAFICI (HO FATTO IL PDF DELLA PAGINA)
Casseforti. Si alza il velo sulle società di De Benedetti a monte delle «storiche» Sapa e Romed
Le holding dell’Ingegnere
La quota più consistente dell’impero è per il figlio Rodolfo - GLI ACCORDI Nei due veicoli a capo della filiera il presidente di Cir ha il 4% del capitale ma gode di un diritto di usufrutto sulle altre quote - LA CESSIONE Gli accordi esistenti prevedono che le partecipazioni siano trasferibili solo con il consenso di tutti i soci
Marigia Mangano
Marigia Mangano
MILANO
Ben due «patti familiari» che regolano assetti e governance per generazioni presenti e future. Due società semplici, frutto di una scissione, con un libro soci fotocopia che assicura un usufrutto «vitalizio» all’Ingegnere Carlo De Benedetti, e la nuda proprietà ai tre figli Rodolfo, Marco ed Edoardo. E per finire veicoli societari finora sconosciuti, domiciliati fino a qualche tempo fa nelle Isole Vergini, e trasferiti a Torino solo di recente.
La fotografia dell’impero «personale» della famiglia De Benedetti va ben oltre la Carlo De Benedetti & C Sapa e la Romed International, finora considerate le casseforti dell’Ingegnere. Perché dietro il libro soci di questi due veicoli, schermati storicamente da fiduciarie, si snoda un altro piano di società finora sconosciute e destinate, da ora in poi, a essere considerati i veri scrigni torinesi.
Il Sole-24 Ore ha ricostruito il tutto sulla base di documenti ufficiali e attraverso informazioni raccolte negli ambienti finanziari. Con un risultato finale: seppur sotto forma di nuda proprietà, la quota più consistente dell’impero è nelle mani di Rodolfo De Benedetti, classe 1961, e l’unico tra i figli in prima fila nelle aziende di famiglia, con gli incarichi di amministratore delegato in Cir e Cofide e di presidente in Sorgenia e Sogefi.
Chi c’è dietro Bim Fiduciaria
Punto di partenza per fotografare i piani alti dell’impero dell’Ingegnere sono le società capofila del gruppo. Da un lato la Carlo De Benedetti & Figli Sapa, a cui fa capo la filiera Cir-Cofide-Sogefi-L’Espresso (affiancate da Sorgenia e Hss); dall’altra la Romed International, intestataria di un pacchetto del 7% circa del fondo Management & Capitali. Gli assetti proprietari di queste due società finora vedevano per la Sapa, come socio di controllo la Bim Fiduciaria, affiancata da Rodolfo con una quota del 15,08%, e Marco ed Edoardo con partecipazioni del 7,4% a testa. Nessuna indicazione, invece, per l’assetto della Romed International, fino a pochi mesi fa domiciliata in Lussemburgo. Ma cosa c’è dietro la Bim fiduciaria? E quali sono gli azionisti della Romed?
La scelta di trasferire in Italia la Romed international ha alzato il velo sui soci di riferimento del veicolo Lussemburghese e seguendo le tracce, piano dopo piano, si ricostruisce anche la catena dell’altra «gamba» dell’impero De Benedetti, quello della Sapa. Azionisti di riferimento della Romed sono essenzialmente due società finora sconosciute: la Now group holding società semplice, con il 17,22% e la Investimenti Alternativi, con una quota dell’1,67%. Il resto del capitale, secondo informazioni raccolte, dovrebbe essere riconducibile sempre alla Now group holding con usufrutto all’Ingegnere.
Dalle Isole vergini a Torino
La Now group holding è una società che fin dalla costituzione è stata domiciliata nelle Isole Vergini britanniche, per la precisione al numero 24 di De Castro Street, a Tortola. E alla fine del 2002, secondo gli unici documenti depositati, presentava solo di patrimonio di 24 milioni di euro. Poi la scelta di trasferirla a Torino. Guardando il libro soci si scopre che il 99,9% è intestato a Investimenti alternativi, lo 0,01% a Franca Segre.
Dunque, ricapitolando il «ramo» Romed fa riferimento proprio alla società Investimenti alternativi. Qui, dove l’Ingegnere ha la piena proprietà del 4% del capitale e il resto è diviso tra i tre figli in nuda proprietà con quote del 32%, se si ripercorre la storia degli ultimi anni si arriva al vero scrigno di famiglia, quello del ramo della Sapa dove è concentrata la filiera Cir-Cofide. Investimenti Alternativi, infatti, nasce dalla scissione di un’altra società semplice, la Carlo De Benedetti ss la cui unica attività è la partecipazione nell’accomandita. dunque titolare di gran parte del pacchetto formalmente intestato alla Bim fiduciaria, mentre il resto fa capo direttamente all’Ingegnere. L’assetto proprietario è identico a quello della «scissa» con l’Ingegnere con il 4% (ma titolare dell’usufrutto) e i tre figli in posizione paritaria. Se si guarda però la quota nell’accomandita e la partecipazione nella società semplice, il peso è sbilanciato a favore di Rodolfo.
I patti di famiglia
In queste due società semplici oltre alle partecipazioni a valle sono custoditi i patti di famiglia. Che poggiano sostanzialmente su quattro punti. Primo: «Tutte le quote sottoscritte in nuda proprietà sono gravate da usufrutto vitalizio a favore dell’Ingegnere». Secondo: «Le quote sociali sono trasferibili a terzi solo con il consenso scritto di tutti i soci», e comunque, «qualora non venga esercitata la prelazione», potranno subentrare gli azionisti della Carlo de Benedetti & figli sapa. Terzo: «In caso di morte o esclusione di uno dei soci, la società resterà automaticamente consolidata nei soci di capitale superstiti». Quarto: sono liberi «i trasferimenti a favore di ascendenti o discendenti in linea retta».
Con questi accordi la scelta è stata quella di tutelare e gli assetti proprietari. Accordi puntuali, quelli sottoscritti dall’Ingegnere e dai tre figli, che non lasciano nulla al caso prevedendo anche la destinazione delle quote in casa di scissione o fusione.
LA FAMIGLIA
Carlo De Benedetti, patron del gruppo, ricopre la carica di presidente in Cir, Cofide e Gruppo Editoriale l’Espresso. Oltre a detenere quote in piena proprietà, in base ai patti, a lui è riservato un usufrutto vitalizio sulle partecipazioni dei figli nelle due società semplici da cui si snoda la filiera Cir-Cofide. Detiene anche una partecipazione diretta nella Sapa
Rodolfo De Benedetti, classe 1961, è l’unico ad aver scelto di dedicarsi a tempo pieno alle aziende di famiglia. Ricopre, infatti, la carica di amministratore delegato in Cir e Cofide. Sempre a lui fa capo la presidenza di Sogefi e di Sorgenia. A lui è intestata la quota più importante del gruppo tra partecipazione diretta nell’accomandita e quota nella società semplice
Marco De Benedetti ricopre la carica di Managing Director di Carlyle group, gruppo statunitense di private equity in cui ha fatto il suo ingresso nel novembre 2005. In passato ha ricoperto la carica di amministratore delegato di Tim dopo aver rivestito il ruolo di presidente e ad di Infostrada. Al pari di Rodolfo e Edoardo è intestatario di quote nelle società semplici
Edoardo De Benedetti non ricopre incarichi operativi all’interno del gruppo. Esercita la professione di medico all’estero. A lui è intestata una quota del 32% in nuda proprietà della società Carlo De Benedetti ss e della Investimenti Alternativi ss. L’usufrutto, però, spetta all’Ingegnere. Inoltre è proprietario di una quota del 7% circa nella accomandita.
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Carlo Ottino, direttore generale della divisione Repubblica, è il dirigente con lo stipendio più alto nel Gruppo L’Espresso. Nel 2006 ha percepito 521.465 euro lordi, il 23% in più del 2005. Durante l’anno ha venduto 40mila azioni, non ha toccato le 523.400 stock option, che potrà sottoscrivere fino a metà del 2015, a prezzi da 4,15 a 4,56 euro. Fabio Tacciaria, direttore generale holding, ha guadagnato 485.856 euro, il 13,8% in meno del 2005. Ha sottoscritto 94.200 stock option a 3,23 euro, senza rivendere le azioni (ne possiede 281.100). Corrado Corradi, d.g. divisione Espresso, ha guadagnato 314.900 euro (nel 2005, nominato il 27 luglio, ebbe 284mila euro).
Carlo Caracciolo, presidente onorario e consigliere, ha ricevuto 192.333 euro. I 356.667 euro di «emolumenti» spettanti al presidente e azionista di controllo, Carlo De Benedetti, vengono versati alla sua Romed Spa, come i compensi in Cofide, Cir, Sogefi, in totale 1,197 milioni.
Nel gruppo De Benedetti, il compenso più alto è quello del figlio Rodolfo, a.d. delle holding Cir e Cofide, di altre società e consigliere dell’Espresso: ha ricevuto l’anno scorso 3,8 milioni lordi rispetto a 1,4 milioni nel 2005.
Marco Benedetto, amministratore delegato dell’Espresso, ex giornalista, ha una robusta pensione dall’Inpgi e un mini-compenso dalla società, 25.667 euro. Il punto forte del suo pacchetto retributivo sono le stock option.
Purché la Borsa sia arzilla. Nel 2006 c’è stata bonaccia e non ha guadagnato nulla, anzi sono scadute 500mila opzioni che avrebbe potuto esercitare a 6,25 euro (contro un prezzo nell’anno di poco più di 4 euro). Nel 2005 aveva guadagnato 1,7 milioni lordi. Ogni anno Benedetto riceve una ricarica di stock option. L’anno scorso gli sono state assegnate 1,7 milioni di opzioni, per sottoscrivere altrettante azioni metà a 4,33 euro, metà a 3,96, scadranno nel 2013. Ha ancora ulteriori 2,95 milioni di opzioni precedenti, con scadenza media nel 2010, esercitabili a 6,5 euro, il 62% oltre l’attuale prezzo di mercato, 4 euro.(G.D.)
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Gianni Dragoni
ROMA
Si estende la vertenza tra i giornalisti del quotidiano «La Repubblica» e l’editore, Carlo De Benedetti. Oggi altre testate del gruppo Editoriale L’Espresso scioperano a sostegno dei giornalisti di Repubblica, che sono in sciopero da lunedì e hanno proclamato sette giorni consecutivi di astensione.
Oggi scioperano anche Radio Capital e multimediali, l’agenzia Agl, i quotidiani locali Messaggero veneto (anche domani), Il Piccolo (anche sabato), Provincia Pavese, Gazzetta di Mantova (si veda anche il servizio a pag. 25). Per solidarietà l’Usigrai ha proclamato oggi uno sciopero delle firme alla Rai. «Amareggiato per un fatto senza precedenti» Carlo De Benedetti, socio di maggioranza e presidente del gruppo. Ieri all’assemblea degli azionisti dell’Espresso, che ha approvato il bilancio 2006 e il dividendo di 16 centesimi, ha confermato l’indisponibilità a trattare con i giornalisti, a introdurre - ha detto - una sorta di «terzo livello di contrattazione».
De Benedetti ha smentito i giornali che hanno riferito di un disaccordo con il direttore del quotidiano Ezio Mauro (L’Unità e Il Riformista) e che ci siano divergenze tra lui e un presunto asse tra il figlio Rodolfo e l’a.d. del l’Espresso, Marco Benedetto, che vorrebbero - secondo Il Riformista - vendere Repubblica per investire su altri settori (energia elettrica, autostrade, Alitalia).
«Fantasie pure, assolute fantasie», ha tagliato corto De Benedetti sulle voci di vendita del quotidiano italiano più diffuso. «Le cose che sono state scritte, di un disaccordo con Mauro, non hanno alcun senso comune», ha detto. Dai giornalisti del gruppo, però, vengono rilanciate le voci di dissidi tra De Benedetti e Mauro.
Nessun commento sulla vertenza da Carlo Caracciolo, presidente onorario e secondo azionista. Di recente ha reinvestito somme importanti nel gruppo editoriale dopo il divorzio dalla Cofide, holding di De Benedetti, di cui aveva il 3% che ha ceduto: ha comprato 3,3 milioni di azioni nel 2006 e 1,625 milioni quest’anno, elevando il suo pacchetto a 43.669.720 azioni, il 10,054% dell’Espresso. De Benedetti, attraverso la Cir, possiede il 50,829% del capitale. In gennaio Caracciolo ha investito cinque milioni nel quotidiano di estrema sinistra parigino Libération, diventando il secondo azionista con il 33 per cento.
Il gruppo L’Espresso ha annunciato un peggioramento dei risultati nel primo trimestre 2007: utile netto dimezzato, da 26,6 a 13,5 milioni, fatturato a 272,5 milioni (-10%) e margine operativo lordo a 42,5 milioni (-31,8%).
De Benedetti ha detto che «il core business va in modo soddisfacente», definendo il calo dell’utile netto «un fatto strutturale e non congiunturale. Da qui l’esigenza di rivedere la struttura dei costi». Ha criticato gli scatti di anzianità.
I risultati, secondo la società, «scontano il previsto rallentamento dei ricavi e dei margini dei prodotti collaterali, in parte bilanciato dal buon andamento del fatturato pubblicitario». Per l’intero esercizio si prevede «un incremento del fatturato pubblicitario (...) e una forte flessione nei ricavi e margini dei prodotti opzionali». «L’utile netto consolidato del 2007 in ogni caso sarà inferiore all’esercizio passato non beneficiando più delle imposte differite attive relative a perdite pregresse di società controllate». Azioni in calo dello 0,67% a 4 euro.
IL TITOLO E I CONTI TRIMESTRALI
13,5 milioni
Utile
Profitti trimestrali in netto calo rispetto al primo trimestre del 2005 ( 26,6 milioni)
-10,1%
Fatturato
I ricavi sono stati pari a 272,5 milioni
42,5 milioni
Margine operativo lordo
In calo del 31,8% rispetto allo stesso periodo del 2005
-218,3 milioni
La posizione finanziaria netta
Rispetto ai - 262,7 milioni di fine dicembre 2006