Alberta Marzotto, Affari & Finanza 16/4/2007, pagina 23., 16 aprile 2007
Il mestiere del marito corporate. Affari & Finanza, lunedì 16 aprile Se le corporate wives sono una figura femminile che si realizza, da protagonista discreta, al fianco dell’uomo di successo, che dire dei maschi che si ritrovano una moglie sul proscenio? Oggi le donne stanno conquistando un peso crescente nella politica e nell’economia
Il mestiere del marito corporate. Affari & Finanza, lunedì 16 aprile Se le corporate wives sono una figura femminile che si realizza, da protagonista discreta, al fianco dell’uomo di successo, che dire dei maschi che si ritrovano una moglie sul proscenio? Oggi le donne stanno conquistando un peso crescente nella politica e nell’economia. E non sono mai zitelle. Anzi, sempre più spesso si tratta di madri di famiglia, da Nancy Pelosi a Ségolène Royal, che coltivano la loro femminilità fino in fondo, al contrario di una Condi Rice che tutto sembra aver sacrificato alla ricerca del potere. L’elenco è ricco di esempi anche in Italia: da Linda Lanzillotta a Letizia Moratti, da Stefania Prestigiacomo a Giovanna Melandri, da Diana Bracco a Emma Marcegaglia. Sono persone che non sono state baciate dalla fortuna all’improvviso, ma hanno raggiunto la loro posizione grazie a un lavoro accanito, durato anni, che tuttavia non ha impedito loro di avere mariti o fidanzati e molto spesso una prole. Anche nel passato e anche in Italia non sono mancate donne al vertice. Una per tutte: Nilde Iotti. Ma è di questi tempo che dilagano. Ed è per questo che diventa interessante domandarci come funzionano i loro uomini. Dovendo classificarli, si possono dividere in due grandi famiglie: quelli che non compaiono (ma non per questo sono irrilevanti) e quelli famosi. Per i primi è più facile recitare la parte del corporate husband. Costoro difendono il privato, e cioè se stessi e la famiglia, come rifugio, zona franca lontana dai flash dei fotografi, dove la superdonna si può ricaricare staccando la spina. Ascoltano e consigliano, consolano e incoraggiano nell’ombra. Ma i mariti che hanno una loro forte personalità - tutti i Clinton del pianeta - come la mettono? Grandi industriali, ex ministri, segretari di partito possono giocare a favore della loro compagna con la stessa, intelligente dedizione delle corporate wives? Avvenisse, sarebbe un nuovo segno di pari opportunità. Ma temiamo sia molto difficile. Spesso le donne emergono quando i loro uomini finiscono la corsa. E allora stare un passo a lato e lasciar fare è certo meglio che mettersi in competizione con la consorte, rievocando magari le proprie gesta per non lasciare a lei la scena, ma non è la stessa cosa di stare un passo indietro, essendoci e aiutando come fa Clinton con Hillary. Per esercitare questo secondo ruolo, l’uomo dovrebbe amare senza riserve la compagna o almeno stimarla come se fosse il proprio, vero socio di riferimento. E’ difficile. Perché per essere all’altezza di questa sfida l’uomo che si fa corporate husband deve avere una tale sicurezza in se stesso da essere a un tempo Pigmalione e Richelieu. Alberta Marzotto